Entrare in pista, soprattutto su un tracciato che non si conosce (o che si frequenta di rado), è sempre un esercizio di umiltà. La velocità non arriva forzando, ma capendo. E a ricordarcelo è uno che di curve ne ha viste parecchie: Randy Pobst, pilota professionista e istruttore di riferimento - almeno negli USA - per chi vuole migliorare davvero tra i cordoli.
Il primo segreto? Osservare ogni curva come se fosse unica, anche quando sembra uguale a mille altre. Perché nessuna curva esiste da sola: conta come ci entri, ma soprattutto come ti prepara a quella successiva.
La prima volta conta la vista (e la pazienza)
Quando affronti una curva che non hai mai visto prima, l’unico strumento che hai davvero è lo sguardo. Niente traiettorie ideali memorizzate, niente riferimenti certi: solo occhi e cervello. L’obiettivo non è essere veloci subito, ma restare in pista.
Guardare lontano non significa fissare il parabrezza davanti a sé, ma anticipare con lo sguardo dove sta andando la strada, seguendo il bordo interno dell’asfalto. Finché la curva “chiude”, continui a rallentare. Quando finalmente vedi che la strada inizia ad aprirsi, sai che puoi farcela.
Sarai un filo lento? Sì. Ed è giusto così. La velocità arriverà nei giri successivi, quando avrai capito quanta strada avevi a disposizione e dove potevi osare di più.

Frenare meglio per andare più forte
Uno degli errori più comuni nei track day è pensare che frenare forte significhi frenare bene. In realtà, la chiave è come rilasci il freno. Un rilascio lento e progressivo permette di entrare in curva con più controllo, mantenendo carico sull’avantreno e aiutando la vettura a girare.
La gestione dei pesi è il vero lavoro del pilota. Con il peso davanti, l’auto è più precisa e comunicativa. Se scarichi tutto troppo in fretta, rischi di sbilanciare il telaio e perdere grip proprio quando ne avresti più bisogno.
Se sei troppo veloce, rallenta ancora
Sembra banale, ma è un concetto fondamentale: se ti accorgi di essere entrato troppo forte, la soluzione non è sterzare di più, ma rallentare di più. Togli velocità, mantieni il volante il più dritto possibile e lascia che l’auto si sistemi.
Questo approccio ti salva non solo nelle curve difficili, ma soprattutto in quelle cieche o mal interpretate. Continuare a rallentare finché non sei sicuro di “farla” è ciò che ti tiene lontano dalla ghiaia.

Il punto di corda non è sempre dove pensi
Prima o poi, chiunque frequenti la pista sente parlare di apex come del Santo Graal. In realtà è un concetto semplice: è il punto in cui smetti di rallentare e inizi ad accelerare. Ed è fondamentale perché segna il momento in cui puoi tornare sul gas con sicurezza.
Attenzione però: l’apice non è sempre sul cordolo. Il cordolo è solo un riferimento visivo, non un obbligo. A volte il vero punto ideale è qualche metro più in là, sull’asfalto.
Calmi al centro, veloci in uscita
Una buona curva spesso “sembra lenta” nella parte centrale. Ed è proprio quello che vuoi. Un’auto composta, volante che si raddrizza e gas che entra progressivamente. Più riesci a raddrizzare lo sterzo presto, prima potrai accelerare forte.
Immagina un filo che collega il piede destro al volante: più affondi sull’acceleratore, più il volante si raddrizza. Gas e sterzo lavorano in opposizione, così come freno e sterzo.
Un solo ingresso sul gas (e niente ripensamenti)
Uno degli errori più penalizzanti è entrare troppo presto e con troppa foga sull’acceleratore, salvo poi dover alzare il piede. Quel micro-lift costa carissimo in termini di tempo sul giro.
I piloti migliori fanno una cosa sola: tornano sul gas una volta sola, in modo dolce, e poi lo aprono progressivamente fino all’uscita. È naturale, perché man mano che la curva si apre aumenta anche il margine di accelerazione.
La velocità arriva giro dopo giro
Se una curva è filata via liscia, nel giro dopo puoi aggiungere qualcosa: un metro più avanti in frenata, un km/h in più di velocità, un'apertura del gas leggermente anticipata. Piccoli passi, mai salti nel buio.
È così che si diventa più veloci davvero: non cercando il limite subito, ma costruendolo. Restando calmi dove serve e aggressivi solo quando l’auto è pronta. Ed è lì che il track day smette di essere una sfida contro la pista e diventa puro divertimento.



