DALLE PAROLE AI FATTI? Si mette male, d'altra parte avevano avvisato. Non più tardi di metà dicembre, FCA aveva messo in guardia: se l'ecotassa entra in vigore, il piano investimenti non sarà lo stesso. Dalle minacce alle dichiarazioni: intercettato a Detroit dai media locali, Mike Manley ribadisce. "Alla luce delle mutate condizioni di mercato, il Gruppo rivedrà il piano industriale in programma per l'Italia". Il Ceo assicura come il piano stesso "non verrà stoppato", ma conferma che "è in corso una significativa revisione". Traduzione: sforbiciata alla somma di 5 miliardi inizialmente destinati agli stabilimenti tricolori, niente piena occupazione delle fabbriche. E adesso?

ROULETTE RUSSA Al NAIAS Manley non si è sbilanciato, annunciando in generale una rivisitazione del business plan che non potrà che essere al ribasso. Adesso si tratta di capire quali siti e quali nuovi modelli pagheranno il conto più salato. Rumors individuano nello stabilimento di Cassino la maggiore vittima sacrificale: la fabbrica laziale ospita le linee di montaggio di Alfa Romeo Giulia e Alfa Romeo Stelvio ed è ancora in predicato di assemblare il secondo Suv Maserati, un modello di dimensioni inferiori a Levante e costruito sulla medesima piattaforma proprio di Stelvio. Che sia il baby Suv del Tridente il primo a saltare, o quantomeno a slittare?

L'IBRIDO ALFA ROMEO Maserati a parte, anche le stesse Giulia e Stelvio potrebbero in qualche modo venire risucchiate dal ridimensionamento dei piani FCA: si parlava per entrambe di una versione ibrida per colmare il gap tecnologico con la concorrenza tedesca, tuttavia uno scenario tanto incerto alimenta il sospetto che anche questo progetto verrà congelato. Sarebbe insomma lo stabilimento di Cassino, quello più colpito dal "downsizing" del Piano Italia. Senza contare che nemmeno a Torino si respira un'aria sana: le certezze riguardano esclusivamente Fiat 500 elettrica, modello per il quale a Mirafiori è in corso la conversione delle linee. E il big Suv Alfa Romeo, invece? Salta anche quello?

JEEP AVANTI TUTTA Nessuna garanzia, infine, nemmeno per Pomigliano d'Arco e Melfi, anche se il marchio Jeep è intoccabile cavallo da tiro Fiat Chrysler, e i cui piano non dovrebbero subire modifiche. Per Jeep, Manley ha anzi anticipato il possibile aumento della produzione, ma in Nord America, non in Italia. In Basilicata il progetto Renegade plug-in e Compass plug-in proseguirà, idem per Panda (anche mild-hybrid) in Campania. Presto conosceremo le reali intenzioni del Gruppo, ma una notizia sembra certa: dei 13 nuovi modelli promessi da qui al 2021, una manciata non vedrà la luce. Sindacati pronti alla mobilitazione, si va verso un'altra primavera di passione.


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