Autore:
Salvo Sardina

IL PIATTO PIANGE Doveva essere la stagione in cui finalmente la Ferrari avrebbe potuto interrompere il dominio Mercedes. Fin qui sono invece arrivate quattro doppiette delle Frecce d’Argento, in grado di vincere senza affanni in Australia e Cina, ma anche di capitalizzare al massimo sia in Bahrain che in Azerbaijan le debolezze del pacchetto pilota-auto dei rivali. È così che un Cavallino decisamente in palla nei test invernali di Barcellona si è ritrovato a -35 in classifica piloti e a un pesantissimo -74 in quella costruttori. Il piatto, insomma, piange. E a Maranello il tempo per capire il perché inizia a scarseggiare.

POCO CARICO Dopo la gara a Shanghai, su un tracciato molto esigente con le gomme anteriori, avevamo raccontato come uno dei mali della SF90 fosse il poco carico sull’avantreno, che poi aveva anche importanti ripercussioni sui rettilinei. La grande potenza della power unit riusciva infatti solo in parte a coprire le perdite date dalla scarsa velocità a centro curva. Quella di Baku era però una pista molto diversa da quella cinese, forse più simile a Sakhir, dove le Rosse avevano dominato. E allora perché Sebastian Vettel e Charles Leclerc, seppur magari per ragioni diverse, non sono riusciti davvero a lottare con le due Mercedes?

ROMPICAPO GOMMEAbbiamo una buona macchina, ma non riusciamo a metterla in condizione di ottenere risultati. È come un cubo di Rubik, bisogna mettere insieme tutto… Ci sono molte persone intelligenti nel team che potrebbero risolvere quel rompicapo in meno di due minuti, ma in questo caso il cubo è un po’ più grosso”. Parole e musica di Sebastian Vettel, che in Azerbaijan ha chiosato così dopo la bandiera a scacchi che lo ha visto impotente spettatore di un’altra doppietta Mercedes. Facile comporre una faccia del cubo, un po’ meno completare il giochino senza difficoltà. A Baku la Ferrari ha portato degli aggiornamenti aerodinamici che hanno in parte funzionato – difficile dire quanto, data la natura atipica di un circuito che alterna chilometrici rettilinei da 350 all’ora a tante curve ad angolo retto – ma non è riuscita a far lavorare le Pirelli nella giusta finestra di temperatura.

FINESTRA DI FUNZIONAMENTO Era questo un ritornello che in realtà ci eravamo un po’ disabituati a sentire intonato dagli uomini di Maranello. Forse causa principale della disfatta del 2017, nella scorsa stagione era stata piuttosto la Mercedes – Toto Wolff per questa ragione aveva chiamato la W09 “diva capricciosa” – a soffrire nel far lavorare le gomme nella corretta finestra di temperatura. Situazione che potrebbe essere correlata a un setup meccanico non ottimale, alla già citata assenza (ma anche all’eccesso, come succedeva alle Frecce d’argento nella prima parte di 2018) di carico aerodinamico, alle temperature ballerine viste per tutto il weekend azero, nettamente più fresco rispetto alle edizioni precedenti.

LA NUOVA DIVA Il problema sembra più evidente soprattutto con le mescole più soffici e quando il termometro della pista va giù, il che potrebbe spiegare come mai in Bahrain – al contempo il Gp più caldo e quello con i compound più duri del lotto Pirelli – le Rosse siano riuscite a sfruttare al meglio il pacchetto prima dell'errore di Vettel e dell'incoveniente tecnico di Leclerc. Più in generale, l'impressione è che la SF90 sia una vettura imprevedibile e difficile da mettere a punto, capace di cambiare totalmente comportamento da una sessione all’altra. Una nuova diva capricciosa, fortissima sì, ma solo in determinate condizioni. O, se preferite restare sulla metafora scelta da Seb, un enorme cubo di Rubik che gli ingegneri dovranno risolvere in fretta. Perché è pur vero che mancano ancora ben 17 gare, ma è innegabile che i rivali non sbagliano un colpo e che presto i punti di gap potrebbero essere sostanzialmente irrecuperabili.

DUALISMO INTERNO E poi c’è la questione interna al box a costituire un possibile elemento destabilizzante. Per il momento, bisogna dirlo, Mattia Binotto è riuscito a gestire bene la latente rivalità tra Vettel e Leclerc. Dando (spesso impopolari) ordini di scuderia che hanno fin qui confermato in pista le dichiarazioni di inizio stagione in cui il tedesco era stato candidamente eletto a prima guida. Una strada che il team principal ha percorso con fermezza nell’intento di sgravare Charles dalla pressione e accarezzare il bisogno di Seb di sentirsi al centro del progetto. Il monegasco adesso però scalpita, sa di essere un cavallo di razza, ragiona, comunica e soprattutto guida da campione – errori di inesperienza a parte, che comunque ci stanno tutti – e non ci ha pensato un attimo prima di disattendere il team order ricevuto a Sakhir. La fortuna è che questo, quantomeno, per il momento è un problema condiviso anche dai grandi rivali d’Argento…


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