Non c’è pace tra gli uffici legali delle Case auto. Nemmeno il tempo di godersi gli applausi per gli interni rivoluzionari firmati da Jony Ive e Marc Newson (quelli che, finalmente, ci ridanno i tasti fisici) che sulla Ferrari Luce si allunga un’ombra che arriva direttamente dal Sol Levante. Il problema? Si chiama Mazda.
Secondo alcuni documenti scovati dai colleghi di CarExpert, la Casa di Hiroshima ha depositato il marchio ''Luce''' in Giappone proprio poche settimane dopo l'annuncio ufficiale di Maranello. Una mossa che puzza di sgambetto legale lontano un chilometro, o più semplicemente di una furbesca operazione di protezione del territorio.
Un nome, due storie (molto diverse)
Per noi luce è un sostantivo che sa di futuro elettrico, ma per Mazda è un pezzo di storia vera, anche se un po' impolverata. La Mazda Luce è stata per decenni la loro ammiraglia premium (da noi nota come 929), uscita di produzione nel 1991.
Ma occhio a considerarla un capitolo chiuso: nel 2017, quando Mazda presentò la splendida Vision Coupe concept, citò esplicitamente la Luce Rotary Coupe del 1969 come musa ispiratrice. Insomma, il legame affettivo c'è, e ora è diventato un vincolo legale.

Il fantasma dell'Alfa Milano (anzi, Junior)
Se questa storia ti puzza di deja-vu, hai ragione. Non è la prima volta che un nome altisonante finisce nel tritacarne dei tribunali o della burocrazia.
Nel 2024, il Governo italiano costrinse il Biscione a cambiare il nome della Milano in Junior a pochi giorni dal lancio, perché prodotta in Polonia.
Certo, ci sono casi in cui la convivenza funziona: Bentley e Lincoln hanno venduto entrambe delle Continental per anni senza scannarsi, così come Audi e MG oggi convivono con la sigla S5. Ma quando c'è di mezzo Ferrari, la visibilità è tale che nessuno è disposto a chiudere un occhio.
E ora che succede a Maranello?
Spesso le Case depositano vecchi nomi solo per evitare che altri li usino, senza avere davvero un modello pronto nel cassetto. Ma se Mazda decidesse di andare fino in fondo, Ferrari potrebbe trovarsi davanti a un bivio: pagare una royalty salatissima per l'uso del nome o fare un clamoroso rebranding dell'ultimo minuto.
Situazione spiacevole per la Rossa, proprio mentre cerca di convincere i puristi che l'elettrico può avere un'anima (e un nome) italiano.




