Prova

Yamaha X-Max 400


Avatar Redazionale , il 17/06/13

8 anni fa - Cresce la cilindrata e aumenta la sportività, guarda il video

È pensato, concepito e realizzato (quasi) totalmente in Italia, il nuovo Yamaha X-Max 400, evoluzione sportiva del più tranquillo 250. Con le prestazioni, però, sale anche il prezzo: 5.990 euro  con ABS optional

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PLUS ONE A quanto pare, a noi italiani piace stiloso: puntando dritto al cuore degli sportivi e degli amanti del design, il nuovo Yamaha X-Max 400 amplia verso l’alto l'orizzonte del 250, già apprezzatissimo in tutta Europa. Concepito, sviluppato e realizzato quasi totalmente in Italia, il nuovo 400 si ispira nelle forme al fratello maggiore TMax per accaparrarsi quella fetta di mercato che, intimorita dalle prestazioni ma soprattutto dal prezzo del maxi-scooter di Iwata, è comunque alla ricerca di un prodotto premium. GUARDA IL VIDEO.

TMAX IN MINIATURA Del resto, basta una sfogliata veloce alla gallery per capire quanto il designer Cristiano Tasca e soci si siano ispirati al TMax nel creare lo Yamaha X-Max 400. Le linee sono molto più sfaccettate e appuntite, in particolare la parte posteriore con la coda all’insù. Anche l’avantreno comunque non è da meno, con i fari full-Led decisamente più accigliati rispetto al 250. A cambiare è anche l’ergonomia, con la sella che, oltre a offrire una seduta più motociclistica (più eretta), è anche più spaziosa: sotto, ci stanno due caschi integrali e altro ancora. Dulcis in fundo la strumentazione, un po’ analogica (contagiri e tachimetro), un po’ digitale (computer di bordo).

MONO BOMBARDONE Il cuore dello Yamaha X-Max 400 è un monocilindrico da 395 centimetri cubi strettamente derivato da quello del Majesty, ormai leggenda. Si voleva aumentare, oltre alle prestazioni pure, la versatilità dell’X-Max, per alcuni (molti) troppo spompo per le lunghe tratte. Si è optato per un mono quattro tempi raffreddato a liquido, iniezione elettronica e distribuzione bialbero che, in questo caso, eroga 31,5 cavalli a 7.500 giri e quasi 34 Nm a 6.00 giri. Non solo numeri ma anche praticità: grazie al nuovo layout, al motore ci si accede semplicemente svitando cinque viti a brugola nel sottosella, con il vantaggio di ridurre drasticamente i tempi di manodopera, vostra o del meccanico che sia.

COLONNA PORTANTE Anche la ciclistica è stata oggetto di numerosi studi: in Yamaha infatti volevano uno scooter sportivo, adatto sì al casa-ufficio ma anche alla scampagnata fuori porta. Ecco allora soluzioni come il telaio in tubi d’acciaio, il medesimo del 250 ma rinforzato nei punti chiave per avere più rigidità, la forcella a steli tradizionali da 35 millimetri, ma che promette di essere molto progressiva nella risposta. Anche i doppi ammortizzatori posteriori sono inediti e hanno una corsa di 110 millimetri con precarico regolabile su quattro posizioni. Chiudono il lotto i freni a doppio disco da 267 millimetri (stessa misura per il singolo disco dietro) e le ruote, anteriore da 15" gommata 120 davanti e posteriore da 13" e 150. In totale, l’X-Max 400 pesa 211 chili in ordine di marcia con il pieno, quindi circa 30 chili in più del 250.

ACCESSORIZE Chiaramente, per uno scooter come l’X-Max 400 la personalizzazione è importante, come e a volte quasi più dello scooter stesso. Per semplificare la vita dei clienti, Yamaha propone due diversi pacchetti già abbastanza completi: Sport che prevede schermo sportivo, pedane in alluminio e porta targa sportivo omologato a 237 euro, mentre l’allestimento Touring comprende schermo alto, portapacchi posteriore e baule da 50 litri in tinta ed è venduto a 455 euro. I colori disponibili saranno tre: Absolute white (opaco), Matt Grey (opaco) e Midnight Black, tutti venduti a 5.990 euro. La versione con ABS, che sarà disponibile nella seconda metà del 2013, costerà 500 euro in più (spesi bene).

In questo servizio

giacca: Alpinestars Cape town Air Drystar jacket

guanti: Alpinestars Tech Road Gore-Tex

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casco: Momo Design

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LO AMMETTO Devo ammetterlo: dall’alto della mia vena da motociclista, ogni volta che guardo un qualsiasi scooter, sorrido pensando a chi trova sexy degli oggetti, per me, infinitamente meno stuzzicanti di una moto. Ci sono casi, però, in cui anche il più scettico dei motociclisti deve ricredersi, e lo Yamaha X-Max 400 fa ben parte di questa categoria: rispetto al fratellino 250, le linee sono marcatamente più ispirate al TMax, con il posteriore affilatissimo, da poterci limare le unghie, e tutto lo scudo che converge in maniera netta e decisa verso un punto. Nero, poi, è ancora più aggressivo e stiloso, certo un vero toccasana per chi fa della vita mondana. In questo, l’X-Max non ha decisamente rivali. GUARDA IL VIDEO.

BEN FATTO X C’è da dire che, se il prezzo dello Yamaha X-Max 400 non è proprio da hard discount, una volta in sella si capisce anche perchè: ovunque si guardi, ci sono dettagli curatissimi, guarnizioni e chiusure a molla anche per i vani più banali. Gli spazi sono ben ricavati, solo forse si poteva osare qualcosa di più a livello di retroscudo, ma della cosa ci si dimentica in fretta non appena si apre l’enorme sottosella (due caschi integrali ci stanno per davvero e anche oltre). Provo a muovere le gambe e, un po’ a sorpresa vista la compattezza dello scooter, noto con piacere che di spazio per i piedi ce n’è finché voglio, anche in sella ci si muove agilmente. Il 400, tra l'altro, tra le gambe è abbastanza leggero, non quanto un piccolo 125 (e nemmeno come l’X-Max 250), ma assai lontano da sua maestà TMax.

PRIMI METRI Nei primi, fondamentali metri in sella allo Yamaha X-Max 400 capisco subito le sue attitudini sportive. Avrà pure un sottosella a prova di borsa da weekend ma mette in chiaro fin da subito le sue reali intenzioni: gli ammortizzatori posteriori hanno una risposta abbastanza secca anche con precarico regolato su standard (livello 2), e il motore attacca subito grintoso. Se poi avete optato per lo scarico Akrapovic, tutto sarà condito anche da un sonoro “brap” a ogni smanacciata. Insomma, non è lo scooter comodo comodo, che ti culla in ogni frangente. È agile e reattivo negli slalom, certo, ma il taglio sportivo si sente da subito.

MOTORONE Capitolo a parte lo merita il motore dell’X-Max 400. È un monocilindrico abbastanza pompato, dunque l’erogazione, in linea con il carattere dello scooter, è decisamente sportiva: spinge bene ai bassi, poi si avverte qualche piccola vibrazione e ruvidità ai medi regimi. Facendolo stazionare oltre i 4.000 giri, però, tutto diventa più fluido ma soprattutto consistente, la spinta non viene meno in allungo, davvero notevole per una cilindrata tutto sommato piccola. Con il già citato terminale Akrapovic si guadagna molto in progressione, e i 175 km/h (indicati, of course) non sono affatto utopia.

GUIDATO? SÌ, GRAZIE Quando arrivano le curve, l’X-Max 400 si sente a casa: le sospensioni un pelo rigide per il pavè della metropoli diventano le compagne ideale quando si cerca di alzare il ritmo e l’asfalto si fa meno butterato. Il rigore ciclistico è elevato, non lontano dal livello del fratello maggiore, il TMax. Scendendo nel dettaglio, direi che la forcella è tarata in maniera squisita, assorbendo tutte le asperità, meno gli ammortizzatori posteriori che fanno rimbalzare più del previsto il retro. Peccato solo per la poca luce a terra, in particolare il lato sinistro: a passo allegro, è facile grattare il cavalletto.

I’M ON THE HIGHWAY Finito di guidare nel misto stretto, è il turno dell’autostrada. E se siete degli stangoni da 1,90 metri come il sottoscritto, evitate il cupolino standard che devia il flusso direttamente sulla visiera; in tutti gli altri casi, va più che bene. Quello che piace da subito è il motore, che, anche a velocità elevate, riesce ad avere ancora tanta birra per chiudere i sorpassi. A livello di stabilità, invece, avrei preferito un po’ più precisione nei tratti più veloci: con le masse spostate molto sul posteriore, l’avantreno tende a un leggero galleggiamento nei curvoni presi alla garibaldina.

SPORT&STYLE Sportivo e versatile, quindi, questo X-Max 400, anche se dopo averlo provato oserei dargli più dello sportivo che del versatile. Certo, il vano sottosella c’è, il cupolino pure e non beve come un alcolizzato. Ma il DNA sportivo si percepisce sempre, da quando si percorrono i piccoli spostamenti urbani al passo di montagna. Così lo volevano in Yamaha e così l’hanno fatto.

In questo servizio

giacca: Alpinestars Cape town Air Drystar jacket

guanti: Alpinestars Tech Road Gore-Tex

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Pubblicato da Alessandro Codognesi, 17/06/2013
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