Autore:
Simone Valtieri

ANALISI DEI TEST Dopo quattro frenetici giorni in pista, in cui i piloti si sono tolti di dosso la ruggine invernale e le auto hanno iniziato a macinare chilometri e sfornare dati utili per le notti insonni degli ingegneri, è giunto il momento di fissare alcuni  punti derivati da quanto visto in pista a Barcellona, teatro della prima sessione di test invernali della Formula 1 2019.

TEMPI, MA NON SOLO Su una pista che tutti conoscono a menadito, anche i tre rookie di questa stagione Albon, Norris e Russell in rigoroso ordine alfabetico (...e cronometrico), i venti piloti del mondiale hanno iniziato a comprendere le auto che dovranno guidare per tutta la stagione. Partiamo da un dato: i tempi contano, sì – e affermare il contrario è dire un’inesattezza – ma fino a un certo punto, e soprattutto più nella seconda settimana. Li si può leggere, interpretare, sviscerare ma non daranno mai la risposta definitiva, per cui non è di sicuro ancora possibile fare – come qualcuno azzarda, il buon Helmut Marko tanto per fare un nome e un cognome – una classifica dello stato di salute dei team.

FATTORE UMANO Quello che si può sicuramente dire è che sarà un mondiale combattuto, anche quello di quest’anno, probabilmente più che in passato. Certo lo si poteva ipotizzare già prima dei test, visto che queste auto sono figlie di una generazione giunta ormai al quinto anno di vita, e dunque tutti i team tendono a copiarsi le idee e i motori sembrano aver raggiunto la maturità (neanche un cedimento in quattro giorni) livellando le proprie prestazioni verso l’alto. Ma si ha la sensazione che possa essere così ancor di più dopo aver visto girare le nuove monoposto. Ad assegnare il titolo saranno probabilmente i particolari, e rischierà di pesare ancor di più – e lo speriamo bene – il fattore umano.

FERRARI E MERCEDES Partiamo dalle big: rosse e argentate sono sembrate entrambe in ottima salute. I riscontri cronometrici sono già a livello di quelli della passata stagione e il gap teorico che i tecnici della FIA avevano previsto sull’ordine del secondo a causa dell’introduzione della nuova ala sembra essere una cosa che non riguarda né l’uno né l’altro team, già assorbito dalle nuove scattanti SF90 e W10. Entrambi hanno giocato a nascondino, con la Mercedes che ha usato poco il DRS e ha girato con il motore depotenziato a lungo, o la Ferrari, anch'essa non a pieni giri, che ha utilizzato esclusivamente le mescole più dure (C2 e C3). In comune i due team hanno una valanga di chilometri accumulati, e nessuna noia tecnica di rilievo.

NASCONDINO Che stiano bene, poi, lo si legge tra le righe delle dichiarazioni post-prove. Sebastian Vettel si è sperticato in lodi per progettisti e meccanici sin dalla primissima intervista, spiegando di essere quasi sorpreso di come l’auto risponda così bene alle sue esigenze sin da subito, e anche Charles Leclerc non ha lesinato soddisfazione. In casa Mercedes invece è già iniziato il giochino dello scarica-pressione. “La Ferrari è molto, molto forte” (Cit. Hamilton), “La Ferrari ha mezzo secondo di vantaggio” (Cit. Wolff)... tutte cose che si sono sempre sentite provenire dal box della casa di Stoccarda prima di grandissime dimostrazioni di forza. D’altra parte lo stesso Bottas ha realizzato il miglior tempo con mescola C2 (la più dura), soffiandolo a Leclerc che pareva al mattino inavvicinabile da Hamilton. Insomma, tutti giochini e si capirà chi ha bluffato meglio soltanto dal 15 marzo in Australia.

RED BULL E TORO ROSSO L’altro top team, la Red Bull, si è nascosto – se possibile – ancora più dei rivali. I tempi non dicono un granché, chi parla è il già citato Marko, che piazza la Red Bull addirittura davanti alla Mercedes, un pelo sotto alla Ferrari. È un gioco, ma la spavalderia del manager austriaco parrebbe indirettamente confermata da un semplice sillogismo: la sorella Toro Rosso è andata forte, e per di più con l’ultimo arrivato Alexander Albon (2° miglior tempo di questi test); la Red Bull, sorella maggiore dotata dello stesso motore Honda, è storicamente ben più competitiva della Toro Rosso, per risorse, uomini e know-how a disposizione; per la proprietà transitiva il sillogismo si chiude con la deduzione che a Milton Keynes possano scendere, e di parecchio, rispetto ai tempi mostrati con pudore nei primi 4 giorni di test. In più, sorpresa, il motore Honda non ha dato alcun tipo di problema di affidabilità... i “bibitari” sembrano sul pezzo.

RENAULT E MCLAREN Capitolo Renault: la casa francese ha mostrato indubbi passi avanti velocistici rispetto alla passata stagione chiudendo prima con Hulkenberg e terza con Ricciardo questa prima sessione catalana, ma occhio all’affidabilità. Vero è che battere già nei test invernali i tempi che facevano lo scorso anno durante il weekend di gara a Barcellona è positivo, ma è anche piuttosto ovvio, visti i margini di crescita fisiologici tra una stagione e l’altra, e visto tutto lo sviluppo che c'è stato in mezzo. In più serve ben altro per tenere il passo dei tre team là davanti, che hanno la possibilità di scendere ben sotto all'1'17"393 di Hulk e immagazzinato tantissimi giri, mentre la Renault è la 7° per km percorsi, poco dietro alla McLaren, anch'essa protagonista di qualche segnale di recupero concreto.

ALFA ROMEO E HAAS Altri due team che hanno fatto vedere buone cose per la lotta nella pancia del gruppo, e forse per qualcosina di più, sono Haas e Alfa Romeo, le due motorizzate Ferrari. La Haas ha evidenziato qualche problema nei primi giorni, soprattutto di affidabilità, con Grosjean e Magnussen apparsi molto confidenti, mentre l'Alfa Romeo è sembrata nascondersi al pari di una grande, mettendo insieme un ottimo bottino di giri (507, seconda solo a Mercedes e Ferrari), facendo correre i propri ragazzi per lo più con mescole dure (il miglior tempo di Giovinazzi è con la C3, 11°, mentre Kimi Raikkonen ha il quarto tempo assoluto con la C5, ma con buon carico di benzina),

RACING POINT E WILLIAMS E se le motorizzate Ferrari stanno bene, quelle Mercedes invece sembrano entrambe in difficoltà, anzi... una sembra essere in difficoltà, la Racing Point, ben lontana dalle prestazioni del centro gruppo, e anche se i tempi non andrebbero guardati, le facce tirate di chi si presentava alle interviste, un po' si notavano. Infine la Williams: un capitolo a parte. Giunta in ritardo di due giorni a Barcellona, ha messo insieme appena 88 giri e su tempi più vicini a quelli di una Formula 2 che di una monoposto del campionato al quale sono iscritti. Tempo per correggere la rotta c'è, ma la crisi che ha investito il blasonato team di Grove non sembra solo tecnica, ma anche organizzativa

Foto di Stefano Arcari e Andrea Lorenzina


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