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Come funzionano le colonnine di ricarica pubbliche?


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36 minuti fa - Ecco come funziona davvero la rete pubblica in Italia per la ricarica

Dalle prese AC alle ultra-fast in autostrada: ecco come funziona davvero la rete pubblica in Italia, quanto costa e come gestirla con app e tessere

Quando si decide di passare a un'auto elettrica bisogna imparare a utilizzare le colonnine pubbliche per la ricarica. Non è difficile ma bisogna comunque sapere alcune cose per non farsi trovare impreparati alla prima ricarica. Sembrano tutte uguali, ma non lo sono affatto. Estetica a parte, cambiano potenza, connettori, app e soprattutto costi. Capire come funzionano evita brutte sorprese durante il viaggio. Ecco quindi una guida molto pratica su quello che c'è da sapere per ricaricare da una colonnina pubblica.

Cosa sono le colonnine di ricarica pubbliche

Una colonnina pubblica è un punto di ricarica accessibile a chiunque abbia un'auto elettrica (anche Plug-in). Si trova per strada, nei parcheggi, nei centri commerciali o in autostrada. A differenza della wallbox di casa, è gestita da un operatore. Serve una connessione, un pagamento, un'app dedicata e spesso anche una tessera.

La rete pubblica nasce per chi non ha un box privato dove installare una presa. Serve anche a chi percorre lunghe distanze e ha bisogno di ricariche rapide. Negli ultimi anni la sua diffusione è cresciuta a ritmi molto sostenuti nel nostro Paese.

Porsche Taycan elettrica in ricarica - Foto di Bob Osias su UnsplashPorsche Taycan elettrica in ricarica - Foto di Bob Osias su Unsplash

Quante colonnine ci sono in Italia

I numeri mostrano una crescita rapida. Secondo Motus-E, l'associazione che monitora il settore, a fine marzo 2026 in Italia risultano installati 78.253 punti di ricarica pubblici. Di questi, 68.153 sono già attivi e utilizzabili. Gli altri attendono ancora l'allaccio alla rete elettrica. Il confronto storico è ancora più significativo. A marzo 2025 i punti installati erano 65.992, mentre nel marzo 2022 si fermavano a 27.857. In quattro anni la rete italiana è quindi cresciuta del 226%. Solo nell'ultimo anno sono arrivati oltre 12.000 nuovi punti.

La Lombardia guida la classifica regionale con 17.143 punti, pari al 22% del totale nazionale. Seguono le regioni del Centro-Nord, mentre il Sud recupera terreno con Puglia e Campania in forte crescita. Anche le autostrade si stanno attrezzando. A marzo 2026 si contano 1.461 colonnine lungo la rete, oltre il 61% ad alta potenza. Sul fronte tecnico, la maggioranza dei punti resta in corrente alternata. Sono 55.451 i punti AC, contro 15.859 fast DC e 6.943 ultra-fast. Negli ultimi dodici mesi, però, il 64% delle nuove installazioni ha riguardato proprio le colonnine veloci e ultraveloci.

Il confronto con l'Europa

Guardando all'Europa, l'Italia si posiziona al sesto posto per numero assoluto di punti attivi. Davanti ci sono Paesi Bassi, Germania, Francia, Belgio e Regno Unito. Il dato cambia però se si guarda al rapporto tra colonnine e auto elettriche circolanti. Con 15,4 punti di ricarica ogni 100 veicoli elettrici, l'Italia sale al terzo posto europeo. Fa ancora meglio sulle infrastrutture veloci: con 4,10 punti DC ogni 100 auto elettriche è prima in Europa. Il quadro si ribalta se il calcolo si basa sulla popolazione. Con 11,6 punti ogni 10.000 abitanti, l'Italia si trova in fondo alla classifica europea. Un mercato delle auto elettriche ancora piccolo rispetto ad altri Paesi spiega in parte questo dato.

Le tipologie di colonnine

Non tutte le colonnine funzionano allo stesso modo. La differenza principale riguarda la potenza erogata e il tipo di corrente. Ecco le due categorie principali che si trovano oggi sul territorio. Le colonnine AC, in corrente alternata, sono le più diffuse. Hanno potenze comprese tra 3,7 e 22 kW. Si trovano tipicamente in città nei grandi parcheggi, vicino ai supermercati e negli alberghi. Per una ricarica completa servono diverse ore, a seconda della batteria e dello stato di carica. Le colonnine fast DC, in corrente continua, possono arrivare e superare i 350 kW. Oggi si parla già anche di colonnine Megawatt.

Riducono sensibilmente i tempi per una ricarica quasi completa. Sono comuni lungo le strade extraurbane e in alcune aree di servizio autostradali.

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I connettori: quali prese si usano

Anche i connettori variano in base al tipo di ricarica. In Europa lo standard per la corrente alternata è la presa Type 2. Quasi tutte le auto elettriche vendute nel continente la utilizzano come connettore principale. Per la corrente continua lo standard europeo è il CCS Combo 2. Integra la presa Type 2 con due pin aggiuntivi per la ricarica rapida.

Solo Tesla, fino a pochi anni fa, usava un connettore proprietario in Europa (lo fa ancora negli USA). Oggi è stato sostituito dal CCS anche sui modelli europei. Esiste anche lo standard giapponese CHAdeMO, ormai meno diffuso sulle nuove colonnine italiane. Prima di partire per un viaggio, conviene sempre verificare quale connettore monta la propria auto.

Come funziona una ricarica, passo dopo passo

Il procedimento è più semplice di quanto sembri. Si parcheggia vicino alla colonnina e si collega il cavo al veicolo. Poi si avvia la sessione tramite app, tessera o carta di pagamento. A quel punto la colonnina comunica con l'auto per stabilire la potenza massima accettabile.

Il flusso di energia parte in automatico e viene monitorato in tempo reale. Molte app mostrano la percentuale di carica raggiunta minuto per minuto. Al termine, basta fermare la sessione dall'app o staccare il cavo. Alcuni operatori applicano una tariffa extra se l'auto resta collegata oltre un certo limite. Serve a evitare che una colonnina resti occupata inutilmente dopo il pieno.

App, tessere RFID e Plug&Charge

La gestione della ricarica passa quasi sempre da uno smartphone. Le app più usate in Italia sono Enel X Way, Plenitude On The Road, Electra, Ionity e A2A E-Moving. Permettono di localizzare le colonnine libere, avviare la ricarica e pagare direttamente. In alternativa esiste la tessera RFID, una card fisica da avvicinare al lettore della colonnina. È comoda per chi non vuole sempre usare il telefono. Va comunque registrata e collegata a un metodo di pagamento tramite l'app dell'operatore.

Sta crescendo anche il sistema Plug&Charge, che riconosce l'auto appena viene collegato il cavo. Non serve app né tessera: il pagamento avviene in automatico. Secondo i dati di settore, oggi riguarda ancora una piccola parte delle ricariche, ma è in aumento (le auto devono essere compatibili). Utile anche sapere che oltre il 90% dei punti di ricarica italiani è interoperabile. Significa che si può ricaricare con app diverse da quella del gestore della colonnina, spesso con un piccolo sovrapprezzo.

Quanto costa ricaricare a una colonnina pubblica

Il prezzo dipende da tre fattori: la potenza della colonnina, l'operatore e la formula di pagamento scelta. In generale, più la ricarica è veloce, più il costo al kWh sale. Le colonnine AC pubbliche costano indicativamente tra 0,45 e 0,65 euro al kWh. Le fast DC si collocano tra 0,60 e 0,85 euro al kWh. Le ultra-fast, quelle da oltre 150 kW, arrivano fino a 0,90-0,95 euro al kWh. Chi ricarica solo occasionalmente può scegliere la formula pay per use, senza canone fisso.

Chi invece usa spesso le colonnine pubbliche risparmia con un abbonamento mensile se l'operatore lo offre. Gli abbonamenti riducono il costo per kWh anche del 30-50% rispetto al pay per use.

Un consiglio pratico prima di partire

Chi viaggia spesso in elettrico dovrebbe scaricare più app prima di mettersi in strada. Enel X Way, Electra, Ionity e Tesla coprono insieme gran parte della rete italiana. Verificare tariffe e connettori in anticipo evita soste più lunghe del previsto. La rete di ricarica pubblica in Italia sta crescendo velocemente, ma resta ancora irregolare. Conoscere come funzionano le colonnine, oggi, è già un bel vantaggio per chi guida elettrico.

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Filippo Vendrame
Filippo Vendrame
Appassionato di auto, moto e grande amante della tecnologia, non resisto a provare le ultime novità a 2 e 4 ruote (e non solo...).

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