Test Drive

Yamaha XJR 1300


Avatar Redazionale , il 27/06/12

9 anni fa - A spasso con la Yamaha XJR 1300

Rischia di passare inosservata la Yamaha XJR 1300, indossando vesti non particolarmente sfarzose. Ma sotto l’abito da Sister Act, si cela una moto ultra-versatile ed equilibrata, in città, come sui passi di montagna.

SIAMO TUTTI DESIGNER Non c’è niente da fare, noi italiani siamo e rimarremo un popolo di esteti. Basta guardare i nostri gusti: ci piace la moto vistosa, strillante, vogliamo sguardi d’approvazione al semaforo; il fatto che vada bene viene quasi solo in un secondo momento. Certo, non per tutti è così, ma che la moto sia eccitante anche da ferma in garage è prerogativa tipicamente italiana. Ecco perché, dalle nostre parti, moto come la Yamaha XJR 1300, rischiano inevitabilmente di non essere apprezzate per quello che valgono.

EFFETTI NON-SPECIALI Contro il moderno pensiero e orientamento, la Yamaha XJR 1300 rinuncia agli effetti speciali e alle innovazioni ultratecnologiche. Se infatti Yamaha è da sempre tra le Case più innovative, è anche vero che la Casa giapponese tiene a listino modelli come l’XJR che di innovativo avranno poco, ma essendoci da anni, sono progetti sviluppati e migliorati nel corso del tempo. Come un buon vino infatti, col passare degli anni la ricetta è andata via via migliorando, fino ad arrivare a quest’ultima versione, la Yamaha XJR 2011.

BIOGRAPHY Il progetto della Yamaha XJR risale infatti al 1995, quando Yamaha decise di entrare nel settore delle muscle-bike. Motore 1.200 cc raffreddato ad aria, telaio doppia culla in acciaio e sella larga e comoda monopezzo sono la formula scelta da Yamaha per l’XJR. Dal 1999, poi, si passa alla cilindrata oversize di 1.300 (1.251 cc per la precisione) e da qui in avanti le innovazioni si susseguono in silenzio, senza farsi notare, ma perfezionando un prodotto di per sé già ottimo.

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PREGO SI ACCOMODI L’abitabilità in sella alla Yamaha XJR è di quelle che mettono a proprio agio: terga che poggiano sul morbido, manubrio all’altezza giusta e motore più dolce del caramello sono fattori che, nella vita di tutti i giorni, aiutano non poco. Immaginate la scena: sette del mattino, direzione ufficio con circa 20 chilometri di periferia, tangenziale e centro, spesso in coda. Certo i 222 kg a secco non sono proprio da categoria mini-mosca, ma nonostante ciò la XJR nel traffico si svincola con inaspettata grazia. Sicuri che sia meglio una sportiva?

PASSENGER NOT ONLY Come ci si poteva aspettare, anche per la vita di coppia la Yamaha XJR non sfigura. A detta di passeggeri di svariate dimensioni e pesi infatti, la vita a bordo è un lusso: in primis per le pedane che non costringono a pose da ranocchi e poi a livello di comodità di seduta e assenza totale di vibrazioni, anche alle alte velocità. Solo le braccia sono sempre troppo lontane dal serbatoio, anche per chi è un cestista, impedendo così al passeggero di avere un pun to d'appoggio in più.

CAPITOLO A PARTE Un discorso a sé lo merita il motore. I numeri che lo identificano (98 cv a 8.000 rpm e 108 Nm a 6.000 rpm) raccontano solo una parte della storia. E’ in grado di frullare a regimi da bradicardico senza mai generare l’ombra di uno strappo, in città ci si può realmente dimenticare l’uso del cambio che, essendo a soli cinque rapporti, ha una terza marcia che spazia da 20 km/h fino a circa 180 km/h. Elastico è il primo aggettivo che viene in mente e che meglio descrive il carattere del 1.300 di Iwata.

WEEKEND! Anche quando c'è la possibilità di testare la muscle-bike di Iwata nei territori di caccia delle naked sportive, la XJR 1300 sa far piangere non pochi smanettoni. L’assenza di sforzo per farla scendere in piega ricorda una piccola 600, forse addirittura meno, con la differenza che anche da molto piegati la stabilità è imperturbabile. Questo è possibile grazie a sospensioni dalla corsa non eccessiva (niente eccessivi trasferimenti di carico) ma parecchio sfrenate di idraulica, fattore che evita di farvi sussultare alla minima imperfezione di asfalto. Anche la frenata non mostra il fianco a critiche, potenza e feeling in quantità, sempre. E questo nonostante la pinza e la pompa non radiali, segno di come un progetto, se realizzato allo stato dell’arte, funzioni a meraviglia anche se non è proprio all’ultima moda.

PECCATI VENIALI Anche la Yamaha XJR qualche peccatuccio lo commette, ma sono comunque veniali e comprensibili. Il peso in curva non si percepisce, ma nei veloci pif-paf la massa si fa sentire, scoraggiando dall’aumentare il ritmo. Anche le sospensioni, pur digerendo qualunque tipo di sconnessione, se si forzano gli ingressi in curva alzano rapidamente bandiera bianca (un paio di click comunque migliorano molto la situazione). Più che difetti veri e propri, sono caratteristiche dell’XJR: guida rotonda e fluida, senza maltrattamenti che ne mettano in crisi l’ottimo equilibrio. Sono più di 230 kg di moto, bisogna pur sempre portarle rispetto.

DE GUSTIBUS C'è poi la spinosa questione dell’estetica: inutile negarlo, di primo acchito nessun ragazzino verrà a chiedervi “quanto fa” e nessuna ragazza vi strizzerà l’occhiolino di sua spontanea volontà. Ma è solo una questione di gusti: in Francia per esempio questo genere di moto è apprezzatissimo, siamo noi italiani a essere abituati a un certo (altro) standard stilistico. Per esperienza personale, più passano i giorni trascorsi assieme e più le linee vagamente retrò cominciano a entrare nella testa e a convincere. Ultime due critiche: poco spazio sottosella (la concorrenza offre di più) e il prezzo: 11.090 IVA inclusa non sono pochi, soprattutto di questi tempi e soprattutto per una moto così di nicchia.


Pubblicato da Alessandro Codognesi, 27/06/2012
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