Senti questa, ora Stellantis pare riapra un capitolo che in Europa sembrava chiuso a doppia mandata: il Diesel. Sì, però calma.
Si apprendeva alcuni giorni fa, dalla molto ben informata Reuters, che il Gruppo guidato da Antonio Filosa rimetterà in gamma versioni a gasolio ''su almeno sette modelli''.
Una mossa che, più che un colpo di teatro, sembra un atto di realismo industriale: l’elettrico rallenta, i margini si assottigliano e la concorrenza cinese avanza come un TGV.
Sì, il paradosso è evidente: dopo anni di narrativa “zero emissioni o morte”, il Diesel torna dalla porta principale. Ma non per romanticismo.

Il gasolio resta un’arma competitiva che i Costruttori europei conoscono bene: costi industriali più bassi rispetto a un powertrain elettrico, consumi reali ancora imbattibili sulle lunghe percorrenze e un pubblico che, nonostante tutto, non ha mai davvero mollato la presa.
In un mercato dove i marchi cinesi spingono forte su EV e plug‑in, Stellantis avrebbe capito che presentarsi con un’offerta solo elettrica sarebbe come giocare in trasferta senza panchina.
Quali modelli Diesel ''di ritorno''
Ora: qui conviene essere onesti. Parlare di “nuovi modelli Diesel” è prematuro e non molto realistico.
Anche perché le nuove piattaforme STLA su cui Stellantis sta costruendo mezza gamma europea, dalla Small alla Large, passando per la Medium, non sono compatibili con il gasolio. Punto.
Tradotto: non aspettiamoci miracoli tecnici o conversioni dell’ultimo minuto.
Il “ritorno” del Diesel, per ora, significa soprattutto che non verrà abbandonato. E già questo, nel 2026, è una notizia. Restano quindi in pista i modelli che il gasolio non l’hanno mai davvero mollato:
le compatte Peugeot 308, Opel Astra, DS 4 (oggi DS N°4);
la gamma Alfa Romeo (Tonale, Giulia e Stelvio), Junior esclusa;
la monovolume Zafira Life, ora equipaggiata col moderno 2,2 litri 180 CV;
i multispazio Peugeot Rifter, Citroen Berlingo, Opel Combo e il nuovo Fiat Qubo L.
In pratica, Stellantis sta dicendo: “Aspettate un attimo prima di darlo per morto”. Una posizione prudente, che lascia aperta la porta a eventuali estensioni future - magari su modelli più razionali e meno “elettrificati per forza” -, ma senza impegnarsi in annunci che poi diventano boomerang.
Insomma: niente resurrezioni clamorose, nessun ritorno del “Diesel per tutti”.
Piuttosto, un Diesel che non muore, che resta lì, silenzioso e pragmatico, pronto a fare il lavoro sporco mentre l’elettrico si prende il suo tempo. Per diventare, forse un giorno, davvero di massa (l'elettrico).




