Pubblicato il 17/03/2020 ore 11:30

FRONTE DIVISO Abbiamo scritto nei giorni scorsi di come a Melbourne il fronte dei team di Formula 1 fosse spaccato tra chi volesse inizialmente gareggiare e portare avanti il weekend del Gran Premio d'Australia e chi invece no. Pronti a correre erano, secondo le indiscrezioni, Mercedes, Racing Point e Williams, i tre team motorizzati Mercedes, e Red Bull e Toro Rosso, i due team motorizzati Honda. Dall'altra parte Ferrari, Alfa Romeo, Haas, Renault e, ovviamente, McLaren, che aveva già annunciato la sua rinuncia al GP avendo nel team un uomo infettato dal Coronavirus.

F1 2020: Toto Wolff (Mercedes) e Chris Horner (Red Bull) a colloquio a Melbourne

CASE COMPATTE Nel volgere della lunga nottata di riunioni tra Federazione, Formula 1 e team, sarebbe arrivato dapprima il diktat dalla Daimler, che avrebbe imposto alla Mercedes di rinunciare, e - notizia di oggi - anche quello della Honda, in contrasto con le volontà dei due team con cui lavora, Red Bull e Alpha Tauri, che invece avrebbero voluto correre. A spiegarlo è stato Masashi Yamamoto, il managing director della Honda che, in prima istanza, ha dovuto convincere Christian Horner ed Helmuth Marko a deporre le armi e seguire il volere degli altri team.

DECISIONE IN ANTICIPO Yamamoto ne ha parlato con la testata giapponese As-Web, spiegando che le trattative con la famiglia Red Bull sono state impegnative e che la decisione della casa era arrivata ben prima di quella di FIA e FOM. ''Honda è una delle grande case che partecipa alla Formula 1, quindi dal nostro punto di vista era una questione che riguardava solo la Honda. Alla fine abbiamo deciso di annullare la nostra partecipazione prima di parlare con loro (con la Red Bull n.d.r.). Poco prima di partire dal Giappone abbiamo considerato la situazione, abbiamo ritenuto che fosse difficile e abbiamo preso la nostra decisione''.


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