Bomber jacket in vetrina, synth-pop in radio, palette di colori accesi sui capi delle sfilate: gli anni '80 non hanno mai smesso davvero di influenzare quello che indossiamo, ascoltiamo e guardiamo. E quelle atmosfere lì stanno tornando (dopo aver lasciato spazio ai decenni precedenti) anche nelle moto, dove il fascino di quel decennio resta una miniera a cui i costruttori tornano ad attingere ogni volta che cercano un'identità capace di distinguersi. Honda, con la nuova CB1000F, si inserisce esattamente in questo filone, e lo fa senza mezzi termini: lo stile richiama in pieno quel decennio, in un momento storico in cui gli anni '80 stanno vivendo una vera rinascita.
Da CB750F e CB900F Bol d'Or a CB1000F: il filo che lega le epoche
Honda CB1000F 2026: le linee sono insindacabilmente riuscite... provate a dire il contrario
Il riferimento dichiarato da Honda è duplice: da un lato la CB750F, moto che tra la fine degli anni '70 e i primi anni '80 ha rappresentato il quattro cilindri in linea più sportivo della gamma stradale Honda, protagonista con Freddie Spencer nelle sue gare del campionato AMA americano prima che ''Fast Freddie'' diventasse leggenda in classe 500; dall'altro la CB900F Bol d'Or, altra icona di fine anni '70 capace di contribuire a ridefinire il design motociclistico a livello globale.
Sulla nuova F questo linguaggio si traduce in una linea che attraversa la moto longitudinalmente senza soluzione di continuità, dal serbatoio squadrato e allungato, ai fianchetti, fino al codone, finalmente presente, direbbe qualcuno stanco delle code striminzite delle moto moderne. Il faro anteriore è rigorosamente rotondo, con anabbagliante e abbagliante full LED separati verticalmente al suo interno, e sotto trovano posto due clacson disposti esattamente come sulle moto di una volta, con addirittura frequenze differenti, un dettaglio heritage che Honda rivendica come parte del carattere distintivo della moto.
Honda CB1000F 2026: con il cupolino - rigorosamente squadrato - l'effetto amarcord è ancor più riuscito
Il manubrio alto vagamente ''a corna di bufalo'', i collettori cromati a vista e il motore in bella mostra completano un'estetica pensata per non lasciare dubbi sull'ispirazione. Le colorazioni disponibili sul mercato italiano sono due: ''Graphite Black'' con strisce rosse e ''Wolf Silver Metallic'' con strisce blu, entrambe evocative delle livree da competizione dell'epoca.
La meccanica: cosa condivide e cosa cambia davvero rispetto alla Hornet
Sotto la carrozzeria retrò, laCB1000Fnasce da una costola della CB1000 Hornet, la maxi naked moderna che ha ridefinito il segmento per rapporto tra prestazioni e prezzo. Il telaio è lo stesso: una struttura in acciaio a doppia trave con schema a diamante, pensata per avvolgere il motore, con inclinazione del cannotto di sterzo di 25°, avancorsa di 98 mm e interasse di 1.455 mm — quote identiche tra le due sorelle. A cambiare è il telaietto posteriore, allungato sulla F per offrire più spazio in sella e più comfort al passeggero, oltre alla possibilità di montare il cavalletto centrale come accessorio.
Il motore
Honda CB1000F 2026: il motore è stato ampiamente modificato per avere un nuovo carattere
Il quattro cilindri in linea DOHC a 16 valvole di 1.000 cc, raffreddato a liquido e omologato Euro5+, è lo stesso blocco di derivazione CBR1000RR Fireblade 2017-2019 montato sulla Hornet, con alesaggio e corsa di 76 x 55,1 mm e rapporto di compressione di 11,7:1. Ma la messa a punto è completamente diversa. Gli ingegneri Honda sono intervenuti sugli alberi a camme e sulla fasatura delle valvole di aspirazione e scarico per spostare il carattere del motore verso i regimi medio-bassi: il risultato sono 124 CV (91 kW) a 9.000 giri/min e 103 Nm di coppia massima a 8.000 giri/min, contro i 152 CV a 11.000 giri/min e i 104 Nm a 9.000 giri/min della Hornet. Una differenza netta e voluta, spiega Honda: la Hornet scarica la sua potenza agli alti regimi per l'adrenalina tipica di una maxi naked, la CB1000F concentra le prestazioni più in basso, lontano dalla zona rossa, per un piacere di guida rotondo e sfruttabile in ogni condizione. La velocità massima dichiarata è di 230 km/h.
Anche l'aspirazione è stata riprogettata da zero: i cornetti sono stati allungati di 50 mm, arrivando a 140 mm, con una sezione che si restringe fino a un minimo di 36 mm (contro i 42 mm della Hornet) e un diametro di apertura asimmetrico — 40 mm per la coppia di cilindri 3-4, 50 mm per quella 1-2. Questa irregolarità volontaria fa sì che la timbrica del suono di aspirazione ''pulsi'' all'apertura del gas, un dettaglio che Honda rivendica come parte del carattere sonoro della moto. Lo scarico è un 4 in 2 in 1 con raccordo a tripla sezione e terminale a ''megafono'', altro rimando diretto allo stile anni '80, pensato per una nota sonora più sensuale ai medi regimi e più esaltante agli alti.
Honda CB1000F 2026: la Casa dell'Ala ha lavorato alla tibrica in maniera seria, con risultati sorprendenti
Il cambio è stato rivisto nella rapportatura: prima e seconda marcia più corte per la spinta in accelerazione, terza-quarta-quinta-sesta più lunghe per una guida rilassata a regime costante — a 100 km/h in sesta il motore gira a 4.000 giri/min contro i 4.300 della Hornet. Completa il quadro la frizione assistita con funzione antisaltellamento. Consumi ed autonomia sono coerenti con l'impostazione turistica del progetto: 17,9 km/l dichiarati (5,6 l/100 km) e un serbatoio da 16 litri portano l'autonomia oltre i 280 km.
Ciclistica e freni
Honda CB1000F 2026: l'impianto frenante è adatto a ritmi sostenuti
Il reparto sospensioni è firmato Showa su entrambe le estremità, ma con tarature dedicate rispetto alla Hornet: la forcella Separate Function Fork Big Piston (SFF-BP) a steli rovesciati da 41 mm è completamente regolabile in precarico, estensione e compressione, mentre il monoammortizzatore posteriore a tubo singolo pressurizzato regola precarico ed estensione, con un nuovo link Pro-Link votato al comfort alle basse velocità senza rinunciare alla stabilità quando la velocità sale. Il forcellone asimmetrico in alluminio pressofuso presenta un invito sul lato scarico per aumentare l'angolo di piega disponibile e avvicinare le masse sospese al baricentro.
Elettronica
Honda CB1000F 2026: la strumentazione è completa e facile, ma non perfettamente allineata allo stile della moto
Il comando gas Throttle By Wire lavora in sinergia con la IMU a sei assi per gestire tre Riding Mode predefiniti — Standard, Sport e Rain — più due profili USER completamente personalizzabili nei parametri di Potenza (P), Freno Motore (EB) e Controllo di Trazione HSTC (T), ciascuno su tre livelli, con controllo Anti-impennata integrato e disattivabile solo nelle modalità USER. In Standard la curva di erogazione è addolcita nelle prime due marce per simulare la risposta morbida di un'alimentazione a carburatori; in Sport si ottiene il 100% di coppia e potenza disponibili in ogni rapporto anche a gas parzializzato; in Rain la potenza è ridotta nelle prime tre marce con un intervento più marcato del controllo di trazione.
La strumentazione è un TFT a colori da 5'', con tecnologia di incollaggio ottico per la leggibilità alla luce diretta del sole, connesso via app Honda RoadSync per navigazione turn-by-turn, gestione chiamate e musica in interfono. Non manca la Smart Key per l'accensione, mentre gli indicatori di direzione integrano la funzione ESS (Emergency Stop Signal) che segnala le frenate di emergenza agli altri utenti della strada.
Nell'ergonomia, decisamente più retrò. Sella ribassata a 795 mm da terra, più larga ma abbastanza bassa da non creare problemi di appoggio a terra. Manubrio rialzato e leggermente arretrato che, a colpo d'occhio, fa sembrare le pedane più avanzate di quanto non siano in realtà — il punto di attacco al telaio è lo stesso della Hornet, cambia solo la posizione percepita, più neutra. Ed è proprio qui che si sente il concetto di ''Best Balance'': si sale in sella senza sentirsi costretti, con un buon controllo nonostante i 214 kg, ben distribuiti e tendenzialmente bassi.
Bella a passeggio
Honda CB1000F 2026: in azione con la roadster retrò
Nelle manovre lente e in città, la CB1000F risulta sorprendentemente facile per essere una maxi giapponese da 1000 cm³. Ci sono poi dettagli decisamente moderni: la frizione ha uno stacco leggero e prevedibile, e il comando del gas non ha buchi — anzi, rispetto alla Hornet (dove avevamo notato un primo attacco un po' brusco anche in comparativa), qui la nuova calibrazione motore ha smussato l'effetto, rendendola ancora più piacevole da usare. Nei chiudi-apri gas il freno motore si fa sentire, soprattutto in modalità Sport dove è impostato più alto (livello 2-3 contro l'1 di default).
Sul comfort la CB1000F convince: l'extra corsa anteriore, la taratura posteriore dedicata e lo schiumato morbido della sella fanno digerire senza problemi buche e dossi quotidiani (crateri esclusi). Un assetto pensato per un uso poliedrico, accompagnato da una colonna sonora — merito anche del claxon bitonale che richiama il sound dello scarico — che è un elemento distintivo, non banale. Attenzione solo a un dettaglio pratico: i comandi di frecce e claxon sono invertiti rispetto alla maggior parte delle altre moto, quindi prima o poi vi scapperà un colpo di clacson di troppo.
Sa come fare tra le curve
Honda CB1000F 2026: la ciclistica è efficace Nella prova reale, su un percorso misto tra colline, curve e tornanti vicino casa, la CB1000F ha mostrato due facce coerenti. All'andata, ho optato per un'andatura tranquilla, facendomi coccolare dal comfort e dalla fluidità operativa del 4 cilindri: su Hornet e CB1000 GT tende a essere lineare ma poco ricco di carattere sotto i 6.000 giri, qui ha personalità da subito, senza risultare scorbutico. La CB 1000 F si lascia guidare in punta di dita e senza difficoltà, la classica Honda super bilanciata, che non è mai una cosa negativa.
Honda CB1000F 2026: un ritorno alle follie di periferia, tipiche dei racconti della provincia anni '80
Al ritorno, invece, ho scelto di mettere alla prova il lato più pepato di questa Honda che nell'ispirazione ha moto da corsa e un pilota del calibro di Spencer, oltre che un cuore che, seppur addolcito, deriva da quello di una moto da SBK. Nonostante la spinta sia stata spostata più in basso, su strada — specie con un litro di cilindrata — è comunque difficile sfruttare la parte altissima del contagiri, ma tra seconda, terza e quarta il motore resta sempre pronto e pastoso nell'erogazione. La ciclistica resta efficace: la moto scende svelta in piega, arriva al punto di corda senza bisogno di correzioni, neutra e bilanciata come promesso. L'impianto frenante ha molto mordente, soprattutto all'anteriore, mentre la taratura della forcella è un filo morbida — chi è più robusto (come chi scrive) potrebbe apprezzare un click in più di freno idraulico per contenere l'affondata iniziale. Al posteriore, invece, l'assetto comfort-oriented non penalizza: la moto non si schiaccia troppo in accelerazione e mantiene bene la traiettoria.
La CB1000F non è un semplice restyling nostalgico della Hornet: è un lavoro concreto su motore, ergonomia e taratura per costruire una roadster con un'identità precisa, capace di essere comoda e accessibile in città ma anche divertente ed efficace quando la strada si fa più impegnativa. Il tributo agli anni 80 funziona, sia nell'estetica che nel carattere — merito soprattutto della fasatura asincrona e dello scarico a tre camere, che le regalano un sound e una personalità che nessuna Hornet ha. Manca il cruise control, e la strumentazione TFT è l'unico vero compromesso stilistico. Per il resto, la promessa di ''Best Balance Roadster'' non è solo marketing. A tal proposito: parliamo di prezzi.
Il prezzo di listino parte da 12.190 euro, riferito alla versione base — non alla Sport, che a livello di sensazioni dinamiche e impressioni di guida è comunque molto simile.
Pacchetto Sport: cupolino, tamponi paratelaio e quickshifter di serie, circa 1.114 euro. Il quickshifter è uno dei punti di forza: funziona molto bene ed è personalizzabile su rapidità e resistenza delle cambiate.
Pacchetto Comfort: selle più confortevoli per pilota e passeggero, manopole riscaldabili e adesivo paraserbatoio, 678euro.
Pacchetto Travel: borse laterali ad aggancio rapido per trasformarla in una piccola sport tourer dal sapore retrò, tra 755euro.
Un talento naturale, nel senso che si è ritrovato a seguire la sezione Moto dopo aver svolto in passato ogni mestiere immaginabile, tranne quello di web editor. Ad aiutarlo, un amore smisurato per tutto ciò che gira attorno alle due ruote, oltre a una contagiosa simpatia e a una professionalità esemplare, che in breve tempo hanno contribuito a fare di Danilo un personaggio amato da colleghi e appassionati. Presto o tardi, il volume della musica che ascolta in cuffia mentre scrive le sue prove ne farà un centauro sordo più di uno scarico privo di Db killer.