Non era un motore, il cinque cilindri Audi: era un carattere. Un difetto meraviglioso. Una nota stonata che diventava melodia. E invece eccoci qui, a scrivere l’ennesimo necrologio di un’icona che l’Europa non può più permettersi. O meglio: che non vuole più permettersi.
Audi conferma che il suo 2.5 TFSI, l’ultimo cinque cilindri ancora in produzione al mondo, sparirà dal mercato europeo entro fine 2026. Ma attenzione: non muore davvero. Sopravvive fino al 2027 negli USA e in altri mercati, dove evidentemente la poesia meccanica non è ancora considerata un reato ambientale.
La solita beffa: noi lo perdiamo, altri se lo tengono.
Perché finisce così?
Le ragioni sono quelle che ormai conosciamo a memoria, come il ritornello di una canzone che non ci piace, ma passa sempre in radio.
Euro 7: adeguarlo costerebbe troppo.
Margini in calo: Audi preferisce investire sull’elettrificazione, piuttosto che salvare un motore “di nicchia”.
Ruolo ridotto: oggi vive solo sulla RS3. TT RS e RS Q3 sono già ricordi.
Strategia globale: dove può ancora vendere, lo venderà. Dove costa troppo aggiornarlo, lo spegne.

Un’eredità che non svanisce
Nato nel 1976, diventato leggenda negli anni ’80 con la Quattro da rally, il cinque cilindri era l’ultimo superstite di un’epoca in cui le auto avevano personalità, non solo configuratori.
Quel firing order 1-2-4-5-3, quella voce roca e irregolare, quel modo di prendere giri come se avesse fretta di vivere… tutto questo non lo ritroveremo in nessun powertrain elettrico. E neanche nei quattro cilindri turbo che ormai sembrano uscire tutti dalla stessa stampante.

E quindi?
Quindi niente: un altro addio, un’altra pagina che si chiude, un’altra “razionalizzazione” che ci lascia più poveri. Il cinque cilindri non muore: semplicemente ci lascia indietro.
E forse, è questa la parte più amara.
Fonte: Automobilwoche





