Autore:
Salvo Sardina

SORNIONE Aveva già chiuso davanti a tutti la prima e la terza sessione di free practice in Bahrain, Charles Leclerc. E, mentre noi continuavamo a ripetere che “Sono solo prove libere”, il ventunenne monegasco iniziava a crederci per davvero alla possibilità di beffare in qualifica anche il compagno di squadra Vettel, oltre che ai due Mercedes, Hamilton e Bottas. Il segnale inequivocabile? L’intervista rilasciata a Sky pochi minuti prima di sedersi al volante per la Q1: “Abbiamo una macchina da pole? Non so, lo scopriremo tra poco”. Niente di particolarmente compromettente, certo, se non fosse per quel sorrisetto sornione all’indirizzo della telecamera. Che parlava molto più di ogni dichiarazione di circostanza. Risultato: nuovo record della pista di Sakhir e pole position, la prima della sua breve carriera, ma anche la prima della stagione per la Ferrari.

DOWN UNDER Forse Charles non sarà mai un grande giocatore di poker, ammesso che abbia velleità di intraprendere una carriera parallela a quella di pilota. La mimica facciale e soprattutto la sentenza del suo piede destro, arrivata circa un’ora dopo, in realtà non hanno fatto altro che confermare ciò che si poteva intuire sin dalle libere 1. E cioè che la Ferrari in versione bahreinita era tutt’altra cosa rispetto alla gemella maldestra e impacciata scesa in pista due settimane fa a Melbourne. Quasi un mondo alla rovescia, sottosopra rispetto a quello visto “down under”, il modo in cui curiosamente gli anglofoni chiamano l’Australia. Stavolta è stata la Mercedes a inseguire per tutto il weekend, mentre la SF90 su un tracciato molto diverso dall’Albert Park è tornata quell’arma affilata le cui potenzialità si erano intuite – affidabilità permettendo – nei test di Barcellona.

PREDESTINATO Il resto ce l’ha messo Leclerc. Quello che in molti hanno sempre considerato un predestinato, gli stessi che non si sono preoccupati neppure un po’ nel vederlo arrancare al debutto con la Rossa a Melbourne, con tanto di goffa escursione fuori pista in curva-1. Un asso del volante, certo ancora giovane e inesperto, ma che ieri – e in tante altre occasioni prima – ha saputo mettere in pista la freddezza del veterano, oltre alla velocità e alla sfrontatezza del ragazzino talentuoso. Questo ovviamente non vuol dire che Charles da ora in poi sarà perfetto, che non commetterà errori e che magari farà un sol boccone di capitan Vettel. Allo stesso tempo, però, è un messaggio chiaro a tutti coloro che lo hanno sempre etichettato come un mero prodotto di marketing sfornato dal potente Nicolas Todt. E – perché no? – anche una dichiarazione d’intenti verso la Ferrari, quasi a dire che “Quando serve la mia zampata, io mi faccio trovare pronto”. Non certo un aspetto così scontato nel recente passato del Cavallino.

OCCHIO ALLA MERCEDES Attenzione però alle Mercedes, troppo brutte per essere vere nelle prove libere, esattamente come lo erano state le Ferrari a Melbourne. Gli uomini di Stoccarda sono però riusciti a sistemare le cose, presentandosi comunque in discreta forma all’appello della Q3. Come da pronostico i distacchi sono stati contenuti, con Hamilton a poco più di tre decimi e Bottas a quasi quattro. A mancare pare sia stata soprattutto la potenza dalla power unit, ma oggi in gara sarà tutta un’altra storia, specie perché – lo ha sottolineato anche Toto Wolff nell’immediato post-qualifiche – le Frecce d’argento hanno mostrato di avere una grande velocità in curva. Il che vuol dire che la W10 dispone di grande carico aerodinamico, fattore da non sottovalutare in chiave gestione gomme. Dimenticate Melbourne, saranno 57 giri lunghissimi.


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