Test Drive

Honda Goldwing


Avatar Redazionale , il 16/02/13

8 anni fa - Highway, please

Dopo qualche settimana trascorsa in compagnia della Honda Goldwing, è difficile tornare alla banalità delle moto comuni. E ve lo dice uno che ha una naked in garage…

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MI CONFESSO Anche il sottoscritto, vittima dei luoghi comuni, era caduto in tentazione. La tentazione di denigrare la Honda Goldwing prima ancora di averci messo sopra le natiche: che senso può avere una moto ingombrante come una Smart, pesante come due moto legate assieme e che consuma come un’auto sportiva? Apparentemente nessuno, ma si sa, le moto non si giudicano solo di testa ma anche (e soprattutto) di pancia (e di natica). Ecco che in questa ottica, anche un mezzo irragionevole come la Goldwing ha tutta una sua ragione di esistere.

PREGO, S’ACCOMODI Salire in sella alla Honda Goldwing per la prima volta è una esperienza pazzesca: la plancia ha lo stesso numero di pulsanti della consolle di David Guetta ed è larga quanto un banco da lavoro. Il cupolino è ampio quanto il lunotto di un’auto, promettendo però protezione indiscussa da qualsiasi intemperie. Tutto è esagerato su questa moto (ma è una moto?), anche la sella è stata prelevata direttamente da un cinema e personalizzata con il riscaldamento. Curiosamente le gambe stanno abbastanza strette evitando posizioni ginecologiche, segno che, tutto sommato, l’opzione del 6 cilindri boxer non è poi così insensata.

SI CONTINUA Giro di chiave, alzo la moto e lo stupore aumenta. Basta infatti ruotare la chiave d’accensione della Honda Goldwing per far partire la radio (eh sì, c’è anche quella compresa nel pacchetto) dall’audio particolarmente curato. Non è solo una questione di volume: mentre si viaggia, a qualunque andatura, la qualità del suono è sempre cristallina, nessuna distorsione. Che all’inizio, è quasi destabilizzante. E comunque, se lo spirito del ragazzino tamarro è ancora forte in voi, nulla da temere: a manetta, il volume è talmente alto da poter partecipare al Tuning World Bodensee senza sfigurare.

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PRIMI PASSI Certo, muovere i primi passi con la Honda Goldwing, magari in una viuzza urbana, non è quello che si dice un gioco da ragazzi. Puoi fare miracoli con l’abbassamento del baricentro, ma la fisica non fa sconti e gli oltre 400 chilogrammi nelle manovre da fermo si sentono tutti. La moto non va assolutamente inclinata, la pena da scontare è troppo salata. Meno male che c’è la retro che, utilizzando il motorino d’avviamento per muovere la ruota posteriore, rende possibile (con pazienza, of course) fare manovra in spazi incredibilmente stretti.

SINGING IN THE RAIN Superata la soglia dei 5 km/h, la Goldwing si trasforma in un fuscello. C’è qualcosa di magico nella grazia con cui si lascia condurre, complice anche il motore in grado di scendere a 1.000 giri senza fare un sussulto. Tutto è armonia con lei, anche d’inverno, anche sotto la pioggia. Incombe il diluvio? Tranquilli, ci sono la sella riscaldata, le manopole riscaldate, i bocchettoni d’aria calda sui piedi e un cupolone a coprirvi davanti. Oltre all’autoradio (o motoradio?) che suona il vostro brano preferito. E chi vi ammazza?

FUGA DALLA METROPOLI La Goldwing tira fuori il suo miglior profilo quando le strade si aprono e il panorama si colora. Non bisogna procedere con il coltello tra i denti, lei tende a imbizzarrirsi. Pennellando le curve e curando bene i movimenti, invece, si dimostra una fantastica ballerina: la singolare configurazione del motore le dona un equilibrio strepitoso, soprattutto grazie al baricentro basso. Non si può certo definire una moto agile tra le curve, ma è davvero incredibile come Honda sia riuscita a creare una moto sì pesante, ma intuitiva da guidare anche spediti nel misto stretto. In questo aiuta la gomma da 130 davanti, che in cambio di un po' di agilità, mette sul piatto tanto appoggio.

FLAT SIX Il motore è quanto di più azzeccato si possa trovare su una moto del genere: non è il più potente di categoria (quasi 120 cavalli, BMW fa meglio con il suo 6 in linea), ma la qualità d’erogazione è eccelsa. Mai un sussulto, mai una vibrazione o strappo, solo un gran bel tiro che si allunga fino alla zona rossa. Anche la silenziosità a velocità di crociera è notevole e il pochissimo freno motore rende la guida fluida e aiuta a bersi centinaia di chilometri tutti d’un fiato. Senza contare il cruise control, un accessorio (di serie) davvero utile quando si viaggia in autostrada, anche su un mezzo a due ruote. In questo scenario stona un po’ il cambio, non tanto per le sole cinque marce (il sei boxer ha talmente tanta schiena da non far rimpiangere una sesta marcia), quanto per l’azionamento un po’ ruvido del comando a pedale.

ALLA FINE Finisce che la Goldwing crea una dipendenza viscerale, quelli che prima sembravano assurdi accessori dopo qualche giorno diventano gadget mai-più-senza: l’aria calda sui piedi d’inverno, la sella più comoda del divano di casa. Dopo un po’ di tempo non ci si fa più caso ma, come vuole saggezza popolare, capisci il valore di qualcosa solo quando ti manca. E, parola mia, salire su una moto normale dopo aver passato qualche settimana sulla Goldwing, è abbastanza traumatico. Si cerca la radio, e non c’è. Sella riscaldabile, manco a parlarne. Moto assurda, la Goldwing, soprattutto in tempi come questi (costa oltre 30 mila euro e, a manetta, consuma come uno Scania in salita - anche 7 km/litro, ma fino a 15 km/litro con un po' di testa), ma rimane comunque una fantastica icona del turismo a due ruote.


Pubblicato da Alessandro Codognesi, 16/02/2013
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