Il rincaro del carburante è diventato una variabile che pesa quando si progetta un viaggio lungo. Vero, le ferie sono oramai finite per la maggior parte di noi, ma per chi ha ancora qualche giorno a disposizione, la situazione alla pompa rappresenta il classico bastone tra le ruote. Guardando i dati aggiornati del Bollettino petrolifero della Commissione Europea, la fotografia è chiara: la benzina in Italia viaggia oggi intorno ai 2,02 €/l, in Germania sopra i 2,23 €/l, in Francia oltre i 2,07 €/l. Percorrere le Alpi o attraversare la Francia verso la Spagna, con un pieno ogni 300-350 km, significa oggi spendere cifre che fino a qualche anno fa sarebbero sembrate impensabili per un tour in sella. La soluzione? Spostare lo sguardo a Est, un po' come fece il nostro Marco Polo, ma senza arrivare fino in Cina.
Balcani, a place to be
Nei Balcani — occidentali in particolare, i più raggiungibili in poci giorni di strada dall'Italia — il prezzo medio della benzina resta sensibilmente più basso: la Bulgaria è tra le più economiche d'Europa (1,57 €/l secondo l'ultima rilevazione UE), la Slovenia si ferma a 1,61 €/l, l'Ungheria a 1,64 €/l. Bosnia ed Erzegovina, Montenegro, Serbia e Macedonia del Nord — paesi fuori dall'Unione Europea e quindi con una tassazione sui carburanti storicamente più leggera — si muovono da sempre su livelli analoghi o inferiori a quelli bulgari. La Croazia, va detto per onestà, fa eccezione: è il paese più caro dell'area balcanica, con la benzina sopra 1,72 €/l, quasi allineata ai prezzi sloveni ma comunque distante dai 2 euro abbondanti pagati in Italia.
Non solo per la benzina
Un tour di una settimana nei Balcani occidentali, con un consumo medio da moto turistica, porta a risparmiare sul solo carburante una cifra che si aggira tra i 25 e i 40 euro rispetto allo stesso chilometraggio percorso in Italia o in Austria. Ok, non sarà certo un capitale, ma se si aggiunge che il costo della vita mediamente è più basso (pernottamenti, pasti, pedaggi quasi assenti), il viaggio torna a essere accessibile. È in questo senso che si può parlare di un turismo motociclistico ''sostenibile'': non per un'etichetta ambientale, ma perché resta davvero alla portata di chi guida una moto per passione, non per lavoro.
Un itinerario di sei giorni: da Trieste al Golfo di Kotor

Ok, definita la meta, bisogna stabilire il percorso che, come ben sappiamo è spesso più importante della destinazione. Vi suggerirò nelle righe seguenti un percorso che parte dal confine italiano, attraversa Slovenia, Croazia, Bosnia ed Erzegovina e il Montenegro, e rientra lungo la costa. Circa 1.600 km complessivi, ritmo turistico, con margine per fermarsi dove serve. Ovviamente se i giorni a disposizione sono inferiori l'unica cosa da fare sarà puntare la moto verso il mare e risalire verso il confine italiano.
Giorno 1 — Trieste – Bled – Passo del Vršič Si entra in Slovenia da Fernetti e si punta su Bled, con il suo lago e l'isolotto con la chiesetta: tappa fotografica obbligata, meglio al mattino presto per evitare i pullman. Da lì si sale verso il Passo del Vršič (1.611 m), 50 tornanti numerati tra le Alpi Giulie, uno dei valichi più belli e meno affollati d'Europa, scenario anche del lancio stampa delle Suzuki GSX-8T e TT. Fondo buono, curve strette, niente guardrail per gran parte del tracciato: massima attenzione, non c'è bisogno che ve lo ricordi. Pernottamento a Kranjska Gora o Bovec.
Giorno 2 — Vršič – Plitvice Si scende verso la costa slovena o si taglia diretti in Croazia lungo strade secondarie tra le colline della Gorski Kotar, ottime per chi cerca curve pulite e traffico quasi nullo. Arrivo ai Laghi di Plitvice nel pomeriggio: il parco va visitato a piedi, ma vale l'intera giornata di viaggio. Pernottamento in zona parco.
Giorno 3 — Plitvice – Mostar Giornata lunga ma la più intensa del viaggio. Si scende verso la costa dalmata e si entra in Bosnia ed Erzegovina risalendo la valle della Neretva: canyon stretti, roccia a vista, acqua turchese sotto la strada. Il fondo qui è più irregolare rispetto a Slovenia e Croazia — attenzione a buche e trattori agricoli nei tratti più interni. Arrivo a Mostar in tarda giornata: il Ponte Vecchio (Stari Most) e il quartiere ottomano meritano una passeggiata serale, quando i gruppi turistici sono già ripartiti.
Giorno 4 — Mostar – Kotor Da Mostar si passa per Blagaj, dove il fiume Buna esce da una parete di roccia proprio sotto un antico tekke sufi — sosta breve ma di grande impatto. Si prosegue verso sud, si rientra brevemente in territorio croato lungo la costa (Neum) e si valica il confine montenegrino. L'arrivo al Golfo di Kotor, con la strada che corre a mezza costa sopra l'acqua, è uno dei momenti più belli dell'intero itinerario.
Giorno 5 — Kotor e la Sella di Lovćen Giornata dedicata alla zona: Kotor vecchia (le mura, il centro medievale), poi la salita verso il Parco Nazionale del Lovćen lungo la vecchia strada austro-ungarica — 25 tornanti scavati nella roccia, panorama sulla baia che si allarga a ogni curva. In cima, il mausoleo di Njegoš. Discesa verso Cetinje o rientro a Kotor per la notte, con eventuale deviazione a Perast, uno dei borghi meglio conservati della costa.
Giorno 6 — Rientro lungo la costa Si risale verso nord lungo la costa croata, con sosta possibile a Dubrovnik (centro storico da visitare a piedi, moto in parcheggio periferico) prima di reimpostare la rotta verso l'Italia via Spalato o via l'interno bosniaco, a seconda dei giorni a disposizione.
Note pratiche
Se siete viaggiatori esperti probabilmente le informazioni che seguono vi sembreranno banali, se invece siete ai vostri primi viaggi fuori dall'Italia mi ringrazierete:
- Assicurazione: fuori dall'UE (Bosnia, Montenegro, Serbia, Macedonia del Nord) serve verificare la copertura della propria polizza; spesso è richiesta la Carta Verde, da controllare prima della partenza.
- Rifornimento: conviene fare il pieno appena entrati in Slovenia o Bosnia, prima di rientrare in tratti croati più cari, e non arrivare mai sotto un quarto di serbatoio nei tratti di montagna interni, dove i distributori si diradano.
- Fondo stradale: eccellente in Slovenia e Croazia, buono in Montenegro sulle direttrici principali, più incostante nell'entroterra bosniaco — da mettere in conto soprattutto con pneumatici stradali puri.
Non sarà un viaggio a Capo Nord, ne un raid tra le dune del deserto tunisino ma, visti i tempi, viaggiare è un lusso, così reso un filino più alla portata di tutti, senza dover fare i conti in tasca a ogni stazione di servizio.
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Un talento naturale, nel senso che si è ritrovato a seguire la sezione Moto dopo aver svolto in passato ogni mestiere immaginabile, tranne quello di web editor. Ad aiutarlo, un amore smisurato per tutto ciò che gira attorno alle due ruote, oltre a una contagiosa simpatia e a una professionalità esemplare, che in breve tempo hanno contribuito a fare di Danilo un personaggio amato da colleghi e appassionati. Presto o tardi, il volume della musica che ascolta in cuffia mentre scrive le sue prove ne farà un centauro sordo più di uno scarico privo di Db killer.




