Vedere una moto da corsa degli anni 80 fa sempre un certo effetto, ma la maggior parte delle volte queste pietre miliari finiscono recluse nei musei, coperte di cera e protette da un cordone di velluto. Questa volta però le cose sono andate diversamente. Sulla pista di Assen, la storica ''Cattedrale della Velocità'', qualcuno ha deciso di fare una follia: rimettere in griglia di partenza un'autentica Suzuki RGV 500 del 1989 in livrea Pepsi, usata in gara proprio da Kevin Schwantz.
Un pezzo unico dal valore inestimabile (ne esistono solo tre esemplari originali al mondo) affidato alle mani del pilota britannico Danny Webb per un test a tutto gas e una gara vera contro la Norton Rotary WSR di Peter Hickman.
Numeri da capogiro e zero elettronica
Se pensi che le moto da corsa di trent'anni fa fossero lente rispetto alle belve attuali, i dati della RGV 500 raccontano una storia differente e piena di distinguo. Parliamo di un motore V4 a due tempi da 500 cc in grado di erogare circa 165 CV a 12.000 giri/min, montato su una ciclistica che pesa appena 130 kg a secco.
Per capirci, il rapporto peso/potenza è del tutto paragonabile a quello di una Superbike moderna, ma con una differenza fondamentale: zero elettronica di bordo.
Su questa moto non trovi traction control, anti-impennamento, ride-by-wire o mappe motore. L'unico controllo di trazione a disposizione è il polso destro del pilota. E non è tutto: il carburante speciale utilizzato (miscela ad alto numero di ottano Q16 con olio Castrol 747) porta un singolo pieno a costare oltre 350 euro.
Il mito dell'epoca ''inguidabile'' e l'erogazione on/off
Gli anni 80 e 90 delle 500 due tempi sono passati alla storia come la Unridable Era, l'epoca delle moto inguidabili. Il motivo è semplice: l'erogazione del motore due tempi da gara non è progressiva come quella dei quattro tempi moderni. Sotto un certo regime non succede nulla, ma appena la lancetta del contagiri sale abbastanza e il propulsore entra in coppia, la potenza arriva tutta insieme, come se qualcuno avesse premuto un interruttore a centro curva.
Se a questo aggiungi la totale assenza di freno motore, capisci perché i piloti dell'epoca venissero spesso sbalzati in aria, in pericolosissimi highside, non appena riaprivano il gas in piega. Oggi una MotoGP eroga circa 300 CV per 157 kg, sì, ma è gestita da centraline che correggono le perdite di aderenza centinaia di volte al secondo. Sulla Suzuki di Schwantz, se esageri col gas, finisci direttamente in orbita.
Un pilota d'esperienza per un'icona inestimabile
Affidare una moto dal valore di centinaia di migliaia di euro a un pilota qualunque per farci una gara vera sarebbe stato un rischio enorme. Per questo la scelta è caduta su Danny Webb, l'ultimo uomo ad aver conquistato una pole position nella classe 125 due tempi del Motomondiale (a Valencia nel 2011).
Tra una 125 e una 500, beninteso, la differenza è siderale, ma ciò non toglie che WebbUn pilota abituato alla risposta secca e all'assenza di freno motore tipica delle ottavo di litro da corsa. E in carriera può vantare numerose partecipazioni in Moto3, nel mondiale Supersport, nel Tourist Trophy e nel Mondiale Endurance.
Sulla pista di Assen, Webb si è trovato a condividere l'asfalto con un'altra leggenda del motorsport britannico: Peter Hickman, 14 volte vincitore al Tourist Trophy, in sella a una rara Norton Rotary 588 WSR del 1991, spinta dal caratteristico motore Wankel.
Come va sul serio la RGV sul tracciato di Assen
Una volta sceso in pista, le impressioni del pilota confermano quanto la fama della RGV 500 sia meritata. Nonostante la presenza di pneumatici slick Dunlop moderni – che garantiscono un grip nettamente superiore rispetto alle gomme dell'epoca – la Suzuki richiede uno stile di guida completamente diverso rispetto a qualsiasi moto moderna. Bisogna lasciar scorrere la moto in curva, mantenere i giri del motore altissimi e gestire l'avantreno, che tende costantemente ad alzarsi ad ogni riapertura del gas.
Nel video della prova, puoi sentire il rombo inconfondibile del V4 due tempi e vedere la lotta ravvicinata tra la Suzuki di Webb e la Norton di Hickman. Tra sorpassi all'ultimo metro e uscite di curva con la ruota anteriore a mezz'aria, il duello dimostra che, se guidate da chi sa il fatto suo, queste pietre miliari sanno ancora regalare uno spettacolo d'altri tempi. Che per certi versi è ancora più avvincente di quelli moderni.
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Giornalista dal ’97, nella sua carriera Emanuele si è occupato di motori a 360 gradi, svolgendo anche il ruolo di tecnico e pilota collaudatore per Maserati e Alfa Romeo. Di MotorBox è l’anziano, il riferimento per tutti e non solo mentre siede alla scrivania: se un collega sta poltrendo, se ne accorge anche mentre è impegnato in una prova in pista a centinaia di chilometri. Ama le auto ma adora le moto, e in fatto di tecnologia è sempre un passo avanti. Proprio come a tavola: quantità e qualità.




