Una Power Cruiser da 168 CV che deve convivere con tangenziale, semafori e code: sembra una contraddizione, ed è esattamente il motivo per cui ho voluto provare la XDiavel V4 nel modo meno scontato, una settimana di uso quotidiano, conclusa con una gita sul lago nel weekend, decisamente più nelle sue corde. Il risultato? Lo scoprirari nelle prossime righe, ma ti anticipo che è una moto che sorprende dove non te lo aspetti, convince in tante situazioni ma ha anche qualche difettuccio che non le perdono. Intanto una cosa è certa: di Ducati vera ce n'è parecchia, anche sotto la veste da cruiser.
Ducati XDiavel V4, design muscolare per la cruiser italiana
Una moto come la Ducati XDiavel V4 non passa inosservata, e non è nemmeno stata disegnata per farlo. Il design è un aspetto fondamentale in una moto di questo tipo e qui è il punto di partenza: con il passaggio al V4 l'impronta è più ricercata, quasi da Gran Turismo di lusso. Le sovrastrutture nascondono in parte la meccanica ed è un peccato, specialmente se è il tuo punto di forza, ma va detto che queste sono disegnate con eleganza e carattere muscolare, il concetto alla base di Diavel e XDiavel. Personalmente adoro la profondità del suo rosso, specifico per lei, ma se preferite qualcosa di ''meno appariscente'' c'è anche il nero, anche lui pensato apposta per la power cruiser.
Le prime mattine, tirandola fuori dal garage per andare in ufficio, ho rischiato il ritardo più volte, perdendomi a guardare cura nei dettagli c'è nelle piccole finiture e nei componenti. Su tutto spicca il gommone posteriore da 240/45 montato su un cerchio da 17'' di grande effetto, lasciato in bella vista dal monobraccio sul lato destro.
Motore e ciclistica
Ducati XDiavel V4, prestazioni da urlo: 169 CV di potenza massima
Il cuore è il V4 Granturismo, lo stesso di Diavel V4 e Multistrada, fratello meno spinto del Desmosedici stradale che equipaggia Panigale V4 e Streetfighter V4. Ha distribuzione a molla, quindi non desmodromica, ma non per questo è poco grintoso: 1158 cc, 168 CV e 126 Nm. Rispetto al vecchio 1260 con DVT, ormai in pensione, sono 8 CV in più e 1 Nm in meno, ma il V4 gira più in alto e, con la rapportatura giusta, la differenza si sente. Il V4, inoltre è pure più leggero del vecchio bicilindrico e fa risparmiare 6 kg: il peso dichiarato è di 229 kg in ordine di marcia, senza carburante.
Più americana
Rispetto alla Diavel V4, altra creatura che di razionale ha ben poco, cambia la ciclistica, più ispirata al modo americano di vedere una power cruiser: canotto di sterzo più aperto (29° contro 26°) e 36 mm di escursione in più al posteriore, a vantaggio sulla carta del comfort. Nonostante le modifiche in ''salsa Alferdo'', la dotazione è da bolognese DOC: forcella a steli rovesciati da 50 mm, completamente regolabile così come il monoammortizzatore, impianto frenante Brembo con pinze radiali e dischi semiflottanti da 330 mm e pneumatici Pirelli Diablo Rosso 3, in misure 120/70 R17 all'anteriore e 240/45 R17 al posteriore. Sì, avete letto bene e no, non glielo prestano quelli di Lamborghini.
Anche l'elettronica è completa: ABS cornering, controllo di trazione sensibile all'angolo di piega, anti-impennata, Ducati Power Launch (per una Power Cruiser brucia-semafori non poteva mancare), vari power e riding mode e cruise control. Tutto si gestisce dal nuovo TFT, molto più largo, leggibile e sfruttabile che in passato; c'è anche la navigazione, ma solo turn by turn.
Ducati XDiavel V4, la posizione in sella è stata aggiornata
Una Ducati con l'ergonomia di una Harley... scelte commerciali, ma non solo: anche la XDiavel ha il suo (ristretto) pubblico. L'ergonomia è stata rivista per avere più comfort e più controllo. La sella è a 770 mm da terra e più imbottita di prima, con la posizione classica del segmento: incassata, con poche possibilità di muoversi. Le pedane, avanzate, sono regolabili di ±20 mm rispetto alla posizione neutra: nei miei 174 cm la posizione standard è quella giusta. Chi è più alto può allontanarle per aprire l'angolo delle ginocchia, chi è più basso può avvicinarle.
Il manubrio è più basso e più vicino al busto. Con le mie ''braccia corte'' faccio meno fatica a far manovra: con lo sterzo tutto a battuta le dita arrivano facilmente alle leve (regolabili) e un'inversione non richiede pratiche contorsionistiche. Senza contare che il baricentro è bassissimo e si tocca senza alcun tipo di problema, non un aspetto secondario per una moto comunque importante nelle dimensioni.
Il passeggero
Quando nel weekend ho caricato il passeggero, ho ricevuto un feedback positivo con solo qualche piccola riserva. Lo spazio non manca, d'altronde rispetto alla precedente XDiavel 1260 è aumentato sia in lunghezza sia in larghezza, e anche il comfort non è affatto male, con una sella imbottita a dovere. Gli aspetti negativi riguardano, invece, l'appiglio praticamente nullo per contrastare le poderose accelerazioni del V4, maniglioni e schienalino sono disponibili come optional, ma senza questi è difficile che il passeggero se la goda... Aspetto da valutare in fase d'acquisto se utilizzerete la cruiser bolognese con il passeggero. Altro tema il calore, che come vedremo tra poco, non va a infastidire solo il pilota.
In città e nel traffico
Il lunedì mattina, cercando di raggiungere la tangenziale divincolandomi nel traffico dell'ora di punta, mi sarei aspettato una moto difficile da condurre. Ma qui è arrivata la prima sorpresa: tra le Power Cruiser è la più simile a una naked da guidare con la facilità che ne consegue. Il raggio di sterzata è buono e, nonostante il passo XL, si riesce comunque a filtrare in maniera piuttosto efficace tra le auto in coda.
Il lato meno convincente emerge a bassa velocità. In città, a filo di gas, tra i 20 e i 30 km/h, non c'è la fluidità tipica che ho riscontrato sulle recenti Ducati dotate di V4 Granturismo. Uno strattone che le altre non hanno e che compromente la linearità d'erogazione. Può dipendere dalla strategia di attivazione estesa dei cilindri, come sulla Diavel V4, o da un po' di gioco di trasmissione. Il fastidio sparisce oltre i 45-50 km/h: da lì la moto diventa decisamente più godibile e in linea con le aspettative. Un altro aspetto - questo ricercato da Ducati per attirare a sé gli americani - è una presenza di vibrazioni maggiore, un requisito che oltre l'Oceano Atlantico sembrano apprezzare, ma del quale io avrei fatto volentieri a meno.
Ducati XDiavel V4, le sospensioni garantiscono un buon livello di comfort e precisione nella guida
Con il caldo del motore, invece, bisogna fare i conti: la strategia di attivazione prova a mettere una pezza, ma non fa miracoli. Il calore si sente già con temperature miti e può diventare un tema ''bollente'' nelle giornate più calde.
Dossi, rallentatori e tratti rovinati sono stati una buona prova. Con una moto che è lontanissima da una maxi enduro non c'è da aspettarsi miracoli, ma questa XDiavel sa come comportarsi quando la situazione si fa sconnessa. Soprattutto all'anteriore, dove ho apprezzato l'ottimo lavoro svolto dalla forcella, al posteriore non si ppuò chiedere molto di più: la taratura e il piccolo aumento di escursione fanno ciò che possono e vengono aiutati dalla sella ben imbottita che assorbe bene le asperità.
In tangenziale
Sulle strade veloci, come possono essere le tangenziali, ovviamente lontane dagli orari dei pendolari, il V4 mostra il suo doppio volto: forte e vigoroso quando serve, in grado di completare rapidamente un sorpasso anche partendo abbondantemente sotto coppia, oppure tranquillo (e meno assetato) grazie al cruise control quando si vuole viaggiare rilassati. La protezione aerodinamica non è ottimale, motivo per cui ho spesso preferito rallentare il passo, attorno ai 110 km/h e guidare in souplesse, piuttosto che fare la banderuola ben oltre i limiti consentiti. Per i viaggiatori, segnalo la presenza di un ottimo display, davvero ricco di informazioni utili e di facile lettura, peccato però che la navigazione sia solo attraverso pittogrammi e non cartografica.
Sul lago, tra le curve
Il weekend, sulle strade del lago, la XDiavel va dove il suo DNA la porta. Una Power Cruiser tra le curve può funzionare? Sulla carta no, e invece sì. Bisogna accettare peso, ingombri, interasse e gommone posteriore, ma i primi gradi di inclinazione vengono divorati con la velocità che ci si aspetterebbe da una naked, senza forzare su manubrio e pedane. Quando il ritmo sale e la strada si attorciglia, però, il guidatore deve metterci del suo: spostare il corpo o spingere di più sulle pedane. Qui sarebbe stata utile la posizione centrale delle pedane, disponibile tra gli optional.
Ducati XDiavel V4 in azione
È in questo contesto che il V4 conquista, quando lo si lascia libero di esprimersi, e il cambio quickshifter ne esalta il carattere. Funziona bene anche la frenata: su una cruiser l'anteriore si usa di solito poco, per l'angolo di sterzo molto aperto, ma qui si può tirare tranquillamente la staccata. L'ABS è ben tarato, non dà fastidio e anche entrando in curva col freno non ci sono reazioni scomposte. Altrettanto preciso il controllo di trazione, che taglia sempre in modo puntuale. Un consiglio da mototurista: con il bagnato, attenzione alle strisce pedonali, sono come il ghiaccio.
Il risultato è una moto che è una vera Ducati: potente, con motore forte ed elettronica precisa, vestita da Power Cruiser.
Pro e contro
Cosa mi è piaciuto
Il motore, forte e pieno quando lo si lascia libero
L'estetica, unica nel suo genere e ben rifinita
La facilità di guida, sorprendente per una moto di queste dimensioni
Comportamento dinamico, frenata ed elettronica
Cosa mi è piaciuto meno
Lo strattone alla prima apertura del gas a bassa velocità
Il calore del motore
Il cavalletto laterale, difficile da trovare con il piede
La Ducati XDiavel V4 2025 costa 30.290 euro. Pochi o tanti dipende dal portafoglio: non è una moto per tutte le tasche, ma il posizionamento nel mercato mi sembra giusto. Una concorrente diretta, secondo me, non c'è. La più vicina per prestazioni, prestigio e finiture è la Triumph Rocket 3, con un tre cilindri esagerato e ben rifinito, ma quando si tratta di curvare la Ducati ad oggi non si batte.
A chi è rivolta
Il cliente tipico è difficile da definire: probabilmente il ducatista che affianca alla Multistrada o alla Panigale qualcosa di più modaiolo, ma anche chi arriva dal touring americano e vuole una moto più dinamica, o chi è semplicemente affascinato dalle sue forme. Il configuratore sul sito Ducati permette di personalizzarla con accessori in chiave sportiva o turistica.
Un talento naturale, nel senso che si è ritrovato a seguire la sezione Moto dopo aver svolto in passato ogni mestiere immaginabile, tranne quello di web editor. Ad aiutarlo, un amore smisurato per tutto ciò che gira attorno alle due ruote, oltre a una contagiosa simpatia e a una professionalità esemplare, che in breve tempo hanno contribuito a fare di Danilo un personaggio amato da colleghi e appassionati. Presto o tardi, il volume della musica che ascolta in cuffia mentre scrive le sue prove ne farà un centauro sordo più di uno scarico privo di Db killer.