POLLAIO ROSSO Nel corso di un solo campionato da compagni di squadra la rivalità tra Charles Leclerc e Sebastian Vettel è deflagrata, contornata da frasi di circostanza, annegata nei buoni propositi. D'altra parte, i proverbiali "due galli in un pollaio", in Formula 1, raramente hanno funzionato, e il giovane monegasco, se qualcuno avesse mai avuto dubbi, si è dimostrato essere un bel galletto ruspante, pronto a precorrere i tempi e raccogliere, nelle gerarchie di Maranello, l'eredità del vecchio gallo reale. Il problema però è che senza una guida forte e una direzione netta, si rischia di fare la figura dei polli, proprio come avvenuto in Brasile.

PRIMO SCREZIO Serve esattamente il "segnale forte" di cui ha parlato il team principal Mattia Binotto nell'immediato patatrac di Interlagos, anche se, probabilmente, con un po' di ritardo. E dire che le avvisaglie c'erano state: i primi segnali che potesse essere una stagione quantomeno difficile per quanto riguarda la convivenza dei due in rosso, si erano avuti già in Bahrain, nella gara persa da Leclerc per un problema al motore della sua SF90. Il monegasco aveva infatti passato (con una bella manovra) Vettel nonostante il team gli avesse detto di aspettare, dimostrando poi di aver avuto ragione. Solo l'aver perso la gara per colpa di una responsabilità tecnica della Ferrari, ha fatto passare in secondo piano la prima piccola insubordinazione.

SECONDO INDIZIO Fu lì che ci si rese conto dei problemi di gestione che potevano sorgere dalla convivenza dei due, eppure per vari motivi non si sono verificati altri episodi critici fino a dopo l'estate. A Monza, freschi della prima vittoria di Leclerc in Belgio, ci fu però una seconda, pericolosa avvisaglia, anche qui adombrata dal trionfo del monegasco e dal weekend nero di Vettel. In qualifica, infatti, Charles non restituì la scia che Seb gli aveva dato nel tentativo precedente, assicurandosi così la pole e un trampolino privilegiato verso la vittoria. Sarebbe ingiusto dire che il team non abbia colto le avvisaglie di pericolo, e infatti a Singapore, quando dopo il pit-stop Vettel si è trovato in testa, la Ferrari ha deciso di congelare le posizioni per evitare ulteriori problemi. Fu una scelta però mal digerita da Leclerc...

F1 GP Italia 2019, Monza, Sebastian Vettel e Charles Leclerc (Ferrari)

GUERRA PSICOLOGICA In Russia il quarto capitolo: Charles Leclerc, scattato dalla pole, offre la scia a Seb sul lungo rettilineo, una strategia decisa a tavolino per difendersi dall'offensiva della Mercedes, e tutto riesce a meraviglia, ma Vettel non restituisce la posizione al compagno, come previsto invece alla vigilia. Poi la gara ha preso un'altra piega quando si è rotto il motore della SF90 del tedesco e la Virtual Safety Car ha finito per penalizzare anche Leclerc. I segnali che la guerra psicologica tra i due fosse ancora in corso erano evidenti, e anche in Giappone, scattando dalla prima fila, i due ferraristi hanno pensato più a marcarsi tra loro che ai rivali, sbagliando entrambi la partenza e rovinando completamente il rispettivo weekend.

F1 GP Giappone 2019, Suzuka: Charles Leclerc (Ferrari)

BOMBA BRASILE Infine il Brasile, con il problema che è deflagrato e che sarebbe stato evitabile con una semplice direttiva, che dal muretto avrebbero potuto imporre ai propri piloti, ossia far passare Leclerc, con gomme più fresche, e fargli tentare di attaccare Albon, dopo che il tentativo di Vettel era andato a vuoto. E se non ci fosse riuscito neanche il monegasco, avrebbe potuto cedere nuovamente la posizione al compagno. Invece Leclerc ha compiuto la sua (bellissima) manovra su Vettel, che ha risposto con veemenza fino all'incidente. Sono i rischi delle corse, è vero, ed è anche vero che l'unico obiettivo dei due fosse al massimo il terzo posto iridato, da qui la decisione di lasciarli correre con il rischio, nel peggior caso possibile, dello scenario che si è puntualmente verificato.

F1, GP Brasile 2019: Sebastian Vettel precede Charles Leclerc (Ferrari)

E ORA? Adesso la Ferrari si trova a dover gestire una bella gatta da pelare, con il rischio che il prossimo anno i due si danneggino a vicenda, favorendo la corsa al titolo dei rivali. Ha senso scegliere un numero 1 sin da subito? Assolutamente no, si rischia di partire con uno dei due piloti totalmente demotivato, e probabilmente per nulla disposto a fare da aiutante all'altro. Perciò vanno messe delle regole chiare da utilizzare nelle varie circostanze che possono verificarsi in un weekend di gara.

F1 GP Messico 2019, Hermanos Rodriguez: Charles Leclerc e Sebastian Vettel (Ferrari)

LAVORARE SU SÈ STESSI Escludiamo peraltro scenari estremi, come che Vettel lasci a sorpresa la Ferrari. Nella storia della Formula 1 è accaduto più volte e il caso più simile - piuttosto che l'addio dello stesso tedesco alla Red Bull nel 2014 dopo la stagione con Ricciardo (allora era a fine contratto) - sembra essere quello del 2007, con il giovane Hamilton e il campione affermato Alonso in McLaren, e la rottura del contratto dello spagnolo a fine stagione dopo aver screziato con Lewis per tutto l'anno. Sarebbe però sorprendente se Sebastian seguisse le orme di Nando, e non solo per mancanza di alternative in griglia, ma soprattutto per la sua attitudine nel portare a termine il proprio dovere. Certo è che il tedesco soffre la presenza del monegasco e non si sente più al centro del progetto Ferrari, ma qui la strada è solo una: lavorare su sé stessi per essere più freddo nei momenti topici delle gare e riguadagnare terreno sul rivale sia nelle gerarchie interne che nel cuore dei tifosi.

F1 GP USA 2019, Austin: Mattia Binotto (Ferrari)

LA SOLITUDINE DI BINOTTO Dal canto suo lo stesso Charles Leclerc ha già intrapreso un lavoro analogo che lo ha portato a essere un po più disciplinato e meno esuberante. Nei limiti del possibile però, perché se un campione vede un varco (proprio come Charles alla S do Senna su Seb), l'istinto è impossibile da reprimere, senza contare che i fan è proprio questo che vogliono. Serve però imporre delle regole, e la sensazione è che, a farlo, non possa essere lasciato solo Mattia Binotto. L'attuale tandem dirigenzale della Ferrari, Elkann-Camilleri, dovrebbe dare al team principal assistenza (e non è escluso che, lontano dai riflettori, non sia già avvenuto), soprattutto in un momento critico come quello attuale, come in passato hanno fatto ripetutamente Enzo Ferrari, Montezemolo e Marchionne.


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