Test Drive

Ducati Monster 1100 Evo


Avatar Redazionale , il 31/08/11

10 anni fa - Nuove doti e vecchi vizi per il "mostro" più grosso

La recente Monster 1100 Evo rappresenta la massima espressione della gamma Desmodue, dove erogazione corposa, agilità e look mozzafiato fanno il paio con un carattere ancora poco malleabile e un comfort da sportiva pura.

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EVO PER TUTTE Ultimamente le novità Ducati ricevono la denominazione "Evo": è stato così per la Hypermotard e poi per la 848, mentre nei mesi scorsi è stato il turno della Monster 1100. Un'etichetta di questo tipo sembra voler sottolineare che la base di partenza non doveva essere stravolta per rimanere al passo coi tempi, ma che servivano solo pochi aggiustamenti a – per così dire – rendere ottimo il buono. O perlomeno io la intendo così, e per verificarlo ho passato qualche tempo in compagnia proprio della Monster 1100 Evo.

TOP DI GAMMA Sicuramente l'evoluzione estetica ha giovato alla più grossa delle Monster, che in questo modo riesce anche a distinguersi dal resto della gamma. Si tratta di un vantaggio indispensabile per un modello di punta, perché chi spende quasi 12.000 euro (11.690 per la precisione) per una moto, è facile che gradisca di non essere confuso con chi – pur condividendo la stessa passione per la casa di Borgo Panigale – per portarsi a casa una Monster "simile" ne ha spesi molto meno.

MIGLIORA IL LATO B Non è facile notare a colpo d'occhio i nuovi riser al manubrio che ne hanno alzato la quota di 20 mm, mentre è molto più semplice rimanere piacevolmente colpiti dal nuovo posteriore, sia nella zona ridisegnata del codino, sia nel "lato scarico", dove i due terminali sovrapposti danno un'immagine completamente diversa (e per me migliore) alla nuda bolognese. Chi teme che lo splendido monobraccio venga nascosto dal nuovo scarico si rassereni: le leggera ruota a sbalzo della Monster fa ancora la sua porca figura, ma in compenso tutto il posteriore ha acquisito un nuovo slancio e, nel complesso, un'estetica meno cheap che in passato.

SOPRA E SOTTO Di Evo...luto l'estetica non ha altro; o meglio ha le pedane passeggero finalmente divise da quelle di chi guida. Questo particolare non ha praticamente alcun impatto sul design della moto, mentre ne ha molti in caso si "appoggi" la stessa a terra, perché i pezzi da sostituire saranno meno, più piccoli e quindi meno costosi. Le novità sottopelle, invece, riguardano il motore (che guadagna 5 cavalli e un'infinità di modifiche minori), la frizione che ora lavora a bagno d'olio, le sospensioni unificate nell'accoppiata Marzocchi/Sachs e l'introduzione di un bel po' di elettronica come ausilio alla guida.

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UNICA PER SICUREZZA Nel complesso, dunque, l'evoluzione della Ducati Monster 1100 è andata nella direzione di migliorare le piccole pecche dei precedenti modelli (la 1100 standard e la "S") e sottolineare il suo primato all'interno della gamma Monster, oltre che far fare alla nuda bolognese un bel salto in avanti dal punto di vista della dotazione tecnica e della sicurezza di marcia. La Monster 1100 Evo è, infatti, la moto dotata di traction control meno potente sul mercato, a ribadire che certe sofisticazioni possono essere utili a qualunque livello di potenza, senza che la sua presenza leda l'immagine sportiva o il carattere aggressivo della moto su cui è montato, tutt'altro.

CARATTERE RIGOROSO Anche perché di "carattere" questa Monster 1100 Evo ne ha davvero da vendere. Le modifiche apportate, infatti, ne hanno smussato l'indole solo fino a un certo punto, ma che questo sia un bene o un male non è semplice da decidere. La posizione di guida, per esempio, è migliorata in termini di comfort, ma non abbastanza per allinearla a quella della migliore concorrenza jap, o europea. Così l'uso della Monster in città rimane sempre un po' ostico, perché, fra ergonomia e sospensioni rigide, i polsi e la schiena iniziano presto a fare le loro rimostranze. E la situazione non cambia molto nemmeno alzando il ritmo, a meno di mettersi l'anima in pace in autostrada, dove la pressione dell'aria allevia in parte il carico sull'articolazione dei polsi. 

BALZELLON... Sempre in città diventa spesso fastidioso il calore emanato dal motore, che non trova alcuna barriera nella sua risalita dalle teste del Desmodue che non siano l'interno coscia o i "gioielli di famiglia" di chi è in sella. Allo stesso modo, poi, le tante modifiche introdotte sul motore hanno sicuramente avuto l'effetto di renderlo più godibile, parco ed ecologico ai regimi intermedi, ma non hanno minimamente ridotto la tendenza della precedente Monster 1100 a procedere a balzelloni, quando ci si scorda di tenere il motore al di sopra dei 3.000 giri.

MINIMO (E ORGOGLIO) ALTO La nota positiva, tuttavia, è che ora la frizione è davvero morbida e ben modulabile, per cui si può utilizzarla molto di più per fluidificare l'incedere della Monster 1100 Evo alle basse andature. Per dirla tutta, in realtà, credo che a Borgo Panigale abbiano cercato di addolcire la risposta del motore ai regimi più bassi, ma il risultato è solo una lieve sensazione di "vuoto" d'erogazione in uscita dal minimo o poco più, per cui per partire da fermo ci si ritrova spesso a far cantare fin troppo il motore, se non si vuole rischiare un disonorevole spegnimento al semaforo o sgattaiolando fra le auto in coda. 

MARCIA LONGA Le cose, tuttavia, si normalizzano fino a virare al godimento puro nel momento in cui la Monster 1100 Evo viene portata nel suo habitat naturale, cioè fra le curve, preferibilmente misto-veloci. Dai 3.000 giri ai 7.500, dove è posto il picco di potenza massima, il suo bicilindrico ha modo di esprimersi al meglio, grazie alla curva di coppia generosa e ai rapporti del cambio che le permettono di fare molta strada anche con la terza o la quarta inserite. Nella maggior parte delle situazioni salire ancora di marcia non dà grossi risultati, perché gli ultimi due rapporti (soprattutto la sesta) risultano fin troppo distesi. Se si guida "a orecchio", perciò, ci si ritrova a cambiare fin troppo spesso, perché per quietare la voce tuonante che esce dal nuovo scarico sovrapposto è facile che si snocciolino tutte le marce nello spazio di poche centinaia di metri.

POCHE COCCOLE L'assetto rigido e le quote svelte della Monster110 Evo chiedono a gran voce asfalti ben levigati e curve non troppo strette. Nel caso contrario si soffre, a meno di non agire sulle regolazione delle sospensioni e recuperare un po' di morbidezza e rotondità d'azione. In ogni caso, la posizione di guida tende comunque ad affaticare quando i chilometri si accumulano, anche perché il tasso di vibrazioni rimane sempre sostenuto. Come consolazione la nuda bolognese mette sul piatto consumi realmente contenuti, molto vicini ai 20 km/l nella guida extraurbana e senza guidare col polso di velluto.

PICCOLA E REATTIVA Chi sceglie questa moto sa comunque di acquistare un mezzo sviluppato per la guida molto brillante, se non proprio sportiva tout court. In quest'ottica sorprendono positivamente la sensazione di leggerezza estrema (confermata da un dato record di 169 kg a secco per una 1100) e l'agilità, ottenuta grazie a quote piuttosto contenute e a dimensioni generali molto compatte. A sensazione, infatti, la Monster 1100 Evo è la moto "over 1.000" più minuta in commercio: bastano pochi metri di guida per apprezzare questa caratteristica e ritrovarsi fra le mani una moto iper reattiva, tanto da doversi prendere la mano, se per caso si arrivasse da una sella del Sol Levante...

SPIGOLI E RAGIONE Concludendo, Ducati ha messo mano alla sua icona cercando di darle un'immagine ancora più esclusiva e performance migliorate, ma non stravolte. Il risultato è apprezzabile, anche se rimangono ancora alcune "spigolosità" che le tante modifiche introdotte non hanno risolto: a Borgo Panigale sembra dunque che nessuno abbia intenzione di venir meno ai dictat che hanno portato la Monster 1100 Evo ad essere ancora una moto piuttosto sportiva, forse ancora un po' troppo in relazione alla concorrenza e al pubblico cui si rivolge. Dalla sua parte, tuttavia, ha un look e uno status "mitologico" che la maggior parte dei prodotti concorrenti possono solo sognare. Che abbia ragione la "rossa"?


Pubblicato da Michele Losito, 31/08/2011
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