Prova

Volkswagen Golf Variant


Avatar Redazionale , il 12/07/14

7 anni fa - Tedesca e tutta d’un pezzo. Così è l’ultima Golf Variant

Salsa tipicamente tedesca, quella dell’ultima Volkswagen Golf Variant. Poco originale, forse, ma la qualità della sua guida e la precisione dei suoi comandi sono a prova dei palati più esigenti

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EPPUR MI RICORDO DI TE… La vedi arrivare e, al colpo d’occhio, la mente corre alla Passat. Impossibile non cadere nel tranello, perché quest’ultima Volkswagen Golf Variant è più che mai vicina, come dimensioni, forme e look, alla sorella maggiore (ma giusto di qualche centimetro) Passat. Ed è anche il motivo per cui ancora non sfonda pur rivelandosi, a conti fatti, un’ottima scelta per chi cerca tanto spazio (di carico soprattutto) in forme non goffe. E lo è oggi più che mai, perché la forbice che divide sorella maggiore e minore è sempre più stretta: con circa 3.000 euro risparmiati ci si mette in garage una quasi-Passat.

SALSA TEDESCA Calarsi nell’abitacolo della Volkswagen Golf Variant è l’equivalente di un tuffo in una vasca... di salsa tedesca: perché tutto è tipicamente razionalizzato e ragionato, pochi cambiamenti, guai ad azzardare. Forse l'arredo è un po’ troppo scontato: mentre le concorrenti Peugeot e Kia si concedono il lusso di sperimentare interni estroversi, ognuna a modo suo, la Golf rimane ancorata alla tradizione, con tutti (e tanti) i tasti per i comandi del caso messi proprio lì, dove ce li si aspetta. Promosso a pieni voti il sistema di infotainment, completo, intuitivo e dai comandi più semplici di un rebus per bambini.

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SILENZIO, SI VIAGGIA Si gira la chiave a destra del volante, niente keyless o similari, si innesta la prima del cambio manuale, un po’ duretto se messo alla frusta, e via nel silenzio. Già, perché basta muoversi a passo d’uomo per capire quanto lavoro e attenzione i tecnici abbiano dedicato all’insonorizzazione della Volkswagen Golf Variant. Non un fruscio fastidioso o vibrazioni a bassi regimi, la sensazione che regala la Variant è quella di un Frecciarossa a 300 km/h: per farvi sentire dal passeggero basta un sussurro.

GUIDA SCULTOREA Tedesca fuori, tedesca dentro, anche alla guida. La Golf Variant mi piace molto per come si guida: il telaio è tutto d’un pezzo, non si scompone anche nei curvoni autostradali presi alla garibaldina, i limiti di rollio e beccheggio sono alti. E poi, c’è un sacco di spazio per chi vi accompagna: oltre al passeggero lato guida, anche chi siede dietro non è mai con le ginocchia in bocca, pur se vatusso di origini.

FIRMATO ANONIMO Quello che manca in realtà alla Golf Variant è un po’ di carattere. Insomma, qualcosa che la distinuga un po' di più, che faccia tornare chi guida un po’ bambino colpendo al cuore. Un dettaglio bizzarro, una concessione alla creatività, cercasi disperatamente. Però va bene così: con le ultime migliorie a telaio e gestione dei comandi, la Variant ha tutte le carte in regola per portare con onore il nome Golf.


Pubblicato da Alessandro Codognesi, 12/07/2014
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