Auto cinesi

Auto ibride, l’UE vuole limitare al 15% quelle cinesi: la proposta


Avatar di Daniele Di Geronimo,

1 ora fa - Bruxelles pensa a un accordo simile a quello di quarant'anni fa.

Secondo il Financial Times l’UE vorrebbe limitare le ibride cinesi al 15% del mercato, con BYD e Geely in piena corsa.
MotorBox, prima di tutti gli altri

L’espansione cinese in Europa non si ferma e Bruxelles potrebbe provare a mettervi un freno contrastando la crescita delle auto ibride cinesi nel Vecchio Continente. Secondo il Financial Times, la Commissione Europea avrebbe chiesto a Pechino di limitare volontariamente le esportazioni di modelli ibridi verso il mercato europeo a circa il 15%. L’ipotesi rientrerebbe in un possibile accordo di «commercio gestito», una formula che richiama il precedente dell’intesa siglata nel 1986 tra la Comunità Europea e il Giappone. La richiesta, al momento, non è stata confermata ufficialmente dalla Commissione, ma arriva mentre le esportazioni dei costruttori cinesi continuano a crescere e le ibride rappresentano una delle principali vie d’accesso al mercato europeo dopo i dazi sulle elettriche. È interessante anche contestualizzare questa possibile iniziativa con le nuove regole che la Cina stessa ha imposto ai propri costruttori per l’export.

Il precedente del 1986

Il modello a cui si fa riferimento è l’accordo volontario di restrizione delle esportazioni siglato quarant’anni fa tra Giappone e Comunità Europea, quando Tokyo accettò di limitare le spedizioni di auto per evitare di subire quote imposte. L’effetto duraturo di quell’intesa furono gli stabilimenti giapponesi in Europa (Nissan di Sunderland, Toyota a Burnaston, Honda a Swindon). Un esito che, per la Cina, sarebbe già in corso senza bisogno di un accordo formale. Chery infatti inizierà quest’anno la produzione in un ex stabilimento Nissan a Barcellona, Geely ha rilevato il 34% dello stabilimento Ford di Valencia, Leapmotor costruisce sulle linee Stellantis, BYD ha impianti in Ungheria e Turchia, XPeng assembla tramite Magna in Austria.

Le due facce del mercato auto cinese

Il mercato interno cinese si sta sgretolando. Le vendite di auto in Cina sono scese del 23,7% ad agosto, a 1,55 milioni di unità. È l’undicesimo calo mensile consecutivo. Nello stesso mese le esportazioni sono salite del 77,5% a 894.000 unità, con l’associazione che stima 12 milioni di veicoli esportati per l’intero anno.

BYD ha visto le vendite in Cina scendere del 33% nei primi otto mesi (a 1.505.755 unità), mentre quelle estere sono salite dell’86% a 1.162.260: ad agosto ha spedito all’estero un record di 189.466 vetture (+134,5%), superando per la prima volta la metà dei ricavi del primo semestre generata fuori dalla Cina, e ha alzato il target di esportazioni 2026 da 1,3 a 1,5 milioni. Geely ha esportato 110.094 vetture ad agosto (+205%), l’ottavo record mensile consecutivo, con le vendite domestiche in calo del 25,2%. Chery ha esportato quasi 197.000 vetture nello stesso mese, pari al 70% delle sue vendite totali, diventando il primo costruttore cinese a superare i sette milioni di esportazioni cumulate.

Le auto cinesi in Europa

Sui numeri europei, le plug-in hybrid hanno raggiunto il 9,8% del mercato UE nel primo semestre 2026 (dall’8,5% dell’anno precedente), con 577.735 immatricolazioni secondo l’ACEA; le full hybrid, che non richiedono ricarica, restano la motorizzazione singola più diffusa con il 37,3%. La crescita delle plug-in è stata più marcata in Italia (+84,3%), Spagna (+39%) e Germania (+17,9%).

I cinque maggiori gruppi cinesi (BYD, SAIC, Chery, Leapmotor, Geely) hanno immatricolato quasi 792.000 veicoli in UE, EFTA e Regno Unito nel semestre, circa l’11% del mercato. BYD, con 174.144 immatricolazioni, ha superato per la prima volta Tesla (170.351), portando la propria quota UE al 2,4% dall’1,0% di un anno prima, grazie a una gamma che affianca modelli elettrici puri a un’offerta crescente di plug-in come Seal U DM-i, Atto 2 DM-i e Dolphin G.

Dove tutto ebbe inizio (o quasi)

La crescita delle ibride in Europa è stata paradossalmente favorita dalle stesse politiche UE. Ovvero grazie ai dazi che Bruxelles ha imposto nell’ottobre 2024 sulle auto elettriche cinesi. Oltre al 10% già previsto, si aggiunge un dazio che va dal 7,8% per Tesla fino al 35,3% per SAIC, portando il totale fino al 45,3%.

Le ibride cinesi, invece, non sono state colpite da queste misure e continuano a pagare solo il 10%. Da quel momento le importazioni nell’UE sono aumentate in maniera significativa, passando da circa 3.800 ibride a ottobre 2024 a 50.000 a luglio 2026. Si tratta di un aumento di circa tredici volte. Già a gennaio 2026 si era parlato della possibilità di estendere i dazi alle ibride plug-in, ma la Commissione europea aveva smentito l'ipotesi pochi giorni dopo.

«Alcuni dicono che il secondo shock cinese sia imminente. Ma è già qui», ha detto la presidente della Commissione Europa, Ursula von der Leyen al Parlamento Europeo, parlando di deindustrializzazione nei cuori industriali d’Europa. Ha quantificato il deficit commerciale con la Cina in 360,6 miliardi di euro per il 2025, in crescita di circa un miliardo di euro al giorno nella prima metà di quest’anno, definendolo giunto a un «punto di svolta».

Fonte: Financial Times

VEDI ANCHE



Tags

Resta aggiornato

MotorBox, prima di tutti gli altri

Scegli come vuoi seguirci: aggiornamenti in tempo reale su Telegram, oppure dai priorità a MotorBox nei risultati di Google.

Daniele Di Geronimo
Daniele Di Geronimo
Dimmi che auto guidi e ti dirò chi sei. Che sia per scelta, esigenza o nessuna delle due, l’auto racconta molto delle persone. Non solo di chi ne fa un manifesto del proprio stile di vita. Daniele scrive di automobili perché raccontano molto del tempo in cui vengono pensate, prodotte e commercializzate. Cambiano forma, alimentazione e nome, ma continuano a dire qualcosa su chi le compra (e chi no). Giornalista pubblicista, racconta il mondo dell’auto cercando di capire cosa comunica davvero, oltre ai CV e ai consumi.

Gli articoli di Daniele

Vedi anche