Confronti

Harley Davidson 883 vs Honda Black Spirit


Avatar Redazionale , il 29/03/11

10 anni fa - Look

Due custom entry-level che non fanno rimpiangere le cromature dei modelli più lussuosi. L'Harley Iron è l'evoluzione di un mito a due ruote, ma anche la Honda Shadow riesce a dire qualcosa di originale. Prezzo competitivo per entrambe.

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ETA' DELL'ORO Il mondo della moto "custom" sta vivendo un nuovo momento d'oro, con quote di mercato crescenti, mentre praticamente tutte le altre tipologie di moto soffrono (enduro stradali a parte). Non siamo ancora ai livelli degli Anni 90, quando la Honda Shadow 600 si vendeva come il pane, ma c’è comunque un numero crescente di persone che, potendo scegliere, propende per una forcella "aperta", piuttosto che per dei semimanubri, o per le tanto amate – perlomeno fino a poco tempo fa – nude sportiveggianti.

CROMO ADDIO D’altronde, oggi fare una scelta di questo tipo non è una possibilità per pochi nababbi, perché esistono diversi modelli, così detti entry level, che permettono un accesso non troppo doloroso (per il portafogli) al mondo delle custom e senza nemmeno troppe rinunce in termini d’immagine o di allestimento. Nel caso delle moto di questo confronto, per esempio, la cifra da sborsare è in ogni caso al di sotto dei 9.000 euro, a fronte dei quali non vi verranno date solo… le cromature!

SCELTA DI CAMPO Più che una scelta al risparmio, però, la mancanza di finiture a specchio sulla Harley-Davidson 883 Iron e sulla Honda Shadow 750 Black Spirit è piuttosto una scelta di campo: per essere il più attraenti possibile, infatti, hanno scelto un “non colore” e puntano sul fascino di finiture completamente (o quasi) nere. L’americana addirittura fa parte di una famiglia di “dark custom”, mentre la giapponese è una novità dello scorso anno, che ha avuto un buon successo di vendite. Entrambe offrono qualità adatte sia a chi si avvicina per la prima volta a una moto, sia a un pubblico femminile, pur mostrando differenze non di poco conto a livello tecnico e in quanto a indole.

AMICA DEI FANTINI L’Harley-Davidson Sportster Iron 883 non è una novità assoluta nel listino della casa di Milwaukee, ma è la più venduta nel nostro paese. A suo favore giocano un prezzo molto competitivo per il segmento e, considerando che stiamo parlando di una Harley, un’impostazione classica ma sorprendentemente accessibile e godibile anche da chi non ha mai guidato una custom prima. È pesante (260 kg in ordine di marcia), ma ha un baricentro molto basso e una sella a prova di fantino (735mm).

PESI MASSIMI Honda da questo punto di vista non è da meno, con una sella ancora più accessibile (soli 652mm da terra) e comandi facilmente raggiungibili; anzi, proprio i comandi al manubrio premiano la giapponese, con manopole e leve di dimensione corrette e blocchetti elettrici di immediata comprensione, ancorché un po’ vecchiotti come immagine… Punteggio pari, invece, sul fronte del peso, dato che anche Honda dichiara per la sua nera custom una stazza di ben 251 kg in ordine di marcia.

EASY GOING Le similitudini tecniche fra le due moto finiscono qui ed è interessante vedere come un concetto simile – una custom easy, di costo accettabile e prestazioni adatte a tutti – possa essere interpretato in maniera così differente, pur partendo da un motore come il classico bicilindrico a V, che tradizionalmente dà vita alle moto di questo segmento. Ancor più interessante è scoprire come la Sportster Iron 883 e la Shadow Black Spirit riescano a esprimere caratteri così diversi.

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VIBRA SOLO SE SERVE Il “cuore” della moto di Milwaukee è rigorosamente raffreddato ad aria e dotato di distribuzione ad aste e bilancieri. La modernità per lui è arrivata solo sotto forma di iniezione elettronica e di particolari supporti che permettono di avere le tanto decantate “good vibration” solo quando serve e di smorzarle quando potrebbero diventare fastidiose. Le performance per questo grosso V2 non sono una priorità, ciò non toglie che la coppia sia robusta (70 Nm a 3.750 giri) e le prestazioni dignitose.

RAFFINATEZZE NASCOSTE Anche il motore della Shadow è una vecchia conoscenza, dato che questo bicilindrico a V di 52°, in diverse cilindrate, equipaggia più di una moto della casa di Tokyo. Per la Black Spirit i centimetri cubi sono 745, i cavalli poco più di 45 e la coppia massima di 65 Nm a 3.500 giri. Il raffreddamento a liquido è ben nascosto fra i tubi discendenti del telaio, mentre la distribuzione è raffinata, a tre valvole con albero a camme in testa.

MISURE APERTE Nessuna delle due moto di questo confronto ha velleità sportive, ciò non toglie che l’impostazione delle ciclistiche sia piuttosto diversa, con comportamenti su strada altrettanto distanti. L’Harley è relativamente più compatta, con una lunghezza di 2.245 mm e un interasse di 1.510 mm; la Honda risponde con ben 2.395 mm e un interasse di 1.639 mm, ma soprattutto con un angolo di cannotto di 34°, contro i 29,6° della Sportster.

POCA CORSA Il risultato dell’impostazione delle due moto porta a caratteri ben distinti. La Sportster Iron 883 appare da subito più rigida e compatta. Ha una posizione di guida più raccolta, con pedane ben centrate e un manubrio non troppo largo, ma anche una reattività maggiore, dovuta in parte alle misure meno aperte della ciclistica, e in parte a sospensioni molto più sostenute, che hanno l’unico vero limite in un’escursione troppo ridotta.

MANCANZE IDRAULICHE Se, quindi, sull’americana i fondocorsa non sono una rarità per mancanza di corsa utile di molle e ammortizzatori, sulla giapponese il problema è diverso e riguarda un’eccessiva cedevolezza dell’idraulica, fonte di qualche ondeggiamento di troppo e di una guidabilità non sempre ineccepibile. Le moto sono sostanzialmente agli antipodi da questo punto di vista: L’Harley-Davidson è “dura” e un po’ ruvida da condurre, mentre la Honda è molto morbida e rotonda, a volte anche troppo.

BELLA VOCE In ogni caso, la Shadow Black Spirit risulta molto semplice da condurre e anche intuitiva andando a passeggio. Solo spingendo un po’ di più i limiti delle sospensioni inficiano il piacere di guida, che, per contro, può contare su una trasmissione a cardano molto a punto e su un motore vivace e pronto ai bassi regimi, oltre che dotato di un sound soddisfacente. In definitiva, la Honda consiglia di non forzare il ritmo, godendosi la risposta del motore a passo di parata.

MEGLIO AI BASSI L’Harley, invece, è quasi sorprendente per la precisione con cui segue i comandi di chi guida e la sensazione di solidità e rigore che offre la ciclistica. Purtroppo, però, il divertimento è limitato da pedane e marmitte che toccano fin troppo presto l’asfalto in curva, oltre che da un motore ben dotato di spinta, ma certo pensato per tutt’altro che la guida con il coltello fra i denti. Da questo punto di vista il V2 Honda sembra più propenso a “girare”, anche se insistendo con l’acceleratore non si ottiene un granché.

FINALE ALLA PARI In entrambi i casi le trasmissioni sono molto dolci, difficile preferire il cardano Honda alla cinghia dentata H-D o viceversa, mentre i cambi – a cinque marce per tutte e due – mostrano un lieve vantaggio di manovrabilità per quello giapponese. In questo caso la Sportster paga una certa lentezza d’innesto e un comando della frizione poco ergonomico, anche se il carico alla leva è del tutto paragonabile a quello dell’elemento montato sulla Shadow.

DETERMINAZIONE E INERZIA Un discorso simile può essere fatto per i freni. Il doppio disco Harley è potente, ma leve e pedale vanno gestiti con un po’ di determinazione per avere una risposta efficace. I comandi Honda sono più semplici da interpretare, sebbene abbiano un po’ meno mordente, soprattutto il disco anteriore. In questo caso tornano a giocare le sospensioni cedevoli, che poco possono fare nel contrastare i trasferimenti di carico in frenata. L’anteriore da 17” e la sua gomma panciuta riescono comunque ad offrire una buona impronta a terra, ma portano a un evidente effetto raddrizzante se si pela il freno in curva, cosa che accade in minor misura sulla H-D, forse in relazione alla maggior inerzia direzionale della sua anteriore da 19”, equipaggiata con un sottile 100/90.

UNA QUESTIONE DI CARISMA In conclusione, il primato di categoria conquistato da Harley-Davidson con la Sportster Iron 883 appare meritato: è più divertente da guidare rispetto alla Honda e ha più carisma. La giapponese arriva seconda ma con onore. Primo perché costa quasi 1.000 euro in meno dell'americana (7.790 contro 8.700), poi perché riesce ad essere più facile da avvicinare, sia in termini di guida, sia per la risposta docile di motore e trasmissione. La Sportster, però, vince anche perché con lei è molto più semplice costruirsi la proprio "custom" su misura. Il catalogo di accessori originali Harley-Davidson, infatti, è sconfinato e le trasformazioni possono andare in profondità. Honda dal canto suo ha un'offerta molto più limitata e standardizzata di parti after market. Certo, i 1.000 euro di differenza a suo favore possono essere spesi in qualche atelier, ma è sicuramente un'operazione più complicata di quella offerta da H-D.


Pubblicato da Michele Losito, 29/03/2011
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