Test ride

Sym Citycom S 300


Avatar Redazionale , il 09/04/15

6 anni fa - Ha la

Ha la "città" dentro. Ma se il commuting si allunga, lui c'è. E a quel prezzo, il "pacchetto" che offre il Sym Citycom S 300 ha poca concorrenza 

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VENGO DA FUORI Casa-ufficio, ufficio-casa. Una settantina di chilometri tra andata e ritorno: curve pochine, tangenziale/autostrada a iosa. Il tutto condito da una full immersion nel traffico milanese. Bella vita, eh?

GIOCA CON NOI… Stavolta a trascinarmi al lavoro ci pensa il Sym Citycom S 300. La taglia di motore è quella giusta per il tragitto, e anche il prezzo è Okay, come diceva la Zanicchi qualche anno fa. 3.680 euro, con quattro anni di garanzia inclusi e il parabrezza (corto) di serie. Nello stesso segmento, difficile strappare un prezzo più basso senza ripiegare su qualche carneade.

MI ILLUMINO DI LED Prodigi del Far East (lo scooter arriva da Taiwan) e delle sue economie, che fanno gola ma a volte richiedono qualche compromesso. In questo caso sul design, moderno ma non da colpo di fulmine. Il lato migliore da cui guardare il Sym Citycom S 300? Il lato B, ben disegnato e illuminato da luci a LED. Per il resto, i più pignoli potrebbero eccepire qualcosina sulla qualità di certe plastiche, alcune non particolarmente ricercate, e sulla strumentazione, chiara e completa ma senza guizzi. Però c’è da constatare un netto passo avanti rispetto a certi prodotti taiwanesi del passato, nella robustezza come nel montaggio.

CAMERE SEPARATE Casco allacciato, lo zaino ancorato al gancetto sul retroscudo, varie ed eventuali nel sottosella, che è molto generoso per un ruota 16’’, o nei piccoli vani del retroscudo (uno ha pure la presa 12V). La seduta, comodamente matrimoniale, fa per me. E’ leggermente alta (80 cm), spaziosa, con la zona ospiti debitamente separata, e prima che incomba il supporto lombare c’è gioco sufficiente per scivolare un po’ fino a trovare una posizione confortevole. Tutto questo malgrado i diktat della pedana, perché dietro allo scudo di spazio ce n’è, è vero, ma le propaggini del tunnel centrale, dove è tumulato il serbatoio (da 10 litri) esiliano i piedi agli estremi della pedana.

UN ALTRO PASSO Niente piano di carico piatto, dunque, e un filo di aria alle caviglie: poco male, però. Anche perché, per il resto, la protezione dall’aria non manca, con un accenno di paramani e il parabrezza corto, che fa scudo come si deve al busto –meno al casco. Arrivo al casello senza patemi e convinto che, volendo affrontare un viaggio un po’ più lungo, il Citycom S ha quel che serve. Il nuovo motore 4T da 278 cc è infatti nettamente più prestante rispetto al motore che sostituisce (300 di nome, di fatto un 250 pompato) e regge bene un passo sostenuto, anche se il meglio lo dà in basso, con tanta ripresa e uno spunto da fermo da fare il gradasso ai semafori. Tutto questo senza che i consumi ne risentano troppo. Nell’andirivieni mi aggiro intorno ai 30 km con un litro.

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FIDATO Si viaggia comodi sul Sym Citycom S 300, che tra i palazzi come nei curvoni regala tanta confidenza in appoggio. E’ ben bilanciato, per nulla goffo negli spazi stretti, e una volta impostata una traiettoria procede come su un binario. Quando la strada non è un biliardo, la ruota da 16’’ dà sicurezza e agilità: digerisce bene lo sconnesso e gioca di squadra con sospensioni tendenti al morbido, più votate al comfort che alla sportività. Bene così. In caso di emergenza, poi, il lavoro dei due dischi da 260 mm è efficace: la frenata è di tipo combinato, l’ideale per i motociclisti meno scafati. Peccato che l'ABS, per ora, non sia disponibile nemmeno come optional.

I TEMPI CAMBIANO Un paio di settimane di commuting mi bastano a sciogliere le ultime riserve, ormai ridotte al lumicino: gli scooter taiwanesi hanno fatto davvero passi da gigante. Il prezzo basso ora fa il paio con contenuti di tutto rispetto, e il “pacchetto” del Citycom S 300 è davvero completo. Sotto tutti i punti di vista, ABS a parte.

IN QUESTO SERVIZIO:

Casco CABERG DOWNTOWN
I caschi da città rischiano sempre di essere scomodi e rumorosi. Non è il caso, però, del Caberg Downtown, demi jet particolarmente protettivo. È proprio questo il suo fiore all’occhiello: grazie allo sviluppo della calotta e degli interni è molto silenzioso, quasi a livello di un integrale. Cosa gli manca? Una linea attraente e un sistema per non far appannare subito la visiera.  

Giubbotto TUCANO URBANO FICUS
Capo elegante e protettivo allo stesso tempo, il Tucano Urbano Ficus è un cappotto da vero signorotto. Particolarmente caldo grazie alla membrana interna (removibile), ha nella morbidezza del tessuto il suo miglior pregio. Mi sarebbe piaciuto un taglio un po’ più sciancrato, così da poterlo utilizzare realmente sempre.

Jeans MOTTOWEAR GALLANTE BLUE
Capo tecnico "in incognito" se ce n'è uno. Vestibilità e stile sono infatti da jeans da passeggio, ideali se il viaggio in moto prosegue con un'immersione nella mondanità cittadina. In caso di sventure, un po' di Kevlar nei punti strategici (ginocchia, fianchi, fondoschiena, coscia) contrasta le abrasioni e, all'altezza delle ginocchia, protezioni (regolabili) SAS-Tech o KNOX fanno da scudo. 

Guanti OJ ENERGY
Anche se a prima vista questo guanto potrebbe sembrare un po’ rigidino, una volta indossato soddisfa sotto tutti i punti di vista. S’indossa facilmente, grazie alle ampie regolazioni sulla chiusura, ha una proporzione corretta tra ampiezza nella zona del palmo e lunghezza delle dita e lascia a queste ultime una buona sensibilità, nonostante l’eccellente isolamento termico.

Scarpe OJ WALK
Scarpa da moto "da battaglia": tanta robustezza e tanto grip dalla suola, debitamente intagliata. Calza bene al motociclista quattrostagioni, perché con il freddo e il maltempo tiene i piedi ben protetti e caldi. La calzata è abbastanza comoda per quella che, di fatto, è una scarpa tecnica innanzitutto. La vestibilità, di contro, non è da quadrilatero della moda. 


Pubblicato da Luca Cereda (foto: Marco Rocca, modello: Andrea Rapelli), 09/04/2015
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