Hypercar

Mate Rimac, il re delle hypercar elettriche ora dice che il futuro è a benzina


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1 ora fa - Un cambio di prospettiva che apre diversi interrogativi.

Mate Rimac, che con la Nevera ha ridefinito le performance elettriche, ora sostiene che il segmento supercar resterà a benzina.
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Mate Rimac è l’uomo che ha costruito la propria reputazione dimostrando quanto l’elettrico possa spingersi oltre i limiti delle supercar tradizionali. La sua Nevera è diventata uno dei simboli delle prestazioni a batteria, dimostrando quanto un’auto elettrica possa essere più veloce e potente di molte delle più blasonate supercar a benzina. Ora, però, il numero uno di Bugatti-Rimac guarda in una direzione sorprendentemente diversa. Quasi opposta. Secondo lui, mentre le auto destinate all’uso quotidiano saranno sempre più elettriche, le supercar continueranno ad avere un motore endotermico ancora per molti anni.

Un mercato diviso in due

Intervistato da CNBC, Rimac ha spiegato la sua visione di un mercato delle auto sempre più polarizzato. Le vetture per l’utilizzo quotidiano diventeranno quasi interamente elettriche. Il segmento sportivo e superiore, invece, resterà legato alla combustione ancora a lungo.

La Tourbillon, erede della Chiron, riflette in pieno questa filosofia. Bugatti aveva valutato e poi scartato l’ipotesi di un’elettrica pura per il dopo-Chiron, scegliendo invece un V16 aspirato da 8,3 litri affiancato da motori elettrici, per una potenza combinata di circa 1.800 CV. Rimac ha inoltre lasciato intendere che in futuro alcuni modelli della gamma potrebbero tornare a offrire il cambio manuale.

Anche la plancia va nella stessa direzione. Al posto del classico display digitale, Bugatti ha scelto una strumentazione analogica dall’estetica meccanica, pensata per conservare il proprio fascino anche tra quindici anni, a differenza di una tecnologia digitale che può invecchiare molto più rapidamente.

Non è solo questione di potenza

Motore ed elementi analogici spostano così l’attenzione dalla ricerca esasperata delle prestazioni, che ormai distinguono sempre meno un’auto dall’altra. Quando un’elettrica relativamente accessibile può offrire un’accelerazione superiore a quella di molte hypercar di appena dieci anni fa, guadagnare un altro decimo di secondo o qualche cavallo in più diventa soprattutto una questione di numeri. Il beneficio concreto per chi guida, invece, è sempre più difficile da percepire.

«Con circa 50mila dollari puoi comprare dalla Cina un’auto più veloce di qualsiasi sportiva di dieci anni fa», ha dichiarato Rimac. «Le prestazioni stanno davvero diventando un fattore secondario».

Sono il carattere, l'apparenza e l’artigianalità gli elementi che, secondo Rimac, i concorrenti cinesi fanno più fatica a replicare su scala industriale. È un po’ la stessa visione recentemente espressa dal CEO di Lamborghini Winkelmann. I numeri sembrano dargli ragione. Tutte le 250 Tourbillon programmate risultano già vendute, nonostante un prezzo di partenza di circa 4,5 milioni di dollari, con gli acquirenti che in media aggiungono altri 600-700mila dollari in personalizzazioni. Le ultime edizioni speciali del marchio, come la Destrier, spingono ulteriormente in questa direzione. Secondo Rimac, i clienti più facoltosi cercano sempre più oggetti percepiti come autenticamente propri, non semplici versioni più costose di qualcosa già posseduto da altri.

Resta però un’incognita normativa. Quanto a lungo sarà possibile produrre supercar endotermiche in mercati, come l’Europa, regolamentato dalle norme sulle emissioni? Per molti costruttori, anche di hypercar, ormai la transizione elettrica è una necessità industriale più che di scelta.

FONTE: CNBC

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Daniele Di Geronimo
Daniele Di Geronimo
Dimmi che auto guidi e ti dirò chi sei. Che sia per scelta, esigenza o nessuna delle due, l’auto racconta molto delle persone. Non solo di chi ne fa un manifesto del proprio stile di vita. Daniele scrive di automobili perché raccontano molto del tempo in cui vengono pensate, prodotte e commercializzate. Cambiano forma, alimentazione e nome, ma continuano a dire qualcosa su chi le compra (e chi no). Giornalista pubblicista, racconta il mondo dell’auto cercando di capire cosa comunica davvero, oltre ai CV e ai consumi.

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