Autore:
Salvo Sardina

COME A MELBOURNE A guardare l’ordine d’arrivo del Gran Premio del Bahrain, sembrerebbe che poco o nulla sia cambiato rispetto all’esordio shock di 15 giorni fa in Australia. Le Mercedes hanno infatti centrato un’altra clamorosa doppietta, stavolta invertendo l’ordine dei fattori con Lewis Hamilton al posto di Valtteri Bottas sul podio di Sakhir. Il risultato, a proposito di proprietà commutativa, è sempre lo stesso: 43 i punti portati a casa dagli uomini di Stoccarda, mentre alla Ferrari resta solo la soddisfazione di aver strappato il punticino extra per il giro veloce. Per fortuna, però, analizzare un evento sportivo non vuol dire soltanto limitarsi alla lettura quasi notarile dei freddi numeri...

ALTRA STORIA Dal primo all’ultimo dei 57 giri, il Bahrain ha regalato emozioni. Sorpassi, contatti, errori e colpi di scena. Molti dei quali con protagonisti i due piloti della Ferrari. Ecco: se cercavamo un’altra storia rispetto a quella del Gp d’Australia, sicuramente l’abbiamo trovata. E non solo perché per un paio d’ore si è potuto dimenticare il noioso trenino di Melbourne, ma anche perché il Cavallino ha saputo sin dal venerdì rispondere agli interrogativi sulla competitività della SF90. Una vettura ritrovata, veloce, forte nel giro secco e nella gestione gomme. A conferma delle buone impressioni che avevamo avuto a Barcellona e del semplice passo falso in terra australiana.

ALLARME AFFIDABILITA’ Qui, però, finiscono le buone notizie per i tifosi della Rossa. Chi ha discreta memoria ricorderà infatti che anche nei test precampionato c’erano state avvisaglie di un possibile allarme affidabilità per una macchina che, nel secondo turno di prove, si era fermata quattro giorni su quattro. La stessa affidabilità che Binotto ha definito inaccettabile e che ieri ha derubato Charles Leclerc di una vittoria ormai in cassaforte considerando gli oltre 10 secondi di vantaggio su Lewis Hamilton a 11 giri dal traguardo. Il principino di Montecarlo ha improvvisamente perso potenza lasciandosi sverniciare in rettilineo da entrambi i rivali d’argento, anche se poi l’ingresso della Safety Car a pochi chilometri dalla fine gli ha consentito di portare a casa un podio (il primo della carriera) a quel punto ormai insperato.

INVESTITURA Al di là di chi sul gradino più alto effettivamente c’è salito, è chiaro come Leclerc sia il vero vincitore morale del Gp del Bahrain. Una magra consolazione, direte giustamente voi. Ma indubbiamente anche un messaggio chiaro in ottica mondiale, specie se consideriamo l’investitura diretta arrivata nientepopodimeno che da Sua Maestà Hamilton. Il quale, già via radio non ha esultato dopo la bandiera a scacchi, ricordando ai propri ingegneri al muretto che “dovremo lavorare per restare davanti a questi ragazzi qui, Leclerc meritava la vittoria e noi abbiamo solo avuto fortuna”. Lo ha fatto di nuovo una volta sceso dalla sua W10, Lewis: si è guardato attorno quasi imbarazzato, ha cercato Charles con lo sguardo prima di andargli incontro per abbracciarlo. Un bel gesto che ovviamente il monegasco avrebbe volentieri barattato con la possibilità di spruzzare champagne – più precisamente, acqua di rose – dal gradino più alto del podio. In ogni caso, a prescindere dal risultato, il weekend del ventunenne ha il sapore della definitiva consacrazione nell’esclusivo club dei fenomeni del volante.

E VETTEL? Mentre Leclerc veniva tradito dalla sua (non troppo) fedele compagna di viaggio, l’altro lato del box Ferrari già da qualche giro si mordeva le mani. Per l’ennesima volta – e le statistiche in tal senso iniziano a diventare preoccupanti – Sebastian Vettel perdeva un duello corpo a corpo finendo in testacoda. Stavolta persino senza alcun contatto con lo sfidante di turno, guardacaso il rivale Lewis Hamilton, autore di un bellissimo sorpasso all'esterno in curva-4. Un brutto errore di cui il quattro volte iridato si è subito preso la paternità senza cercare alibi, da buon caposquadra. Attenzione però: il giovane compagno ci ha messo solo due gare per dimostrare la rottura con il recente passato di una Ferrari troppo abituata a giocare a una sola punta. Charles si è fatto e si farà trovare pronto quando sarà il momento di rosicchiare punti alla concorrenza o quando, come in Bahrain, il “capitano” non sarà all’altezza della situazione. Il che vuol dire che Seb potrà anche sentirsi positivamente alleggerito dall’enorme croce che porta in spalla da cinque anni. Ma anche che presto l’enfant terrible potrebbe oscurare la stella del campione affermato. Certo è che ieri a mancare (tanto quanto e forse ancor più dell’affidabilità) è stato l’ex pilota Red Bull: senza quel goffo testacoda, si sarebbe potuta mettere ancora un po’ di pressione alla Mercedes e come minimo evitare la seconda doppietta di fila. Un epilogo decisamente diverso da quello che poi abbiamo dovuto raccontare. Sia per la classifica, che per il morale degli uomini in rosso.


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