Autore:
Andrea Schiavina

TUFFO NEL PASSATO Alt, facciamo un passo indietro negli Anni 70. Ma sul serio. La Yamaha SR400 non è una rivisitazione di un vecchio modello. Lei è il vecchio modello. E per questo, a mio parere, è fantastica. Lo è per quello che deve fare, ovvero portarmi a spasso. Se la si guida senza andare alla ricerca di prestazioni, di qualunque sorta, è veramente piacevole. L’equivalente motociclistico di una simpatica passeggiata sul lungolago.

CAFE RACER La realtà è che per fare il test di questa moto mi ero munito di barba posticcia e di un paio di Ray-Ban Clubmaster, nel tentativo di scimmiottare lo stereotipo di possessore della Yamaha SR400 ed essere simpatico. Tutto è però miseramente fallito quando ho dimenticato il mio completo in macchina. Mi sono rimasti il giacchino striminzito, il risvolto ai pantaloni e il casco arrogante per associare la moto a un fenomeno di costume che sta prendendo sempre più piede nel mondo delle due ruote: quello del vintage, che trova poi la sua massima espressione nelle café racer.

OTTIMA BASE La tradizione delle café racer e delle special in generale dice che si parte da una moto di base, la si smonta e ci si lavora su, modificandone i pezzi originali e aggiungendo nuovi componenti più o meno cromati, più o meno costosi, più o meno artigianali. La Yamaha SR400, data la semplicità della sua struttura e il fatto che è ancora com’era negli Anni 70, è un ottimo punto di partenza per qualsiasi trasformazione.

CHE FATICA La Yamaha SR400 è faticosa. Non da guidare, beninteso, ma da accendere. Ebbene sì, oltre a portarsi dietro le affascinanti caratteristiche delle moto di una volta come il freno a tamburo posteriore, il serbatoio dell’olio nel telaio, i due ammortizzatori posteriori e così via, ha conservato un tanto vintage quanto non-pratico avviamento a pedale. Si tira l’alzavalvole sul manubrio, si dà uno sguardo all’oblò sulla testa del motore per vedere se il pistone sia al punto morto superiore e botta alla pedivella. La moto parte, quasi sempre al primo colpo. Bisogna farci pratica. Purtroppo se siete obbligati a fare pratica sotto la pioggia è meno piacevole e più faticoso che non in una giornata di sole. Ma si sa, se uno vuole la moto d’altri tempi…

CARUCCIA La moto da guidare in città è realmente agile e divertente. E il perché non è difficile da immaginare: il peso è inesistente e, essendo un po’ appollaiati sulla sella bislunga, si manovra con facilità nel traffico. Il monocilidrico da 399 cc - tranquilli, c’è l’iniettore, il carburatore è rimasto a casa - ha la giusta potenza per evitare di annoiarsi ed è alla portata di chiunque. Quello che non mi convince è il prezzo: poco meno di 6.000 euro sono una cifra importante per una moto come la SR400. Ma alla fine, chi cerca una café racer fatta e finita spende di più. Allora, optare per la piccola di Iwata e trasformarla nel tempo scegliendo i pezzi con cura e perché no, metterci le mani direttamente in prima persona, comincia ad avere senso.

IN QUESTO SERVIZIO
Casco DMD FLOWER POWER
Guanti IXON


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