Prova su strada
Cadillac ATS Coupé

Cadillac ATS Coupé

La Cadillac ATS Coupé si può avere con trazione posteriore o integrale, mentre a fare da denominatore comune alla gamma ci sono un motore 2.0 turbo da 276 cv e il cambio automatico. I prezzi partono da 42.127 euro

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Autore:
Paolo Sardi

UN PASSO ALLA VOLTA Meglio continuare a pensare solo a quei segmenti di mercato in cui si gode già di una solida reputazione oppure provare a indossare i panni dei marchi più generalisti, per andare alla conquista del ricco mercato globale? Sono molte le Case chiamate a dare una risposta a questa domanda, davanti alla quale Cadillac ha per esempio deciso di espandere in modo graduale la sua gamma, per cercare di attirare una clientela più giovane e sportiva di quella abituale. L’ultimo passo in questa direzione lo compie con la Cadillac ATS Coupé, variante più affilata e stizzicante della berlina che avevo provato a fine 2012 e che si candida a fare da outsider tra chi si dà battaglia alle spalle delle solite note tedesche, come per esempio Lexus e Infiniti. 

PERSONAL TRAINER  Pur rivolgendosi a un pubblico differente, la Cadillac ATS Coupé non adotta un linguaggio stilistico diverso dalla sorella a quattro porte. Le forme geometriche dominano come sempre la scena, anche se qui i designer hanno fatto quasi un lavoro da personal trainer, rendendo la carrozzeria più palestrata. Al di là dei lamierati, praticamente tutti nuovi (in eredità dalla quattro porte arriva giusto il cofano motore), la Coupé sfoggia anche proporzioni inedite, sembrando meglio piantata sull’asfalto.

LE DIMENSIONI CONTANO Ciò grazie a un tetto più basso e sfuggente (di un paio di centimetri), a un paraurti posteriore appena più pronunciato e ai carreggiate allargate (due centimetri davanti e quattro abbondanti dietro). Sulla carta non sembra tanto, lo capisco, ma basta dare uno sguardo da dietro a parafanghi e passaruota per cogliere quanto la Coupé sia muscolosa. A mantenere le promesse fatte dall’estetica ci sono cerchi da 18” gommati 225/40 e 255/35, sospensioni anteriori tipo McPherson con doppio snodo e posteriori a cinque bracci, un servosterzo elettrico firmato ZF e freni Brembo all’anteriore.

VANO SEGRETO La plancia della Cadillac ATS Coupé è sostanzialmente frutto di un copia e incolla, mentre a livello del posto di guida l’unica differenza tangibile è la posizione leggermente più bassa del sedile, che segue di pari passo l’abbassamento del tetto. Il colpo d’occhio offerto dagli arredi è suggestivo, le finiture sono nella media della categoria e le soluzioni furbe non mancano, come il vano da 1,8 litri ricavato nella consolle centrale, dietro i comandi della climatizzazione. Al suo interno, tra l’altro, c’è la possibilità di ricaricare wireless gli smartphone di ultima generazione, mentre per tutti gli altri c’è comunque una presa USB.

UNO PER TUTTE Quanto al motore, l’intera famiglia delle ATS Coupé adotta un unico due litri turbo a iniezione diretta di benzina e con fasatura variabile delle valvole, capace di 276 cv e di 400 Nm di coppia, costanti tra i 3.000 e i 4.500 giri,  il 90% dei quali è già disponibile a soli 2.100 giri. Monopolio anche sul fronte cambio, con un automatico a sei marce che fa da denominatore comune, tanto agli esemplari con sola trazione posteriore quanto a quelli a trazione integrale. Quest’ultima privilegia a sua volta di norma le ruote posteriori, pronta però a spostare all’occorrenza fino al 40% della forza motrice sulle ruote anteriori. Che si scelga uno schema o l’altro, la prova di accelerazione 0-100 si chiude comunque in 6,2 secondi, mentre la versione a trazione posteriore (con sigla RWD, rear wheel drive) si avvantaggia un po’ in allungo, raggiungendo i 240 km/h, contro i 230 della sorella All Wheel Drive. L’integrale fa leggermente peggio anche in materia di consumi con 8,8 l/100 contro 8,3 nel ciclo misto di omologazione.

FACCIAMO I CONTI Venendo ai prezzi, il listino per l’Italia prevede quattro livelli di allestimento, Elegance, Lexury, Performance e Premium, tutti ordinabili con la trazione posteriore mentre quella integrale si può abbinare solo ai due livelli top, Performance e Premium.  La Elegance a 42.127 euro è già piuttosto ricca, con di serie, tra le altre cose, un impianto stereo Bose con nove speakers, un sistema d’infotainment con schermo touch da 8 pollici (il navigatore è però standard solo sulle ATS Coupé Premium), climatizzatore automatico bizona e telecamera posteriore.

IN CRESCENDO Per 45.613 euro ci si porta a casa la Luxury, che aggiunge anche i sensori di parcheggio, i sedili a regolazione elettrica, rivestiti in pelle e riscaldabili (come anche il volante) e uno stereo sempre Bose ma di qualità migliore. Lo step successivo è la Performance (48.581 euro se RWD e 50.631 se AWD), che ha come fiori all’occhiello gli abbaglianti automatici e il pacchetto Driver Awareness, con riconoscimento cartelli stradali, avviso del rischio di tamponamento e del superamento involontario della corsia di marcia, con mantenimento della stessa. Chiude il gruppo la Premium (51.656 euro se RWD e 53.707 se AWD), che mette sul piatto anche il cruise contro adattivo con funzione stop and go, l’head-up display e la regolazione elettrica per il volante. Solo sulla versione a trazione posteriore si hanno poi l’assetto adattivo Magnetic Ride Control, il differenziale posteriore autobloccante e pneumatici run-flat.

COME VA Quando ci si accomoda a bordo, il primo impatto con la Cadillac ATS Coupé è subito positivo. Il posto di guida offre una triangolazione molto buona tra volante, pedaliera e sedile, con quest’ultimo che scende bene vicino al pavimento, per assecondare chi ama una sistemazione più sportiva. Nella zona posteriore il quadro non è altrettanto roseo.  I sedili anteriori scorrono bene in avanti ma raggiungere il divano richiede comunque una certa agilità, anche perché rimane da scavalcare la cintura di sicurezza. Una volta seduti, si scopre poi che il tetto incombe sulla testa dei più alti mentre va meglio a livello delle spalle e delle ginocchia: per loro i centimetri non mancano. Discreto pure lo spazio per i bagagli, 295 litri, che possono però aumentare ribaltando in avanti gli schienali posteriori quando si viaggia in due.

IN MEDIO STAT VIRTUS Una volta in movimento, è il motore a diventare protagonista. Grazie all’indovinata taratura del turbo, impiega poco a far capire di che pasta sia fatto e mostra i muscoli già ai regimi medio-bassi. Il suo cavallo di battaglia sono i medi, attorno a quei 3.000/4.000 giri ai quali si registra la coppia massima. In questo intervallo – ma anche più sotto - il quattro cilindri non fa rimpiangere unità aspirate di maggior cilindrata. All’occorrenza, poi, si presta anche a fare gli straordinari e a spingere la lancetta del contagiri a ridosso della zona rossa, anche se l’allungo non è la vera specialità della casa, a dispetto di quanto lascerebbe supporre la potenza massima.

MUSICA, MAESTRO In ogni caso non credo che sia questo lo stile di guida più redditizio da tenere con la Cadillac ATS Coupé, che predilige di gran lunga un’andatura allegra (anche molto allegra…) ma comunque pulita rispetto a una arrembante, fatta di strappi e correzioni. Se non si esagera, infatti, ogni componente, dal cambio all’assetto, ha modo di esprimersi al meglio, come se fosse un membro di un’orchestra ben affiatata.

FAI DA TE Il cambio automatico è dolce nelle cambiate quando si viaggia in panciolle ed è pronto a cambiare registro se s’imposta la modalità Sport o, meglio ancora, se si agisce in prima persona sulle levette in magnesio per l’innesto sequenziale dei rapporti. Non che spari le marce a raffica come una mitraglia ma permette comunque di avere sempre la marcia desiderata al momento giusto.

GIROTONDO Tra le curve la Cadillac ATS Coupé sfoggia un buon bilanciamento, che trova un presupposto nella ripartizione del peso tra i due assi dichiarata dalla Casa, vicina al 50:50. Gli ingressi in curva sono piacevolmente precisi e il feeling offerto dallo sterzo è buono, anche in fase di percorrenza e di uscita, sotto lo sguardo attento del tempestivo controllo elettronico della stabilità.

GEMELLE DIVERSE Nella guida, comunque, qualche piccola differenza emerge tra le varie ATS. Quella a trazione integrale, priva del Magnetic Ride Control, per esempio, ha un comportamento più morbido e tondo e si dimostra più piacevole se si viaggia al trotto. Nella guida sportiva non se la cava male ma quando si carca di fiondarsi a cannone fuori  dalle curve i trasferimenti di coppia si fanno sentire un po’ (pur senza scomporre la macchina) e i suoi limiti di tenuta – pur elevati - sembrano leggermente inferiori alla sorella RWD. La ATS Coupé a trazione posteriore con Magnetic Ride Control è infatti un po’ più efficace quando si innesta la baionetta e si parte all’assalto del misto e con lei solo piccole sconnessioni secche in rapida sequenza affrontate a velocità sostenuta possono diventare fastidiose.

DRITTA COME UN FUSO E proprio parlando di velocità, un plauso va infine alla capacità della ATS di tenere medie elevate senza apparente stress. Provata sulle autobahn tedesche, non fa una piega nemmeno quando le chiedere ti viaggiare stabilmente sopra i 200 km/h, con lo sterzo che dà sempre la piacevole sensazione di avere tutto sotto controllo


TAGS: Tutte le prove auto del 2014

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