C'è un suono che non assomiglia a nulla di ciò che si sente normalmente in un paddock. Non è il rombo profondo di un V8, non è il fischio da turbina di un quattro cilindri sovralimentato. È qualcosa di acuto, quasi isterico, che sale fino a 9.000 giri e si porta dietro una scia di fiamme. È il canto del R26B, il quattro rotori Mazda che nel 1991 fece qualcosa che nessun Costruttore giapponese aveva mai fatto prima: vincere la 24 Ore di Le Mans.
Trent'anni dopo, Mazda Motorsports pubblica un mini-documentario di sei minuti sul proprio canale YouTube. Non è solo un video di archivio. È la risposta a una domanda precisa: come si fa a tenere in vita un motore del genere?
Un motore che non aveva fratelli
La 787B che trionfò alla Sarthe nel 1991 - stesso anno in cui debuttava la FD RX-7 stradale - non montava il classico bicilindrico 13B. Sotto il cofano c'era il R26B, un quattro rotori stimato in circa 700 cavalli in assetto gara.
I rotori in sé erano parenti di quelli usati sulle vetture di serie, ma tutto il resto era un mondo a parte: tre candele per camera invece di due (per migliorare l'efficienza di combustione), tenute di precisione ceramica, molle di tensione rinforzate per evitare quel ''chatter'' - quel rimbalzo fastidioso delle tenute sulle pareti della cassa - che affligge i rotativi stradali ad alto regime.
Trovare ricambi oggi è un'impresa. Fortunatamente, la natura stessa del motore rotativo aiuta: pochi componenti in movimento, usura distribuita in modo prevedibile. I grandi elementi strutturali reggono bene l'invecchiamento. Ma i meccanici non si fidano delle apparenze: durante ogni revisione misurano con cura lo spessore interno della cassa del rotore, quella esposta al calore, confrontandola con la parete esterna. Un assottigliamento eccessivo rompe la tenuta di compressione, e a quel punto il motore non è più un motore: è un pezzo da museo.
L'unico, e forse per sempre
Mazda rimase l'unico Costruttore giapponese a vincere Le Mans fino al 2018, quando Toyota portò a casa il suo primo trionfo assoluto. Poi vennero i cambiamenti regolamentari, che resero il rotativo sostanzialmente inutilizzabile in competizione. Il marchio ci riprovò nell'IMSA — prima con un Diesel, poi con un turbo quattro cilindri — prima di ritirarsi definitivamente dalla serie dopo la stagione 2021.
Oggi l'unico programma racing Mazda rimasto è la MX-5 Cup, che è divertente e popolare, ma è un'altra cosa. Ed è proprio per questo che tenere attive le vecchie 787B diventa qualcosa di più di una questione di manutenzione ordinaria: è un atto quasi simbolico. Queste vetture ricordano cosa Mazda è capace di fare quando decide di osare davvero.
Quanto a un nuovo rotativo sportivo - che sia una sportiva stradale o, figuriamoci, una Le Mans Prototype - i rumor ci sono sempre, ma il contesto di mercato attuale non lascia molto spazio all'ottimismo. Per ora, il R26B urla ancora nei video. E per chi lo sente anche solo attraverso uno schermo, è più che abbastanza.







