Nessun contrasto, anzi: la cena è servita e i posti a tavola aumentano. Ma andiamo con ordine: i fatti, poi un'interpretazione.
La notizia del sottobosco automotive nostrano è che DR Automobiles e Chery hanno siglato un nuovo accordo di cooperazione.
Tradotto per chi non mastica il ''managerese'': la storica partnership tra Macchia d’Isernia e i giganti di Wuhu non solo resta in piedi, ma si evolve in una forma di ''coabitazione competitiva''.

Ora: da quanto si può capire, la base non cambia. Chery continuerà a spedire i suoi kit a DR e DR continuerà a fare quello che sa fare meglio: personalizzare, rifinire e ''italianizzare'' i modelli nello stabilimento molisano per venderli con i propri brand (DR, EVO, Sportequipe, Ich-x, etc.).
Insomma, la fornitura industriale sembra blindata. È il ''secondo tempo'' dell'accordo, semmai, a cambiare le regole del gioco.
Nel 2026 il marchio Chery debutterà in Italia in modo indipendente. In pratica, dopo aver lanciato le avanguardie Omoda e Jaecoo, il colosso cinese è pronto a scendere in campo col proprio nome e una rete di vendita dedicata.

''Uno spirito di reciproco rispetto e leale concorrenza'', recita il comunicato ufficiale.
Il dubbio sorge spontaneo: non si pesteranno i piedi in concessionaria? Non dovrebbe accadere, la strategia sembra essere quella della differenziazione del portafoglio.
Chery punterà probabilmente su modelli globali con un'identità nativa, mentre DR manterrà il suo ruolo di ''sarto'' per il gusto europeo.
Resta da capire se l'utente finale, davanti a due SUV che condividono l'ossatura ma non il logo (e magari nemmeno il prezzo), sceglierà l'originale cinese o l'interpretazione molisana.
Oltre ai già noti Omoda e Jaecoo, abituiamoci intanto a imparare nuovi nomi: Lepas ed Icaur sono già atterrati, mentre Exlantix potrebbe essere dietro l'angolo.
La Cina non bussa più alla porta: ha direttamente le chiavi di casa.





