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Fabbriche tedesche in Cina, la capacità produttiva scende al 46%


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1 ora fa - Audi, BMW e Mercedes producono sempre meno auto in Cina.

Le fabbriche cinesi di Audi, BMW, Mercedes e Volkswagen scendono al 46% di capacità nel 2026, contro il pieno regime del 2010.
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Il polso della situazione dell'andamento dei marchi europei lo misuriamo spesso tenendo conto dei volumi di vendita e delle capacità produttive degli stabilimenti presenti nel Vecchio Continente. Ma ampliando lo sguardo emergono dettagli interessanti, per quanto critici. Per anni, infatti, la Cina è stata il motore della crescita dei costruttori tedeschi. Oggi rischia di diventare uno dei loro principali problemi industriali.

Secondo una previsione di Mobility Global nel 2026 gli stabilimenti cinesi di Audi, BMW, Mercedes-Benz e Volkswagen lavoreranno in media al 46% della capacità produttiva, mentre la domanda continua a spostarsi verso i marchi locali.

Il confronto con il 2010

Il paragone che rende meglio l'idea della portata del fenomeno riguarda il 2010, quando questi stessi impianti lavoravano generalmente a pieno regime. Da allora, i marchi tedeschi hanno progressivamente perso terreno tra gli acquirenti cinesi, che oggi si orientano soprattutto verso i marchi locali, in particolare quelli specializzati in veicoli elettrici. Un altro dato che racconta molto della crescita dei marchi cinesi nel settore auto.

Le difficoltà di utilizzo hanno già portato Volkswagen a chiudere lo stabilimento di Nanchino, gestito insieme a SAIC, e a vendere quello di Urumqi. BMW e Mercedes-Benz escludono per ora queste evoluzioni, ma secondo diverse indiscrezioni sono allo studio degli “aggiustamenti operativi” che non escludono del tutto questa ipotesi.

Non solo i marchi stranieri

Un elemento interessante è legato anche al fatto che il problema non riguarda solo le case automobilistiche straniere. Mobility Global stima che l'utilizzo medio dell'intera industria automobilistica cinese si attesterà attorno al 55% nel 2026, contro il 90% circa del 2010. Questo vuol dire che queste fabbriche oggi lavorano poco più della metà di quanto potrebbero. Per impianti costruiti per volumi ben più alti di quelli richiesti dal mercato attuale.

Una risposta a questa sovracapacità arriva proprio dall'export. I costruttori cinesi esporteranno fino a 10 milioni di veicoli quest'anno, in crescita rispetto ai 7 milioni dello scorso anno. Allo stesso tempo, mentre molti marchi tradizionali faticano con la sottoutilizzazione sia in Cina sia altrove, quelli cinesi sfruttano la forte domanda estera per aprire nuovi stabilimenti fuori dai confini nazionali, soprattutto in Europa, con l'obiettivo dichiarato di evitare i dazi, produrre più vicino ai clienti e ridurre il rischio politico.

Il paradosso è che Xpeng sta trattando per rilevare fabbriche Volkswagen sottoutilizzate in Europa, mentre gli stessi stabilimenti tedeschi in Cina restano semivuoti per l'identica ragione: una domanda locale che si è spostata altrove. Le stesse case automobilistiche che in Europa cercano partner cinesi per riempire le proprie fabbriche si trovano, in Cina, nella posizione opposta, quella di dover decidere cosa fare dei propri impianti che i clienti locali non riempiono più.

FONTE: Automobilwoche

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Daniele Di Geronimo
Daniele Di Geronimo
Dimmi che auto guidi e ti dirò chi sei. Che sia per scelta, esigenza o nessuna delle due, l’auto racconta molto delle persone. Non solo di chi ne fa un manifesto del proprio stile di vita. Daniele scrive di automobili perché raccontano molto del tempo in cui vengono pensate, prodotte e commercializzate. Cambiano forma, alimentazione e nome, ma continuano a dire qualcosa su chi le compra (e chi no). Giornalista pubblicista, racconta il mondo dell’auto cercando di capire cosa comunica davvero, oltre ai CV e ai consumi.

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