Il mercato dell’auto continua a evolvere e continuerà a farlo. Anche in base agli accordi commerciali sottoscritti tra le varie aziende sia tenendo conto delle leggi che regolamenteranno queste iniziative. Da questo punto di vista un caso molto interessante arriva dalla Spagna. Un Paese, quello iberico, molto ricettivo per i costruttori cinesi. Sappiamo che Leapmotor aumenterà la produzione nello stabilimento di Figueruelas, a Saragozza e che Ford (che ha da poco sottoscritto un accordo con Geely) produrrà a Valencia due nuovi SUV elettrici.
Mentre le regioni spagnole si contendono gli investimenti dei produttori cinesi di batterie e auto elettriche, promuovendosi come “porta d'accesso della Cina all'Europa”, gli stessi attori chiedono all’Unione europea di introdurre regole uniformi e più severe sugli investimenti esteri. L'obiettivo sarebbe quello di evitare che l'economia spagnola resti danneggiata da una corsa al ribasso tra Paesi membri disposti a offrire condizioni sempre più favorevoli pur di attrarre capitali cinesi.
Il caso CATL-Stellantis in Aragona
L'esempio più concreto arriva dall'Aragona, dove è stato approvato l'impianto di batterie realizzato in joint venture tra CATL e Stellantis. «Adattarsi ci permetterà di avere molti più anni di produzione», ha dichiarato Jorge Azcon, presidente della regione, commentando l'approvazione del progetto. CATL prevede di portare fino a 1.700 lavoratori cinesi per la fase di costruzione dello stabilimento, ma punta ad assumere e formare 4.000 lavoratori spagnoli per la gestione operativa. L'accordo di investimento non include impegni vincolanti sull'approvvigionamento locale, ma l'azienda dichiara l'intenzione di superare il 70% di contenuto europeo una volta a pieno regime.
Situazione diversa per AESC Battery Spain, controllata a maggioranza dal gruppo cinese Envision, che per il suo impianto in Extremadura si è impegnata contrattualmente al 40% di occupazione europea, al 40% di management spagnolo e a programmi di formazione entro il 2030. In Galizia, dove SAIC costruirà il suo primo stabilimento europeo, occupazione e approvvigionamento non compaiono invece nell'accordo regionale. La questione, secondo un portavoce del governo locale, sarà regolata dalla futura legge “Made in Europe”.
Secondo Frank McCleary, partner della società di consulenza Arthur D. Little, con i dettagli della legge “Made in Europe” (ancora in fase di definizione) gli investitori cinesi si starebbero «pre-posizionando» nei Paesi con condizioni più favorevoli per mantenersi aperte diverse opzioni prima che le regole diventino più stringenti.
Attualmente, la Spagna richiede agli investitori extra-UE che operano in infrastrutture e tecnologie critiche di fornire un quadro dettagliato dell'investimento previsto. La selezione richiesta include domande su struttura proprietaria, fonti di finanziamento, investimenti pregressi, esiti di precedenti procedure di controllo ed eventuali sanzioni regolatorie o giudiziarie.
Un’evoluzione importante della questione arriverà nelle prossime settimane, quando i Paesi dell'Unione Europea discuteranno un inasprimento degli accordi commerciali con Pechino.
FONTE: Reuters
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Dimmi che auto guidi e ti dirò chi sei. Che sia per scelta, esigenza o nessuna delle due, l’auto racconta molto delle persone. Non solo di chi ne fa un manifesto del proprio stile di vita. Daniele scrive di automobili perché raccontano molto del tempo in cui vengono pensate, prodotte e commercializzate. Cambiano forma, alimentazione e nome, ma continuano a dire qualcosa su chi le compra (e chi no). Giornalista pubblicista, racconta il mondo dell’auto cercando di capire cosa comunica davvero, oltre ai CV e ai consumi.



