Yamaha ha presentato la tecnologia Y-AMT nel 2025 sulla MT-09, con l'idea di offrire un’alternativa credibile al cambio tradizionale. Ora, a distanza di poco tempo, dei nuovi brevetti più recenti mostrano come la Casa di Iwata stia già pensando al passo successivo, con un sistema ancora più essenziale e, soprattutto, più accessibile.
Dalle immagini depositate emerge infatti la volontà di semplificare ulteriormente l’architettura dello Y-AMT, riducendo il numero di componenti e puntando su una soluzione meno costosa da produrre. Un approccio che potrebbe avere ripercussioni importanti non solo sul prezzo finale, ma anche sulla diffusione di questa tecnologia su un numero maggiore di modelli.
Una filosofia basata sulla scelta, non sull’imposizione
Lo Y-AMT si inserisce in un contesto ormai ben definito, in cui diversi costruttori – da Honda a BMW, passando per KTM – stanno esplorando strade alternative al cambio tradizionale. Yamaha, però, ha sempre mantenuto una posizione piuttosto equilibrata: nessuna rivoluzione forzata, nessuna automatizzazione totale, ma un sistema che conserva il cambio meccanico classico e lascia al pilota il controllo dell’esperienza di guida.

È anche per questo che lo Y-AMT, nella sua versione attuale, risulta già relativamente semplice dal punto di vista tecnico. Come ho spiegato in maniera approfondita durante la prova della MT-07, due attuatori si occupano della frizione e della selezione delle marce, mentre il quickshifter gestisce i passaggi di rapporto durante la marcia, senza stravolgere la base meccanica del motore.
La frizione centrifuga cambia le carte in tavola
I nuovi documenti depositati da Yamaha raccontano però una storia diversa, o meglio, un’evoluzione logica di quanto visto finora. L’idea degli ingegneri è quella di eliminare uno dei due attuatori, affidando a un unico elemento il compito di gestire sia la frizione sia il cambio. Il tutto rimarrebbe montato esternamente al motore, una scelta che continua a favorire semplicità produttiva e contenimento dei costi.

Naturalmente, una soluzione del genere presenta dei limiti evidenti: un solo attuatore non può occuparsi contemporaneamente di tutte le operazioni, soprattutto nelle fasi più delicate come la partenza da fermo o l’arresto completo della moto. Ed è proprio qui che entra in gioco una soluzione tanto semplice quanto collaudata. Yamaha ha deciso di affidarsi a una frizione centrifuga, una tecnologia ben conosciuta che permette alla moto di partire e fermarsi senza il rischio di spegnimento. In pratica, la frizione si disinnesta automaticamente quando il regime motore scende e torna a lavorare una volta superata una soglia prestabilita. Questa scelta consentirebbe al sistema di funzionare anche con un solo attuatore, mantenendo una gestione fluida e intuitiva, senza complicare inutilmente la meccanica. Il risultato è un insieme più compatto, con meno parti in movimento e un potenziale aumento dell’affidabilità nel lungo periodo.
Uno sguardo al futuro della gamma Yamaha
Al di là dell’aspetto puramente tecnico, ciò che rende interessante questa evoluzione dello Y-AMT è il suo possibile impatto sulla gamma. Un sistema più piccolo e semplice da integrare potrebbe infatti trovare spazio su modelli di cilindrata inferiore, aprendo scenari finora poco esplorati per questo tipo di trasmissione.






