Test Drive

Yamaha X-Max 400


Avatar Redazionale , il 30/12/13

7 anni fa - Urban addicted

Stiloso, potente e nero opaco: ecco in sostanza lo Yamaha X-Max 400. Ben più economico e meno impegnativo del fratellone TMax, è a tratti un po’ troppo sportivo per essere il re del commuting

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INVERNO, COL BENE CHE TI VOGLIO Diciamoci la verità: girare in moto d’inverno con strade ghiacciate o piogge torrenziali non è il massimo della vita. Anzi, è proprio un fastidio. Diverso è se la vita quotidiana si affronta a bordo di uno scooter, che si presume essere più comodo, protettivo e tutte quelle cose che una moto, nel bene o nel male, non potrà mai essere. L’ultimo nato in Casa Yamaha però, l’X-Max 400, ispirandosi al fratellone TMax (rispetto al quale costa un bel po’ meno), cerca di coniugare lo stile sportivo delle moto alla praticità dei mezzi a variatore. Ci riesce? Un paio di settimane in sua compagnia mi hanno dato la risposta.

BELLO NERO Sullo stile c’è ben poco da dire: da qualunque parte lo si guardi, lo Yamaha X-Max 400 trasuda testosterone e stile un po’ ignorante (nel senso buono). E a quanto pare non è solo una mia impressione: ogni volta che lo parcheggio davanti al bar del caffè, al ritorno mi trovo un piccolo stuolo di curiosi che lo guardano, commentano, si scambiano informazioni. Manco fosse l’ultima SBK replica parcheggiata in cima al Passo.

PRO E CONTRO È sportivo nello stile e nel comportamento lo Yamaha X-Max 400, nel bene e nel male. Cosa significa? Che se da una parte il motore piace per la sua potenza, soprattutto nello spunto e nell’allungo (sembra avere addirittura qualche cc in più di quelli dichiarati), gli ammortizzatori hanno la corsa più corta di un mozzicone, con il risultato che il pavè milanese vi verrà telegrafato fino alla nuca, costola dopo costola. E anche agendo sul precarico (regolabile), la situazione non migliora più di tanto.

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PRATICO SÌ, PRATICO NO Sportivo sì ma senza troppe rinunce pratiche. Se infatti i due vani nel retroscudo sono di dimensioni piuttosto contenute, il sottosella è da record (lo spazio per due caschi integrali c’è per davvero). La ciliegina sarebbe stata la chiusura in automatico dei vani quando si spegne lo scooter, ma si sa che non si può avere tutto dalla vita. Sul cupolino lascio a voi ogni commento: se non accettate compromessi sul design e lo stile, optate per lo standard. Se invece vi tocca usare lo scooter ogni sacrosanto giorno, magari con tratti autostradali, prendete seriamente in considerazione il pacchetto Touring che prevede lo schermo alto.

WEEKENDINO? Il venerdì ha finalmente chiuso la saracinesca della settimana, lasciando libero il weekend. E per l’occasione, con il sole che stranamente concede ancora qualche bella giornata, decido di passare il sabato in dolce compagnia nel comasco. E l’X-Max 400 è proprio un bell’alleato: la potenza non manca mai, nonostante i “soli” 31 cavalli e spiccoli, dentro la manetta sembra esserci realmente qualcosa di più, anche in ripresa. Il sottosella, poi, permette di caricare praticamente di tutto anche alla compagna di viaggio. Inconvenienti? Di sicuro il riparo aerodinamico, esiguo, e gli ammortizzatori posteriori, che a tratti fanno lagnare l’amichetta del weekend che siede dietro.

SPORT ADDICTED In compenso, quello che l’X-Max 400 perde in comfort lo riguadagna con gli interessi sul fronte della guida, molto motociclistica. Rigido e rigoroso, anche andando in coppia non risente troppo del pieno carico e il motore è sempre pronto a reagire agli più sportivi. Non è il più silenzioso della categoria ma l’allungo è davvero perentorio, molto simile al fratellone Tmax. Bella anche la frenata, potente il giusto.

RICONSEGNA Finito il periodo di prova con il mio nero X-Max 400, è il momento della riconsegna, purtroppo. E dico purtroppo perché dopo un po’ ti dimentichi degli ammortizzatori secchi e della poca protezione, affascinato invece dal motore importante e dal look che non sfigura nemmeno davanti al Just Cavalli di Milano. 


Pubblicato da Alessandro Codognesi, 30/12/2013
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