Cinque giorni di test a porte chiuse, per quanto ogni scuderia potesse in realtà partecipare al massimo a tre giornate d’attività in pista. Sulla pista di Barcellona è cominciata così, per volere delle squadre che hanno “chiuso” quanto più possibile l’accesso a giornalisti e a occhi indiscreti nell’intento di evitare eventuali figuracce legate alla scarsa affidabilità delle auto di nuova generazione al debutto assoluto, la nuova era della Formula 1.
Una nuova era che in realtà non ha mostrato neanche lontanamente i disastri che alcune squadre temevano, con le monoposto che anzi hanno tutte macinato un quantitativo di km sorprendente, almeno se paragonato a quelli percorsi nel primo test dell’epoca dei motori turbo ibridi, di scena a Jerez nel bel mezzo dell’inverno 2014.
Mercedes macina km senza problemi
A vincere la gara dell’affidabilità è la Mercedes, che con Andrea Kimi Antonelli e George Russell conferma se non altro di essere già piuttosto avanti con la tecnologia “super ibrida” delle nuove power unit che generano il 50% dei cavalli o quasi solo dal motore elettrico, riscontrando pochissimi problemi di affidabilità anche con le auto dei team clienti Alpine e McLaren (la Williams non ha superato i crash test di sicurezza e ha quindi dovuto saltare la cinque giorni di Barcellona).

Secondo i pochi dati filtrati dal Circuit de Catalunya, i team motorizzati Mercedes avrebbero infatti complessivamente percorso 1134 giri, con la scuderia di Brackley che guida il gruppo con ben 500 giri totali (la distanza di oltre 7 gran premi).
Shakedown test Barcellona, è la Ferrari a segnare il miglior tempo
Ma anche la Ferrari non ha sfigurato quanto ad affidabilità e prestazioni: la SF-26 al cui volante si sono alternati Lewis Hamilton e Charles Leclerc ha infatti completato 440 giri, con un complessivo di 995 tornate per tutti i motorizzati del Cavallino. Haas e Cadillac sono infatti le altre due squadre spinte dalla power unit di Marnaello, ma il team americano ha pagato inevitabili problemi di gioventù riuscendo a chiudere solo 164 giri.
Guardando i tempi, poi, mentre è fondamentale predicare calma, non manca un po’ di ottimismo visto che Lewis Hamilton è stato anche il più rapido dei cinque giorni di prove: l’inglese ha infatti chiuso il quinto e ultimo giorno di attività fermando i cronometri sull’1:16.348, con un decimo di vantaggio sulla Mercedes di George Russell (che però non ha girato nell’ultimo giorno, in cui la pista era probabilmente in condizioni migliori), due decimi sul campione del mondo in carica Lando Norris, e tre decimi sul compagno di squadra Charles Leclerc.
Il confronto con il passato
Da sottolineare come i tempi siano comunque ancora piuttosto lontani dal limite, nonché da quelli visti nel passato: nella scorsa stagione, a Barcellona, Oscar Piastri ha infatti raccolto la pole position con un tempo di circa cinque secondi più rapido (1:11.546), con anche il giro veloce in gara (sempre Piastri, in 1:15.743) più rapido del tempo segnato da Hamilton.

Segno inequivocabile che queste auto sono ancora all’alba della loro carriera e che nessuno ha probabilmente davvero spinto a tutta cercando la prestazione pura. È però interessante notare anche come i tempi di Hamilton, Russell, Norris e Leclerc (e cioè dei più veloci dei cinque giorni di shakedown a Barcellona) siano già sensibilmente più rapidi rispetto a quelli visti nel 2022 nei primi test sullo stesso circuito, quando sir Lewis, all’epoca al volante di una Mercedes che sarebbe poi stata una grande delusione in quel campionato, chiuse il miglior giro in 1:19.138.
Prossimi appuntamenti: le date dei test
La Formula 1 tornerà in pista dall’11 al 13 febbraio e poi dal 18 al 20 febbraio sul circuito di Sakhir, in Bahrain, per le due sessioni di test precampionato ufficiali, che avranno una copertura giornalistica e anche, seppur in parte per quanto riguarda i primi tre giorni di attività, una diretta televisiva. Il primo GP del campionato del mondo 2026 è invece il GP d'Australia in programma a Melbourne nel weekend del prossimo 8 marzo.



