Autore:
Salvo Sardina

DELUSIONE ROSSA Inutile girarci attorno: la Ferrari che abbiamo visto questa mattina nelle prime qualifiche del mondiale 2019 di Formula 1, ha deluso le aspettative. E anche tanto. Impossibile non considerare gli oltre sette decimi che separano il poleman Lewis Hamilton da Sebastian Vettel come un’eternità, specie dopo aver assistito a dei test precampionato in cui il tedesco parlava di una Rossa “vicina alla perfezione mentre gli avversari facevano a gara a spararla più grossa sull’entità del distacco da recuperare. Ma abbiamo tutti preso un abbaglio a Barcellona o le impressioni delle due settimane di test portano con sé comunque qualche dato veritiero?

DE PROFUNDIS La tentazione di recitare il De profundis sarà certamente molto forte in questo momento, sia tra i detrattori del Cavallino che tra i tifosi evidentemente delusi da un risultato inaspettato, non tanto per la posizione di Vettel e Leclerc – terzo e quinto in griglia – quanto per i distacchi pesantissimi dal solito poleman. Diciamolo subito: intonare le cantilene funebri sarebbe un errore. In primis perché Melbourne è una pista atipica, dalle caratteristiche di asfalto, layout e condizioni atmosferiche praticamente inedite nel resto del calendario iridato. Se avessimo visto sette decimi di gap nelle qualifiche dei Gp in Bahrain, Cina e soprattutto Spagna, sarebbe stato possibile trarre delle conclusioni diverse. In Australia, invece, è legittimo e sacrosanto parlare di delusione, ma bisogna attendere prima di prepararsi ad assistere a una lotta per il titolo ristretta ai soli Hamilton e Bottas.

SGUARDO AL 2018 Impossibile dimenticare – anche perché, banalmente, non bisogna neppure andare troppo indietro con la memoria – quanto accaduto lo scorso anno proprio a Melbourne. La Ferrari accusò distacchi analoghi in qualifica, ma poi in gara mostrò di avere un ritmo vicinissimo a quello dei rivali, riuscendo a vincere grazie a un’intuizione strategica e a un po’ di caro vecchio fattore “C”. Ovviamente l’effetto déjà-vu potrebbe limitarsi al sabato, e domani potremmo anche assistere a una perentoria doppietta Mercedes, cosa anzi neppure troppo improbabile in caso di gara senza Safety Car e altre incognite tattiche. Resta però il fatto che la stessa Ferrari che a Melbourne aveva accusato sette decimi di ritardo in qualifica, centrerà poi la pole position in Bahrain, Cina e Azerbaijan. Non è detto che tutto questo si ripeterà anche nel 2019, ma il confronto con la passata stagione è sufficiente per capire che bisogna essere cauti, aspettare prima di avere delle convinzioni sui valori in campo.

COSA RESTA DI BARCELLONA? Un dato certo che però possiamo dare per acquisito già oggi, è che la Mercedes è molto più matura rispetto ai test precampionato. I tecnici di Brackley hanno risolto la maggior parte dei grattacapi di Barcellona, mentre a Maranello forse non c’è stata la stessa prontezza di riflessi. È certo anche che le dichiarazioni di Wolff e Hamilton sui cinque decimi di ritardo dalla Ferrari – qualcuno se le era davvero bevute? – erano sparate nel mucchio nel tentativo di alzare un po’ di polvere. Come già detto all’indomani dei test, le due principali contendenti al titolo restano vicine nelle prestazioni. E l’impressione è che saranno gli episodi e le piste di volta in volta favorevoli all’uno o all’altro a decidere il campionato, esattamente come accaduto nel 2018. Chi si aspettava una Ferrari dominante, capace di rifilare cinque decimi al giro alla Mercedes, stamattina avrà avuto un brusco risveglio. Tutti gli altri potranno essere legittimamente delusi o entusiasti – a seconda del tifo – sapendo però che i tempi non sono maturi per intonare le marce funebri.


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