Autore:
Fabio Cormio
Pubblicato il 17/09/2001 ore 10:42

Eh, no. Uno passa l'infanzia a giocare con le macchinine, le prova tutte, a molla, a pile, tele e radiocomandate, si abitua a forme assurde, a colorazioni improponibili, inizia a sognare alettoni grandi come panchine. Poi, pazientemente, crescendo impara ad adeguarsi a linee sobrie, al "gusto europeo", procede nella propria educazione estetica fino a mandare giù anche la Multipla e il Doblò. Ora, di punto in bianco, ecco la provocazione: un missile da pista, questa volta vero, esagerato in tutto e per tutto, di fronte al quale si avverte un desiderio quasi fisico. Cosa non si darebbe per farci un giro...

La C8 Double 12 starebbe bene sul set di un film d'azione, di quelli tutti effetti speciali ed esplosioni, dove la sceneggiatura conta quanto le ciabatte del produttore, ma dove i botteghini fanno registrare per mesi il tutto esaurito.

La cosa elettrizzante è che la nuova Spyker è omologata per circolare sulle strade, anche se l'aspetto sembrerebbe dire il contrario. Già, perché il nuovo prodotto della Casa olandese (che per blasone ha l'elica di un aeroplano) ha tante prese d'aria da sembrare sfregiata, e dislocate in ogni dove, compreso il lunotto posteriore. In cima alla coda, mozza come le sportive anni'70, monta un alettone di dimensioni inusitate, ed è per ora proposta solo nella colorazione grigia con bande longitudinali arancioni.

Insomma, non è quel che si dice "un'auto per passare inosservati". Ma il particolare più estremo, quello per cui o la si ama o la si odia, è il bocchettone semicircolare sul tetto, elemento che la rende praticamente unica tra le auto di serie. Il nome Double 12 non deve trarre in inganno: non corrisponde al numero dei cilindri di questa C8, bensì alla 24 (doppio dodici, appunto) Ore di Brooklands che S.F. Edge vinse nel 1907 proprio al volante di una Spyker, la C4.

Il motore della Double 12 è invece un 4000 V8, tutto d'alluminio

(come il resto della vettura, peraltro). Si tratta a tutti gli effetti di un motore fatto per la pista, capace di prestazioni da far impallidire qualsiasi rivale, in entrambe le versioni in cui è disponibile, con o senza limitatori di potenza. La versione depotenziata eroga "solo" 480 cavalli, robetta rispetto ai 620 (a 9000 giri/min.) di quella più spinta. La coppia massima è di 480 Nm. Il dato inerente alla velocità massima non è certo, ma senza dubbi la Double 12 supera abbondantemente i 330 chilometri l'ora, mentre l'accelerazione da 0 a 100 all'ora si ha in meno di quattro secondi.

La scelta del cambio, un sei marce manuale senza alcun orpello elettronico, non è una questione di anacronistico romanticismo, bensì di rispetto del regolamento

: ovviamente ci riferiamo a quello delle 24 Ore; le esigenze di gara si fanno infatti sentire in tutti i particolari, come per esempio il serbatoio, anch'esso in materiale specifico, che ha una capacità di cento litri ed è posto per sicurezza proprio al centro della struttura portante della C8.

Per fermare i 1100 chili della Double 12 lanciata a trecento all'ora ci vuole qualcosa in più che "buoni freni". Soprattutto nelle gare di endurance l'impianto frenante, sollecitato per così tante ore sempre al limite (il surriscaldamento provoca chiaramente una subitanea perdita di efficienza), riveste un ruolo fondamentale, e quello della nuova Spyker è molto sofisticato ed efficiente: si tratta di un doppio circuito con pressione regolabile sui singoli dischi, con sei pistoncini in alluminio all'anteriore e quattro al posteriore, e con dischi ventilati e scanalati, del diametro di 356 e 330 mm., rispettivamente all'avantreno e al retrotreno.

La Spyker, che è attualmente l'unica casa automobilistica olandese, conta di portare a Le Mans, per la 24 Ore dell'anno prossimo, due C8 Double 12, e non si escludono cambiamenti rispetto al modello attuale. Gli sponsor comunque non si fanno attendere: la lista comprende già la Mc Gregor (una casa di moda), la Polynorm (che fornisce il telaio in alluminio), la Corus e la Koni.


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