Test Drive

BMW K 1200 S


Avatar Redazionale , il 25/01/06

15 anni fa - Cavalli a profusione per tutti i giorni

La moto più veloce e potente mai costruita da BMW non tradisce la filosofia della casa rivelandosi usabile anche nella vita di tutti i giorni. Ha un motore che non finisce mai e sfrutta soluzioni intelligenti che la rendono molto interessante.

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MANI CALDE
Una manopola riscaldata può fare davvero la differenza, soprattutto quando l'inverno è come questo che stiamo affrontando: così freddo e lungo che mette a dura prova perfino la mia passione per le due ruote. La manopola in questione è quella della K 1200 S, che ho avuto modo di provare per parecchi di questi giorni gelati apprezzandola al di la della manopola riscaldata che comunque ha fatto la sua parte. Ci sono moto che di inverno conquistano più di altre, e la BMW è una di queste.

BMW SPORT Perché pur essendo dichiaratamente sportiva (almeno nei canoni BMW) non rinuncia a nemmeno una di quelle attenzioni verso il comfort del pilota e del passeggero proprie di ogni moto con l'elica sul serbatoio. È questa da sempre la filosofia BMW. Per quanto estreme o esagerate possano apparire le sue moto, di fondo c'è sempre una ricerca maniacale per rendere la moto il più usabile e comoda possibile. E i numeri della 1200 bavarese sono di assoluto rilievo: 167 cv dichiarati per il suo quattro cilindri in linea incredibilmente inclinato in avanti, che ha anche una coppia notevole (130 Nm) ed è capace di spingerla ad una velocità massima prossima a 280 all'ora.


L'ALTERNATIVA
La struttura tecnica delle K ormai è nota, la S si fregia di una tecnologia di primissimo piano ed esplora strade alternative per sospensioni e freni con il Duolever anteriore a rimpiazzare la tradizionale forcella e l'impianto ABS con servoassistenza a dare una mano al pilota nei casi di emergenza. Tutte cose che, devo dire la verità, non mi avevano impressionato molto favorevolmente in occasione della prova della nuda K 1200 R, dove avevo rilevato una certa imprecisione dell'avantreno nell'impostazione della traiettoria e una frenata poco intuitiva a causa della prima parte di corsa a vuoto. Un po' anche per questo motivo mi sono avvicinato alla K 1200 S con una certa prevenzione. Devo dire, però, che questa S, ha saputo ribaltare il mio scetticismo in apprezzamento.

NUOVI SEGMENTI Che con le nuove quattro cilindri BMW vada a caccia di una nuova tipologia di cliente non è certo una novità. La K gioca quindi la carta delle prestazioni per attirare anche quel motociclista "sensibile al cavallo" di cui l'Italia abbonda. Rientra nella categoria delle sport touring ultraveloci un segmento che certo non fa grandi numeri ma che comunque continua ad essere alimentato anche dai giapponesi come dimostrato dalla nuova Kawasaki ZZ-R 1400, altro bombardone con la faccia da sport touring ma con un motore esagerato.


CAVALLI PER OGNI GIORNO
Ma nell'uso quotidiano che ce ne facciamo di tutti quei cavalli? Una moto del genere è ancora usabile anche per andarci in ufficio? Parlando di BMW devo dire di si, la S è una moto che se usata a fil di gas si rivela molto piacevole. ha una posizione di guida rilassata, e si guida senza fatica. Gli specchietti offrono una buona visuale e sono i primi a regolazione interna che non perdono la regolazione dopo pochi chilometri. La moto è grossa ma ancne piuttosto magra nella zona vitale dove abita il pilota. Solo il carter frizione un bel po' sporgente infastidisce quando ci si ferma e si posa il piede a terra, entrando in contatto con la gamba.

INEZIONE OK Rispetto alla R che provai questa primavera ho trovato una moto con un'iniezione molto più a punto che l'ha resa molto più elastica da utilizzare anche quando non si mettono alla frusta tutti i 164 cv. Come tutte le BMW non occorre farsi influenzare dai dati tecnici o dal peso, ma occorre provare con mano come una moto così lunga e pesante possa essere maneggevole. Ovviamente non si arriva alla leggiadria che può vantare nel traffico la sorella nuda, ma va detto che la S si muove con una scioltezza al di sopra delle aspettative, anche se non capisco il perché di manubri così chiusi che penalizzano il braccio di leva che su moto così grosse non è mai abbastanza.

FLUIDA Se il quattro della R mi era apparso piuttosto ruvido e "quadrato" ai bassi regimi, la S mi è parsa più fluida in tutte le situazioni, segno che con il passare dei mesi forse qualche piccolo aggiustamento all'elettronica c'è stato, o segno che lo standard di produzione è ancora piuttosto variabile. Il motore gira più tondo e la risposta alle prime aperture del gas è abbastanza morbida anche se non manca ancora un po' di effetto on-off, enfatizzato anche da un certo gioco di trasmissione che alla fine infastidisce un po' soprattutto quando si guida nel traffico. Allo stesso modo in chiusura di gas è molto meno evidente il saltino in avanti a 2500 giri che segna il termine dell'intervento del cut off e che sulla R era davvero fastidioso.


FRENI CHE PIACCIONO
Una moto globalmente più a punto, quindi, di cui posso finalmente dire molto bene anche dei freni. L'Integral ABS per la prima volta mi è piaciuto senza riserve, potenza da vendere, antibloccaggio sempre efficace e con interventi solo quando davvero serve, e finalmente un feeling alla leva praticamente identico a quello di un impianto tradizionale. Solo il disco posteriore meriterebbe una bella dose di potenza in più perché così com'è è praticamente solo una presenza fine a sé stessa. Negli spazi dove si può sfruttare la meccanica la K 1200 S mette in mostra tutte le sue doti di passista. Il motore ha una riserva di coppia e di potenza tali da consentire di viaggiare sempre in sesta e sorpassare solo sfiorando il gas.

BELLA SUL VELOCE Si viaggia un gran bene con la K 1200 S, con una protezione di livello superiore a quella di molte concorrenti che consente di vedere quasi la velocità massima senza nemmeno doversi accucciare. Sul veloce si viaggia che è una bellezza e si gode di una stabilità notevole e anche di una discreta precisione di guida. La carenatura e l'impostazione di guida più caricati sull'avantreno rispetto alla nuda R hanno quindi anche effetti benefici sul Duolever che continua a comunicare poco con il pilota ma che però rivela un funzionamento senz'altro più intuitivo. Sullo stretto, invece, peso e lunghezza sono evidenti e lo sterzo è un po' pesantino, anche se il baricentro basso aiuta ancora una volta la K 1200 S a cavarsela senza troppi patemi.


CILINDRI FORZUTI
La grande forza del motore è quello che piace di più di questa moto, il quattro cilindri sa essere sornione quando serve ma se gli chiedi tutto quanto sa dare tira fuori le unghie. Oltre gli 8.000 giri parte cattivo spingendo come un ossesso fino alla zona rossa, anche se il cambio di ritmo è qui meno evidente che sulla R causa una rapportatura più lunga. La moto in prova era con sospensioni normali, niente ESA ma solo possibilità di regolazioni manuali. Devo dire però che sinceramente ho trovato una taratura di ottimo compromesso e che quindi dell'ESA non ho sentito assolutamente l'esigenza, resta una certa tendenza a fare "muro" sulle asperità più pronunciate ma per il resto il comfort è davvero di ottimo livello.


BEAUTY CASE O VALIGIA?
Trovo poi assolutamente geniali le due borse laterali. Quando sono chiuse ingombrano pochissimo e questo consente di usarle sempre, anche in città a tutto vantaggio della comodità quotidiana. Il formato beauty case lascia intendere una capienza altrettanto limitata. Inveceestendendo completamente la parte floscia ci sta addirittura un casco per parte. E se il carico è comprimibile (tipo vestiti o altro) con un po' di forza si riesce anche a richiuderle completamente. Peccato che l'operazione di apertura sia un po' laboriosa e che le borse si aprano con una chiave dedicata che non è quella del blocchetto di accensione, cosa quasi inammissibile per una moto di questo prezzo.


Pubblicato da Stefano Cordara, 25/01/2006
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