Autore:
Alessandro Codognesi

LEADER Non sono di quelli che ama esprimersi per frasi fatte ma stavolta, come dicono a Roma, “quanno ce vò, ce vò”: la GS è sempre la GS. Da ormai parecchi anni è la BMW R 1200 GS la best-seller del mercato moto, un punto di riferimento per le concorrenti. E a oggi il suo mix di prestazioni, praticità e facilità risulta talmente equilibrato che nessuno è ancora riuscito a offrire di meglio. La compagna ideale per girare in lungo e in largo la Sardegna quest’estate, cosa che, peraltro, consiglio di fare a chiunque non l’abbia mai fatto.

PRONTI, PARTENZA, VIA! È venerdì e l’orologio del mio PC recita le 17:01: è ora di staccare e di correre a casa, ho un traghetto che salpa da Genova fra poche ore e che non aspetta certo me! Comincia lo slalom speciale nel traffico milanese, che con la BMW R 1200 GS mi viene particolarmente facile, anche con valigie al seguito: incredibile come, grazie al singolare schema di sospensioni Telelever – Paralever, si riesca a dissimulare una mole così importante. La guidi con le braccia manco fosse una moto da cross e sfruttando il poderoso sottocoppia. Non fosse per gli ingombri laterali importanti non sarebbe un problema nemmeno star dietro agli SH nel traffico.

CARICO SCARICO Dopo una doccia rapida, mi vesto sportivo e svuoto l’armadio sul letto. In pochi secondi faccio una selezione mentale di cosa portarmi in Sardegna. Costume, infradito, magliette e biancheria come se piovesse. Massì dai, anche una camicia non può guastare. Ah già: manca il telo da mare, il materassino per dormire sul traghetto e gli attrezzi per l’igiene personale. Come faccio a caricare tutto? Macchè: le borse della BMW R 1200 GS, optional tanto caro quanto indispensabile, si espandono con un furbo sistema a leva e dentro ci sta di tutto. Tanto che ci carico anche molto del mio compagno di viaggio. Ma lui, poverino, ha una Ducati Monster… Un appunto alle valigie? Mi sarebbe piaciuto, come sull’Adventure, avere l’apertura verticale invece che laterale. Così, forse, avrei evitato la fuoriuscita dei miei effetti personali a ogni apertura della valigia sinistra… Così però avrei dovuto rinunciare al volume variabile...

ERA MEGLIO PRIMA Mentre carico la misticanza di biancheria nelle borse laterali, butto un occhio anche alla 1200 GS per vedere com’è fatta. E se da una parte mi sorprende il progresso avvenuto in campo ingegneristico (basta guardare il blocco motore e paragonarlo con il vecchio boxer ad aria), dall’altra non posso non ammettere che, sulla qualità delle sovrastrutture e dei componenti in generale, BMW sia scesa di una tacca. Le plastiche del cruscotto, in particolare, non sono solide o ben accoppiate, mi sarei aspettato qualcosa di più da un prodotto così premium, nella fascia di prezzo come nell’immagine. Pace e amen, mi rifarò nella guida.

GIÙ DI CORSA Io e il mio amico ducatista siamo vagamente lunghi con gli orari, urge tirare un po’ il collo alla regina delle endurone, la GS. Che pare non aspettasse altro: ho le borse stracolme più uno zaino legato con il ragno sul sedile del passeggero, eppure la Giessona si divora i curvoni della Serravalle come fa un Frecciarossa con la tratta Milano-Bologna. Nessun ondeggiamento o vaghezza dell’avantreno, basta agire con i comandi delle sospensioni semi-attive (optional costoso ma che semplifica parecchio la vita, soprattutto se viaggiate molto e in diverse condizioni) e con un click si sistema l’assetto. Il motore è il top dei boxer: corposo, rombante e pieno di coppia, esprime il meglio di sé ai medi regimi, con una spinta esuberante che spinge a velocità oltre codice in pochissimo tempo. Meglio stare all’occhio!

PIENO DI SPERANZA Sono così preso a bermi la Serravalle tutta d’un fiato che, al traghetto da Genova per Olbia, alla fine arriviamo in anticipo. Poco male, saliamo con calma e ci diamo una sistemata prima della partenza. Sul ponte della nave un placido tramonto ci saluta, mentre io e il mio amico siamo stanchi ma pieni di speranza. Speranza per quello che ci aspetta, per le spiagge bianche, il mare azzurro e le strade come campi da biliardo. La GS è giù in stiva che dorme, non può vedere il tramonto ma so che è pronta a divorarsi tutto ciò che le darò in pasto. Sarà una notte lunga per dormire, anche perché conosciamo un paio di motociclisti con cui ci scambiamo racconti e aneddoti tutta la notte (principalmente a base di moto e donne). È questo che amo del motociclismo: quando è vera passione, unisce persone di qualunque età, religione, tipo. Un perfetto sconosciuto diventa il miglior compagno di viaggio in un paio di minuti.

TERRA! La nostra grossa nave attracca al porto di Olbia alle otto circa del mattino. Non sono particolarmente in forma dopo le due ore scarse di sonno passate sul ponte ma tant’è. Scendiamo dal traghetto, carichi come muli e smunti dalla notte semi-in-bianco, ma un forte sole ci accompagna: la stanchezza in questi casi è solo un’opinione. Autostrada? No grazie, con la mia GS imbocco la rinomata SS125 “Vecchia orientale sarda”, che mi dicono essere uno di quegli itinerari che, se sei un vero motociclista, devi aver fatto almeno una volta nella vita.

ORGASMO MULTIPLO Non ho molte parole per descrivere la Sardegna e la sua vecchia SS125. Semplicemente, non esiste un posto altrettanto completo, variegato e colorato per qualunque genere di motociclista. Mare, montagna, curve ampie o curve strette, asfalto con grip o strade bianche, c’è tutto, ma proprio tutto, per soddisfare chiunque, qualunque sia la vostra perversione motociclistica. Superata la cittadina di Orosei e fino a Cagliari, sono oltre 200 km di curve perfette, da disegnare con il compasso. Massima visibilità, asfalto praticamente nuovo (nella zona centro-sud della Sardegna, ad agosto, si incontra una macchina ogni 10 minuti, chissà durante l’inverno), panorami mozzafiato. Non potevo chiedere di più, davvero!

E LA GS? La GS si conferma incredibile: pur carica come un pullman indiano è una lama. Quando imparate a fidarvi del Telelever e del fatto che sì, c’è un sacco di aderenza là davanti, allora comincia la libidine: che sia un curvone da quarta o un tornante in salita, che siate da soli o con bagagli al seguito, la muccona (così chiamano la GS i suoi fan) mantiene l’assetto totalmente neutro ed equilibrato. Frena forte, molto, ed è un bene anche perché con un boxer così poderoso è facile arrivare forte nelle curve. Alla fine, con una ciclistica così equilibrata e un motore così potente, mi ritrovo esaltao mentre divoro l’orientale sarda. La stanchezza accumulata stanotte non esiste, le questioni dell’ufficio sono un lontano ricordo che, curva dopo curva, sbiadisce nella cantina della memoria. Vi prego, non fatemi smettere!

MEGLIO A RAGGI E questo è stato solo il primo giorno. Un’orgia di curve, il paradiso per ogni motociclista che qui trova tutto quello che può servire. Anche il fuoristrada. Già, perché più di una volta mi è capitato di dover affrontare strade bianche per raggiungere spiagge nascoste. Nessun problema: con i cerchi a raggi (optional) e modalità di guida “Enduro”, la GS guizza agile come una vera moto da enduro. Il peso c’è ed è importante, ma su tutto regna, manco a dirlo, l’equilibrio dei pesi, che rende la GS anche un ottimo animale da sterrato. Non è difficile farla partire in derapata e poi controllarla, perché tutto è molto intuitivo e lei, la GS, vi avvisa in anticipo senza tradirvi.

LACRIME… Come ogni bel sogno, anche la settimana in Sardegna per noi finisce qui. E mentre mi scolo l’ennesima Ichnusa davanti all’ennesimo, spettacolare tramonto, faccio un veloce resoconto della vacanza. E mi viene da piangere all’idea di andarmene da tutto questo. La GS è infinita, le strade, i tramonti, i mari e le spiagge, insuperabili. Ricordi indelebili marchiati a caldo nella mia memoria, tanto che mentre sto scrivendo giuro a me stesso che io, questi posti, tornerò a visitarli. E chissà, magari ancora in sella a una BMW GS…

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