Autore:
Salvo Sardina

ROMANZO DI FORMAZIONE Barba incolta, volto teso, quasi segnato dalle difficoltà del passato. Il protagonista della nostra storia sembra quasi quello di un romanzo di formazione, uno di quelli in cui l’eroe, dopo un periodo terribile, alla fine riesce a riscattarsi, a trionfare, a sconfiggere i propri demoni. Quasi un personaggio letterario, appunto. E invece è Valtteri Bottas, vincitore del Gran Premio d’Australia a Melbourne, prima tappa del mondiale 2019 di Formula 1.

CATTIVERIA E LUCIDITA’ Possiamo proprio dirlo: il finlandese ha corso una gara alla Hamilton. È partito forte dalla seconda posizione e si è andato a prendere la vittoria senza possibilità che nessuno, blasonato compagno di box incluso, potesse anche solo provare a ribellarsi. Un successo perentorio, accompagnato anche dalla cattiva lucidità che sul finale lo ha persino spinto a chiedere ai propri ingegneri al muretto: “Mi date un nuovo treno di gomme? Voglio il giro più veloce”. Risposta ovviamente negativa, inutile rischiare una sosta a pochi chilometri dal termine. “Nessun problema”, avrà pensato Valtteri, capace di strappare comunque il miglior tempo a Max Verstappen girando un secondo più rapido rispetto all’olandese.

MERCEDES POWER Un episodio, quest’ultimo, che evidentemente dà la misura della forza della Mercedes. Forse esteticamente meno aggraziata della cugina che avevamo visto debuttare nei test di Barcellona, la W10 sembra essere tornata la monoposto capace di conquistare (spesso anche dominando) tutti i mondiali dell’era turbo ibrida. Unica nota stonata di un inizio di stagione esagerato? Lo scatto al via di Lewis Hamilton, costretto a cedere la posizione al compagno di squadra e, quindi, ad accontentarsi – senza grossi affanni, nonostante i dubbi espressi via radio circa la strategia scelta dal muretto – di essere per una volta lui, quello chiamato a completare la doppietta Mercedes.

RITORNO AL 2014 Il contraltare del dominio delle Frecce d’argento è la giornataccia della Ferrari. Vettel è stato vittima di una tattica sbagliata e di un misterioso problema che non gli ha consentito di esprimersi al meglio. Eloquente, in tal senso, lo scambio via radio con l’ingegnere al muretto: “Perché sono così lento?”, “Al momento non lo sappiamo”. Il risultato è un distacco di quasi un minuto da Bottas, con Seb persino giù dal podio, sorpassato in pista – con una bella staccata all’esterno verso curva-3 – dalla Red Bull del “solito” Verstappen. Non accadeva dalla sciagurata stagione 2014 di non vedere una Rossa nella top-3 di Melbourne.

BUONSENSO Dal canto suo Leclerc, all’inizio un po’ spaesato, è cresciuto in solidità e consistenza dopo aver montato le Hard. E, cioè, troppo tardi, visto che a quel punto l’unico rivale credibile era il compagno di squadra. Sia chiaro: il team ha anche fatto bene a non consentire al giovane monegasco di andarsi a prendere una quarta posizione che probabilmente sarebbe stata nelle sue corde. Non tanto un ordine di scuderia, ma una scelta di buon senso visto che già in partenza i due piloti del Cavallino erano quasi finiti l’uno contro l’altro. Considerando la giornataccia, meglio la certezza di un piccolo bottino piuttosto che il rischio di tornare a casa a mani vuote. Incomprensibile invece la scelta di non fermare lo stesso Leclerc per montare gomme Soft provando a strappare alla Mercedes almeno il punto del giro veloce: sarebbe stato difficile, visto il tempo super di Bottas, ma provarci non sarebbe costato nulla. Anzi, era l’occasione per mandare agli avversari un messaggio chiaro di ostinazione e caparbietà. Peccato.

TROPPO BRUTTA PER ESSERE VERA Resta infine il dubbio sulle performance di una SF90 troppo brutta per essere vera. I test ci hanno raccontato una storia diversa e il paragone con la terrificante F14 T dovrebbe essere – il condizionale è quanto mai d’obbligo – meramente statistico. Ma è anche vero che, alla vigilia di Melbourne, nessuno aveva immaginato un tracollo così netto né un dominio Mercedes di tale portata. Possibile che si sia trattato semplicemente di un weekend storto e che la Ferrari torni a prestazioni accettabili già dalla prossima tappa in Bahrain. Certo però è che a Maranello sarà necessario lavorare incessantemente per correggere i difetti della monoposto: il mondiale è lunghissimo, ma gli avversari non staranno certo a braccia conserte. Lo hanno già dimostrato nei 15 giorni tra Barcellona e il Gp d’Australia.


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