Prova su strada
Yamaha Tricity 125

Yamaha Tricity 125

Tricity, ovvero tre ruote per la città. Questo 125 occupa poco spazio nel traffico ma ne offre molto sotto la sella e sulla pedana. Alcune soluzioni intelligenti rendono comoda la vita, nel traffico del centro 

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Autore:
Riccardo Capacchione, Foto di Marco Rocca

TRE RUOTE JAP EDITION Tricity, in Yamaha non potevano trovare un nome più chiaro di questo per il loro scooter “multiruote”. Che sono tre come dice la prima parte del nome, e destinate a calcare gli asfalti delle città, come spiegato dalla seconda parte della denominazione. Tre ruote offrono un appoggio superiore all’avantreno. Questo schema può offrire molto spazio per i bagagli oltre, udite udite, al piacere di guida. Diverso da quello di una moto, ma comunque gustoso, tanto una volta presa la mano si diventa “il Re delle rotonde” e scusate se è poco. 

SEMPLICE DOMANDA Prima che i puristi delle due ruote insorgano, vi faccio una semplice domanda: avete avuto mai modo di guidare un tre ruote? Non intendo un Tricity, ma un veicolo tipo scooter, ma a tre ruote. Bene, se ne avrete l’occasione, magari passando da un concessionario Yamaha, fateci un giretto e poi ci risentiamo.

IL PERCHÈ DEL TRE Prima di tutto, consideriamo il perché di un progetto come il Tricity: la cilindrata limita la circolazione su strade statali e ne vieta l’utilizzo su tangenziali, superstrade e autostrade. Questo forse è il vero unico limite del Tricity, e non certo per un errore di progettazione: per soddisfare le indicazioni del Codice Stradale, e renderlo guidabile anche da chi non è in possesso di patente A, non è stato possibile con la cilindrata (per entrare in autostrada basterebbe un 150 cc, immaginate che mostruoso aumento di prestazioni si otterrebbe rispetto al 125). 

VIAGGIATORE DI PERIFERIA E questo è uno dei punti cruciali: il Tricity è pensato per chi abita in centro o appena fuori città e deve recarsi quotidianamente in centro per lavoro.

Per portarvi un esempio che conosco molto bene, per andare in centro a Milano (o Roma, o Palermo, o ogni altra grande città), si ha una sola certezza. L’orario di partenza. Personalmente per percorrere 50 km tra strade statali e tangenziali devo calcolare circa due ore, sempre che non capiti il solito tamponamento dovuto al conducente che spedisce mail, messaggi (o, cose che ho visto personalmente: farsi la barba, truccarsi, leggere la Gazza, ecc ), infischiandosene grandemente di tutto ciò che accade intorno.

DA 4 A 3 RUOTE Per passare dalla comoda berlina allo scooter, poi, bisogna imparare la guida “a due ruote” e farlo a 40 anni o giù di lì senza aver mai provato una moto non è cosa da poco. Per non  parlare del brutto tempo, che implica molti di accorgimenti bene noti a noi motociclisti, molto meno a chi si avvicina tardi alle due… o tre ruote.

E qui sta l’idea: fornire un veicolo dall’equilibrio stabile (o semi stabile per i precisini), facile da usare, protettivo, capace di portare i bagagli necessari a una giornata fuori casa. In più la sicurezza offerta da un tre ruote ancora superiore a quella di una moto quando piove, il fondo è rovinato, si incrociano binari del tram e tutti quei simpatici trucchetti che i nostri amministratori lasciano sul fondo stadale per renderci più interessante la giornata in movimento.

PENSIERO STUPENDO Il Tricity ha fatto tesoro di tutte queste indicazioni: la larghezza è del tutto assimilabile a quella di uno scooter tradizionale: le doppie ruote anteriori sono infatti molto ravvicinate, per stringere la sezione maestra del veicolo, ma anche per aumentare la maneggevolezza. Le due ruote sono indipendenti l’una dall’altra, grazie al quadrilatero deformabile su cui sono montate, in modo da poter “piegare” e adattarsi al fondo stradale: guardate la foto nella gallery dove mostriamo come si possa salire su un marciapiede con una ruota mentre l’altra resta a terra e il Tricity si mantiene orizzontale, senza scompensi per il conducente. 

SOSPENSIONI OK Questo sistema permette di salire sui marciapiedi per parcheggiare (negli appositi spazi, mi raccomando!), senza incappare in manovre ostiche. Il peso è contenuto, 152 kg (156 con ABS che vi consiglio). Inoltre le sospensioni di ciascuna ruota non differiscono, nella sostanza, dalla forcella tradizionale di una moto: la differenza è nel numero, raddoppiato ovviamente. In questo modo si manteine una buona escursione e una elevata capacità di assorbimento delle asperità. Grazie al lay-out delle sospensioni bi-ruota anteriore, lo scudo ha un andamento verticale, che permette di aumentare lo spazio senza allungare l’intero veicolo

GIGANTI ESCLUSI Io sono alto 1,74 cm, ma i colleghi sopra il metro e 80 sfiorano con le ginocchia la parte interna dello scudo. Un gancio estraibile permette di fissare la borsa della spesa: utilizzate una di quelle robuste che si acquistano e tenetela nel sottosella per ogni evenienza. I sacchetti dei supermercati si rompono troppo facilmente se si viaggia sulle buche del tracciato offroad che ogni città vanta. Se lo scudo ripara per bene le gambe e se i piedi possono contare su un fondo anti sdrucciolo, il plexiglass protegge solo in parte in caso di pioggia. Nel caso, esiste l’accessorio “alto” ma io personalmente preferisco quello basso, per vederci meglio e per sentire un po’ d’aria addosso mentre guido, questione di gusti, però. 

SPAZIO PROFONDO Sotto la sella, il vano potrebbe sembrare piccino ma è così ben sagomato da stupirmi per la capacità di accogliere oggetti anche di dimensioni piuttosto ingombranti, come un casco jet grande o un integrale. Sella e tappo benzina sono sotto chiave e si operano dal blocchetto di accensione multifunzione, dotato anche di una slitta di “blindatura” che ricopre la serratura vera e propria. 

RADIATORE LATERALE L’idea geniale a mio parere però è nel motore, monocilindrico a 4T: normalmente il motore degli scooter è basculante, ovvero il braccio che ospita la trasmissione funziona anche da forcellone, spesso chiuso, come sul Tricity, da un ulteriore braccio sul lato opposto, che aumenta la rigidezza d’insieme. Anche sul Tricity lo schema è questo ma se normalmente il radiatore di raffreddamento è sul muso dello scooter, dove il refrigerante arriva tramite lunghi tubi di gomma, il Tricity ha il radiatore montato sul fianco del motore, sul lato destro. Ben protetto sia dalla carenatura dello scooter sia da una griglia di plastica, è mantenuto fresco da una ventola “sempre in presa” montata sull’albero motore, che aspira l’aria dall’esterno, e, dopo averla fatta passare nel radiatore, la soffia verso il basso. Un risparmio di peso e di complicazione costruttiva e di “service” davvero notevole. E dire che ci aveva già pensato l’Ingegner Corradino d’Ascanio, progettando la Vespa… Corsi e ricorsi storici sono comuni anche nella meccanica.

FRENATA COMBINATA Infine la frenata: un automobilista o un neofita con il Tricity non si deve preoccupare della ripartizione della forza frenante sui due assi: il sistema integrale (Unified Brake System, UBS, i jap hanno una sigla per tutto…), ripartisce automaticamente la forza decelerante tra la ruota anteriore e posteriore, evitando bloccaggi e mantenendo il Tricity ben allineato nelle frenate più decise oltre a limitare il consumo delle pastiglie dei freni, aspetto secondario ma non certo non importante. 

Consiglio vivamente a tutti l’ABS, opzionale: si spende un po’ di più all’acquisto, ma la sicurezza aumenta drasticamente e per restare sul venale, non costerà mai quanto una innocua scivolata sul ghiaino…

POST FERIE Immaginate, quando arriverà l’inverno, un qualsiasi lunedì mattina. Il termometro segna 4°C, ma tanto i km da percorrere non sono molti. Pioviggina, ho un sonno dell’accidenti e i riflessi non sono esattamente quelli di Bolt quando esce dai blocchi alle Olimpiadi. Le gomme sono fredde e, distratto, mi ritrovo sullo sporco, dopo essere arrivato un po’ lungo in una stupida curva, percorsa mille volte. Bene, con il Tricity piego e stop, con giudizio ovviamente, ma esco tranquillamente da quella curva, dove invece avrei potuto iniziare in maniera pessima la mia giornata di inizio settimana. Al limite l’avantreno “scarroccia” un po’ verso l’esterno passando sulla ghiaia, ma tutto finisce lì. 

NESSUN SPAVENTO Una volta fatta l’abitudine, non ci si spaventa nemmeno più, anzi, diventa quasi divertente. almeno per me… Già questo fa una grossa differenza, e così la pensano ad esempio migliaia di parigini che affollano le strade con ogni tipo di tre ruote. Sotto la sella ho il mio lap-top, debitamente protetto dai sobbalzi. Indosso solo una giacca antipioggia termica, sopra i normali vestiti “da ufficio”. Lo scudo protegge bene le gambe, al massimo un paio di antiacqua a strappo laterale bastano e avanzano, per non bagnarsi. 

VESTITI FASHION La differenza fondamentale è un’altra, però: in moto avrei dovuto indossare scarponi o stivali antipioggia, con lo scooter no. Il Tricity abbina quindi le comodità di uno scooter a una tenuta di strada che, più le condizioni di viaggio peggiorano, più si dimostra efficiente rispetto a quella di una moto tradizionale. Le sospensioni a doppia forcella copiano molto bene le irregolarità dell’asfalto, e la maneggevolezza è all’altezza di un qualsiasi scooter di media cilindrata, se non superiore nei destra-sinistra. Meno efficienti i doppi ammortizzatori posteriori, dalla corsa ridotta e quindi “secchi” nella risposta: inoltre, ha ingannato anche me per un microsecondo, la copertura in plastica non serve a regolare il precarico nel caso si viaggi in due. Si tratta di una… copertura in plastica. Dovessi spendere qualche euro, comprerei due ammortizzatori di qualità superiore

TRA AUTO FERME La sezione laterale piccola mi permette di svicolare senza rischi nel traffico (con giudizio, ragazzi, con giudizio…) e anche l’altezza azzeccata degli specchietti evita fastidiosi contatti con quelli delle auto. 

Il motore da 125 cc non si può certo dire che sia brillante, ma la spinta è sufficiente a muoversi nel traffico e gli 80-90 km/h sono raggiungibili in tempi ragionevoli. La frenata combinata richiede un po’ d’abitudine: utilizzando ad esempio la leva destra, si avverte il movimento di quella sinistra, e viceversa: questo proprio perché il Tricity ripartisce la forza frenante tra anteriore e posteriore. 

ALTI E BASSI Il quadro strumenti è chiaro e ben leggibile, e nel complesso ho la percezione di buona qualità costruttiva, anche se è evidente che non si è scialacquato per alcuni componenti. Però il Tricity è davvero molto leggero e infatti non servono complicati sistemi di bloccaggio della sospensione anteriore per parcheggiarlo, bastano i classici cavalletti laterale e centrale, il che contribuisce anche a contenerne il prezzo

TRICITY A CHI? In sostanza, il Tricity 125 è perfetto per chi si muove in città, e firmerei una petizione per estenderne l’uso anche alle tangenziali, che spesso ci si ritrova a dover percorrere dato che ormai la viabilità non tiene più conto di pedoni, biciclette, motorini e quant’altro, salvo alcune civilissime zone, almeno a Milano. 

CONFESSIONE Ora, chiudo confessando una cosa che professionalmente secondo me non andrebbe fatta, ma una prima volta c’è sempre, prima o poi. Io guido un tre ruote da diversi anni ormai (e non è un Tricity) abitando fuori dall’hinterland milanese e dovendomi recare giornalmente in città per lavoro. In auto devo calcolare, non scherzo, un paio d’ore salvo imprevisti (che sono in realtà una costante), con il mio tre ruote so di impiegare un’ora, che piova o tiri vento.

COLORI E SCONTI Il Tricity è disponibile in livrea rossa, grigia, bianca e nera, al prezzo di 3.690 euro f.c., ma vi consiglio di consultare il sito www-yamaha-motor.it per verificare eventuali promozioni in atto. Poi, nel weekend, avete il vostro “bombardone” per viaggiare o divertirvi in collina, no?


TAGS: yamaha prova comoda strada citta spazio pedana traffico centro tricity 3 ruote intelligenti sottosella prove moto 2015

Modello / Versione MY Potenza Prezzo
Yamaha Tricity 125 MY 2017 12 Cv / 9 Kw 3.890 €
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