Autore:
Salvo Sardina

NIENTE PIU’ TEST Le due settimane di attività in pista a Barcellona sono ormai un ricordo (clicca QUI per tutte le statistiche). Calato il sipario sul precampionato, i team di Formula 1 hanno già impacchettato e spedito tutto in direzione Melbourne, dove il prossimo 17 marzo si disputerà il Gran Premio d’Australia. La Ferrari ha vinto il titolo di “campione d’inverno”, con Sebastian Vettel che ha preceduto per soli tre millesimi la Mercedes di Lewis Hamilton. Ma bastano le prime classifiche dell’anno per dare la Rossa per favorita? Certamente no, considerando che i test invernali sono il regno del “nascondino” e della pretattica. Ma c’è di sicuro qualche dato interessante da analizzare in attesa della riaccensione dei motori…

FERRARI VELOCE… Anche l’anno scorso era stato Vettel il pilota a segnare il miglior crono della otto giorni di test catalani. Tuttavia, era chiara la sensazione che la Mercedes avesse giocato al gatto con il topo, lavorando principalmente sul passo gara e sull’utilizzo delle gomme meno soffici. L’inizio di campionato fu molto positivo per gli uomini in rosso, ma già dalle qualifiche di Melbourne e soprattutto dal Gp di Spagna le Frecce d’argento avevano chiarito di essere ancora le monoposto da battere. Ebbene: quest’anno non c’è la stessa sensazione di 12 mesi fa. La SF90 è una macchina ben bilanciata e molto veloce, non soltanto capace di prendersi la miglior prestazione assoluta ma soprattutto di confermarsi molto consistente nelle simulazioni gara. Al di là della solita pretattica, gli uomini Mercedes probabilmente non sono andati così lontani dalla realtà quando hanno dichiarato di dover per il momento inseguire gli storici rivali.

…MA FRAGILE In effetti di simulazioni gara ne abbiamo potuta ammirare giusto una e mezza. Dopo un avvio praticamente perfetto nella prima settimana di test, in questa tornata di prove la nuova Ferrari ha infatti sofferto alcuni problemi di affidabilità fermandosi in tutti e quattro i giorni di attività. Sia chiaro, è bene che i nodi vengano al pettine nel precampionato piuttosto che da Melbourne in poi. Ma è anche chiaro che quattro inconvenienti tecnici diversi – circuito di raffreddamento, cedimento del cerchio, scarico ed elettronica – sono troppi per non far suonare un piccolo campanello d’allarme. Che lo stesso team principal Mattia Binotto ha ascoltato, dichiarandosi non pienamente soddisfatto né sul piano prestazionale né soprattutto su quello dell’affidabilità. C’è tempo per correre ai ripari e il fatto che nella prima settimana sia filato tutto liscio ci fa ipotizzare che negli ultimi quattro giorni il Cavallino abbia provato a estremizzare alcune soluzioni. Ma occorre tenere a mente una cosa: la Mercedes nel 2018 ha visto il traguardo 39 volte su 42. Per battere Hamilton e Bottas occorrerà essere perfetti, o quasi.

PRETATTICA MERCEDES La W10 è sembrata quasi un oggetto misterioso fino a che Lewis Hamilton, a circa mezz’ora dall’ultima bandiera a scacchi, montasse le gomme C5 per stampare un 1:16.224 che lo ha portato a soli 3 millesimi dal grande rivale Vettel (e 7 millesimi davanti all’altro ferrarista Leclerc). Cosa ci sia dietro questo tempo è impossibile dirlo, perché è chiaro che sia Mercedes che Ferrari hanno ancora del margine. Bisognerà capire, dunque, chi ha dovuto spingere di più per realizzare il proprio miglior crono. Sembra anche evidente che il corposo pacchetto di aggiornamenti portato dai tecnici di Brackley abbia regalato i suoi primi frutti, con la W10 apparsa molto meno in difficoltà nel far funzionare le Pirelli nella corretta finestra di temperatura. In ogni caso, a prescindere dal fatto che i rivali di Maranello siano sembrati leggermente più in palla – affidabilità a parte – è sembrata un po’ azzardata la previsione di Hamilton e Wolff, che hanno ipotizzato un distacco di mezzo secondo tra Mercedes e Ferrari.

RED BULL TERZA FORZA A proposito di previsioni azzardate, anche l’idea di Helmut Marko secondo cui le Red Bull si troverebbero davanti alle Frecce d’argento, andrebbe presa con le pinze. La RB15 è veloce e affidabile, ma probabilmente è ancora alle spalle delle due scuderie che si sono contese il titolo nelle ultime stagioni. La monoposto è apparsa consistente sul passo gara e potrebbe forse essere quella che tratta meglio gli pneumatici, ma c’è l’incognita della power unit Honda: acquisita affidabilità e risolto il problema dell’eccessivo consumo di carburante, resta da capire se e quanto il propulsore nipponico possa disporre di quella potenza extra fondamentale per ottenere le prime due file in qualifica. E poi c’è il punto interrogativo Pierre Gasly, finito per due volte in quattro giorni contro il muro. Il francese ha dimostrato lo scorso anno di essere un buon pilota, ma l’inizio horror potrebbe minare le sue sicurezze in vista del difficile confronto con Max Verstappen.

PACCHETTO DI MISCHIA Se è difficile tirare un bilancio relativo ai team di alta classifica, ancora più complesso è capire chi c’è subito alle spalle di Mercedes, Ferrari e Red Bull. La Renault non ha impressionato in positivo e, nella prima settimana ha persino perso del tempo con dei fastidiosi problemi al Drs. Forti del vantaggio dato dalla power unit del Cavallino, Alfa Romeo Racing e Haas sembrano in crescita rispetto allo scorso anno, mentre la Toro Rosso-Honda è la “piccola” a essersi espressa ai livelli più alti (per quel poco che contano i tempi dei test). Per la scuderia di Faenza, valgono però le stesse considerazioni che abbiamo dovuto fare per la Red Bull: quale sarà il gap dagli altri motoristi quando ci sarà da spingere a tutta in qualifica? In crescita anche la McLaren, che – mentre tutti si concentravano sull’ingombrante presenza ai box della riserva di lusso Fernando Alonso – ha persino comandato un paio di giornate di test con Norris e Sainz. In ogni caso è presto per capire se la MCL34 potrà inserirsi nella partita per il quarto posto con Renault, Haas e Alfa Romeo. Infine c’è la Racing Point (ex Force India) che ogni anno nei test sembra una macchina pessima e invece in campionato riesce a mettersi costantemente dietro squadre dai budget ben più ampi: darli per morti già da adesso sarebbe un grosso errore, specie oggi che c’è il supporto economico della famiglia Stroll.

WILLIAMS IN AFFANNO C’è però un verdetto che i test di Barcellona ci hanno già dato: la Williams è indubitabilmente – se non altro per aver iniziato con quasi tre giorni di ritardo rispetto a tutti gli altri – il fanalino di coda del gruppo. Per distacco. Nell’ultima settimana di prove, in effetti, la FW42 è riuscita a percorrere un po’ di chilometri apparentemente senza grossi problemi. Ma è stato proprio venerdì sera che è arrivata la doccia fredda da parte di Robert Kubica, che ha bocciato la sua nuova monoposto: “Abbiamo perso un altro giorno, era inutile girare in queste condizioni perché la macchina non era in configurazione adatta. Sono pronto per Melbourne solo al 20%, per prima cosa dovremo assicurarci che la macchina stia tutta insieme. Di fatto, le prime gare saranno per noi più che altro dei test di sviluppo”. Se il buongiorno si vede dal mattino…


TAGS: ferrari mercedes formula 1 red bull vettel f1 Hamilton test f1 Test F1 Barcellona-2 2019 F1 Test Barcellona-2 2019