Se pensi che il fuoristrada definitivo sia una Jeep con l'assetto giusto o un Ford Raptor, ti tocca cambiare decisamente prospettiva. La NASA ha appena svelato le linee guida delle sue auto lunari di nuova generazione.
Era il 1972 l'ultima volta che un astronauta del programma Apollo ha fatto un giro sul suolo del nostro satellite al volante del Lunar Rover. Ora che il programma Artemis promette di riportare l'uomo lassù, serve un mezzo all'altezza delle nuove ambizioni. E la strategia, questa volta, è cambiata parecchio.
I vincitori del bando e la scheda tecnica
L'agenzia spaziale americana ha selezionato due progetti per i suoi nuovi Lunar Terrain Vehicles (LTV): il CLV-1 sviluppato da Astrolab e il Pegasus di Lunar Outpost. Quest'ultimo, tra l'altro, parla una lingua che conosciamo bene, visto che sfrutta la tecnologia di elettrificazione di General Motors e monta pneumatici speciali sviluppati da Goodyear.
Le specifiche tecniche di questi mezzi fanno sorridere se le paragoni alle auto che guidi tutti i giorni, ma qui parliamo di un ambiente dove le regole della fisica sono diverse.
I nuovi rover avranno un peso di circa una tonnellata (un terzo della nuova Mercedes GLC elettrica), saranno in grado di ospitare due astronauti e di superare pendenze fino a 20 gradi.
La velocità massima? Siamo poco sopra i 10 km/h (6 miglia orarie). Il prezzo, invece, surclassa qualunque hypercar o auto storica in esemplare unico: parliamo di circa 220 milioni di dollari a esemplare.
La vera svolta è nella gestione della guida. Questi veicoli sono pensati per essere flessibili: possono essere guidati direttamente dagli astronauti a bordo, controllati da remoto dai tecnici rimasti sulla Terra oppure muoversi in totale autonomia quando non c'è nessuno al volante. Così tu puoi andare a fare la spesa mentre lei cerca parcheggio, per dire...
Cambio di rotta: meglio subito che perfetto
Fino a un paio di anni fa la NASA si muoveva su un binario diverso. L'idea era quella di progettare un veicolo estremamente sofisticato, capace di durare almeno un decennio.
Le cose sono cambiate rapidamente alla fine dello scorso anno con la nomina di Jared Isaacman a nuovo amministratore dell'agenzia. La sua filosofia ha imposto una netta sforbiciata ai requisiti per accelerare i tempi di sviluppo.
La vita utile stimata dei nuovi rover è scesa a circa un anno, ma questo approccio più snello permetterà di avere il CLV-1 e il Pegasus pronti sul suolo lunare già nel 2028, in tempo per l'arrivo degli astronauti delle prossime missioni Artemis. Aspettare il progetto perfetto avrebbe significato far slittare tutto oltre il 2030, con costi decisamente superiori.
Obiettivo Base Lunare (e la sfida a distanza con la Cina)
Dietro questa fretta c'è un obiettivo concreto: gettare le basi per la prima colonia umana stabile su un altro mondo. Il cronoprogramma prevede l'invio dei primi equipaggiamenti scientifici già nei prossimi mesi sfruttando lander privati.
Nel 2028 toccherà poi al lander Blue Moon Mark 1 di Blue Origin (la compagnia aerospaziale di Jeff Bezos) trasportare i rover a destinazione.
La scelta del luogo esatto in cui sorgerà la base dipenderà anche dai dati raccolti sul campo dai rover e dai droni del programma MoonFall sviluppato dal Jet Propulsion Laboratory. Si tratta di piccoli droni capaci di muoversi compiendo dei balzi sulla superficie per mappare il territorio.
Oltre alla ricerca scientifica, però, questi droni avranno un ruolo implicitamente politico. La NASA ha accennato al fatto che i dispositivi delimiteranno un ''perimetro di sicurezza'' attorno all'area di ricerca.
Il Trattato sullo Spazio Esterno del 1967 vieta formalmente a qualsiasi nazione di rivendicare la sovranità sulla Luna, quindi nessuno può piantare una bandiera e dire ''è mio''.
Dire però che in quella zona si sta costruendo una base dovrebbe prevenire interferenze da parte degli altri interessati: la Cina in primis, ma anche il Giappone lavora da tempo a un suo lunar rover che verrà prodotto da Toyota.
La sostanza è che il ritorno sulla Luna non è più un tema da film di fantascienza, ma una questione di scadenze industriali e logistica.
Nei prossimi dodici mesi inizieranno i primi lanci di materiali, ed entro due anni le nuove quattro ruote lunari saranno a destinazione. La Luna si sta preparando a diventare una rotta commerciale fissa. Speriamo solo di non riempirla di rifiuti come abbiamo fatto quaggiù.
Giornalista dal ’97, nella sua carriera Emanuele si è occupato di motori a 360 gradi, svolgendo anche il ruolo di tecnico e pilota collaudatore per Maserati e Alfa Romeo. Di MotorBox è l’anziano, il riferimento per tutti e non solo mentre siede alla scrivania: se un collega sta poltrendo, se ne accorge anche mentre è impegnato in una prova in pista a centinaia di chilometri. Ama le auto ma adora le moto, e in fatto di tecnologia è sempre un passo avanti. Proprio come a tavola: quantità e qualità.





