Autore:
Salvo Sardina

RIVOLUZIONE 2021 Giorno dopo giorno, continuiamo a immaginarci come sarà la Formula 1 del futuro. Di ipotesi ce ne sono tante, ma nelle stanze dei bottoni si continua a discutere sui regolamenti che saranno adottati dal 2021 in poi, data di scadenza dell’attuale Patto della Concordia. Una delle poche cose già certe è invece l’adozione dei cerchi da 18 pollici, che nelle scorse settimane hanno fatto il loro debutto al Paul Ricard su una Renault R.S.19 portata in pista da Sergey Sirotkin in un test organizzato dalla Pirelli. E se, quantomeno sul piano estetico, il colpo d’occhio non sembra affatto male, non tutti hanno salutato positivamente questa modifica epocale. Tra i critici? C’è anche Alexander Wurz, stimato ex pilota ma soprattutto presidente del sindacato dei colleghi che guidano in F1, la Grand Prix Drivers’ Association (Gpda).

F1, al Paul Ricard Sergey Sirotkin (Renault) testa il prototipo Pirelli 2021

QUESTIONE DI… PESO Intervistato dai colleghi di Motorsport-Magazin, l’austriaco ha puntato il dito proprio contro il peso delle attuali monoposto, destinato addirittura ad aumentare con l’introduzione dei cerchi da 18”: “Continueremo a usare le power unit anche nel 2021. È una tecnologia davvero interessante, ma il problema è che le auto sono pesanti e, se aumenta il peso, la forza centrifuga non è così elevata. Questo vuol dire che le auto non sono una grande sfida sul piano dello sforzo fisico. E poi ci sono ragioni di carattere commerciale, come le gomme da 18 pollici… Noi non siamo contenti di questa scelta, perché in questo modo il peso aumenta ulteriormente, ma solo per ragioni commerciali che non portano nessun vantaggio ai piloti”.

F1: il presidente della GPDA, Alexander Wurz insieme a Robert Kubica

MR. HALOLe macchine – ha poi proseguito Wurz – saranno semplicemente più pesanti e l’unico reale vantaggio è sul piano del marketing. In passato sono stato chiamato anche ‘Mister Halo’ quando molti giornalisti e tifosi dicevano che la Formula 1 sarebbe morta con l’arrivo della protezione per la testa. Ma poi abbiamo visto che ha anche salvato la vita di alcuni piloti e al contempo che non abbiamo sofferto sul piano degli ascolti tv. Semplicemente, ci siamo abituati. Anzi, qualche pilota mi ha anche detto che adesso non vorrebbe più correre senza l’Halo”.  


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