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Yamaha technical Academy, l’università dei meccanici


Avatar Redazionale , il 19/07/12

9 anni fa - Abbiamo partecipato a una giornata della Yamaha Technical Academy

Siamo stati ospiti della Yamaha Technical Academy, l’università dei meccanici Yamaha. Tra una dinamometrica e un albero a camme, abbiamo spiato i loro segreti

VALORE AGGIUNTO Premessa: affidare la propria due ruote a una concessionaria ufficiale è sicuramente più dispendioso (sia a livello di tempi, sia a livello economico) che rivolgersi all’officina sotto casa. Come mai? Semplice: la garanzia, l’attrezzatura e le dimensioni stesse dell’officina semplicemente non sono comparabili. Ma non è tutto: oggi come oggi essere esperti su qualsiasi moto e disporre delle attrezzature necessarie è affare per pochi, visto il sempre più ingombrante livello di elettronica. A questo scopo esiste la Yamaha Technical Academy, la scuola di Yamaha, che fornisce ai propri meccanici le conoscenze e le nozioni per lavorare… senza improvvisare. Per un giorno, sono tornato all'università.

LET’S START Comincio con l’esporre come sono organizzati i corsi e cosa prevedono. Il Training Centre, così è chiamata la struttura dove si seguono le lezioni, è composto da cinque aule per la parte teorica e un’aula con officina attrezzata, più l’officina attrezzata “Marine” rivolta al settore marino. Per il settore moto, i corsi forniti comprendono diverse aree: YTA, o Yamaha Technical Academy (10 moduli attivi), NMS o New Model School (corsi sui nuovi modelli), YTS o Yamaha Technical School, corso Call center (come interfacciarsi con il cliente), corso Accettatori, corso Workshop management e infine corsi specifici (ad esempio il corso giornalisti). Ovviamente, ogni corso prevede un esame finale, e se non si passa bisogna ri-iscriversi, proprio come all’università. Vi basti sapere che, da Settembre dello scorso anno a questo Aprile, il Training Centre ha già svolto 115 sessioni di formazione, mica bruscoline.

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ONE DAY La curiosità che mi ha assalito già prima di cominciare è molta, lo ammetto. Il corso previsto per questa giornata comprende una parte teorica e una pratica, spalmate nell’arco della giornata. Due istruttori ci seguono come genitori premurosi, e si parte con un corso tecnico completo sul TMax, fatto di slide e motori aperti sul banco, che sviscera nei minimi dettagli lo scooterone di Iwata. Dopo il TMax, sotto la lente passano WR450F, Xenter e anche il due ruote elettrico di Yamaha, l’EC-03. Quest’ultimo in particolare ha obbligato i meccanici Yamaha a partire tabula rasa, non essendo dotato del classico motore termico. Ed è per questo motivo che YTA ha creato un corso specifico per l’EC-03, che tratta specialmente argomenti di elettrica.

PC E BANCO PROVA Pausa pranzo, si mangia tutti assieme, meccanici, dirigenti e io con loro. Dopo il caffè, si riparte da dove avevo lasciato, ma ora è il momento della prova informatica: ci sono tutta una serie di test e domande sugli argomenti appena trattati dagli istruttori, e ogni test (composto da più quesiti), richiede di essere compilato interamente senza errori, pena la bocciatura. E a dire la verità, prima di superarlo ho dovuto ripeterlo più volte… Finito il test al pc si passa su un banco prova allestito di tutto punto, con l’impianto elettrico di una Yamaha FZ6 esposto sul banco e funzionante. Quest’ultimo, ci spiegano gli istruttori, serve per insegnare ai meccanici a trovare gli eventuali guasti, riconoscerli e saper somministrare la medicina adatta. Come dei veri e propri chirurghi.

MANI SPORCHE Ciliegina sulla torta, mi tolgo i vestiti per… indossare una vera e proprie tuta da meccanico Yamaha (cosa pensavate?) e provare a effettuare un tagliando direttamente sui mezzi esposti. Ovviamente non ho la rapidità di un meccanico ufficiale, ma grazie ai corsi appena seguiti ho già in mente come agire e dove mettere le mani senza dover improvvisare. Senza contare gli strumenti di diagnosi, che permettono di localizzare eventuali guasti prima ancora di aver mosso anche solo un dito. Dopo quest’esperienza, il valore aggiunto delle concessionarie ufficiali è ancora più chiaro: la competenza e le attrezzature di cui dispongono sono un bagaglio troppo importante, l’ho verificato in questa giornata, ed è per questo che, oggi come oggi, portare la propria due ruote da un ufficiale è la scelta migliore. A costo di qualche euro in più, certo, ma ne vale la pena.


Pubblicato da Alessandro Codognesi, 19/07/2012
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