Per anni Audi ha inseguito il sogno della piattaforma universale, un'unica architettura capace di accontentare l'acquirente di Monaco come quello di Shanghai o Chicago. Quel sogno, oggi, non c’è più.
A dirlo è Rouven Mohr, direttore tecnico di Audi, durante il test drive internazionale della nuova Q7. «Penso che l'idea dell'auto globale, quindi un'unica vettura che vada bene per tutto il mondo, sia superata, onestamente, perché non funziona più negli Stati Uniti e in Cina. Serve questo tipo di pilastro locale», ha dichiarato Mohr. Una frase che chiude simbolicamente un'epoca fatta di piattaforme condivise nate con l’obiettivo di ridurre i costi a scapito delle esigenze locali.
Due Audi, due filosofie
Come noto ora strategia ora si articola su due livelli. Da un lato le Audi con i quattro anelli, importate dall'Europa per quella fascia di clientela che in Cina cerca ancora l'eleganza discreta del lusso tedesco tradizionale; dall'altro il marchio AUDI, scritto senza il logo storico, sviluppato con il partner locale SAIC e già protagonista di modelli come E5 Sportback e di un terzo modello in arrivo. Qui la clientela chiede display generosi, guida autonoma avanzata e un'esperienza digitale che in Europa troverebbe pochi estimatori.
Proprio questa distinzione, secondo Mohr, restituisce ad Audi lo spazio per riportare sui modelli europei materiali pregiati, comandi fisici e un'impostazione più sobria degli interni, lontana dagli schermi onnipresenti pensati per il gusto cinese. Resta però una frizione che la stessa Audi non ha ancora risolto dal punto di vista pratico. I modelli europei più recenti continuano a ricevere plance digitali curve derivate proprio da quel linguaggio orientale. Come se il mercato cinese continuasse a essere prevalente su quello europeo.
Il metodo delle project house
Il secondo pilastro della strategia riguarda i tempi di sviluppo. Mohr conferma quanto anticipato mesi fa dall'amministratore delegato Gernot Döllner sull'adozione della cosiddetta «China speed». Quindi gruppi di lavoro ristretti, i project house, con accesso diretto al board e la possibilità di prendere decisioni senza passare dai comitati tradizionali che per anni hanno rallentato lo sviluppo in Audi.
Il metodo ha già prodotto un risultato concreto con la Nuvolari, la supercar in 499 esemplari con powertrain plug-in da 1.001 CV derivato dalla Lamborghini Temerario, sviluppata, come raccontato da Mohr, a una velocità mai vista prima all’interno dell’azienda. Lo stesso approccio è ora al lavoro sulla futura Concept C, erede della TT, e sulla A4 E-Tron di prossima generazione, per la quale Audi punta esplicitamente a replicare i tempi ristretti della Nuvolari.
Resta da capire quanto questa accelerazione riuscirà a tradursi in un vantaggio competitivo reale contro i marchi premium cinesi che stanno già arrivando nei mercati occidentali con cicli di sviluppo strutturalmente più rapidi di quelli europei.
FONTE: GoAuto
Dimmi che auto guidi e ti dirò chi sei. Che sia per scelta, esigenza o nessuna delle due, l’auto racconta molto delle persone. Non solo di chi ne fa un manifesto del proprio stile di vita. Daniele scrive di automobili perché raccontano molto del tempo in cui vengono pensate, prodotte e commercializzate. Cambiano forma, alimentazione e nome, ma continuano a dire qualcosa su chi le compra (e chi no). Giornalista pubblicista, racconta il mondo dell’auto cercando di capire cosa comunica davvero, oltre ai CV e ai consumi.




