Robot umanoidi

Una moda? Una gara. Anche Toyota inizia a assumere operai robot


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2 mesi fa - Primi tre esemplari nello stabilimento canadese che produce RAV4

Primi tre esemplari nello stabilimento canadese che produce il RAV4. Per fare il lavoro "che nessuno vuole fare". Il dibattito è aperto
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C'è qualcosa di profondamente giapponese, nell'idea di costruire un robot a forma di uomo, per fare i lavori che l'uomo non vuole fare. Toyota, che di giapponese ha tutto tranne la filiale canadese protagonista di questa storia, ha deciso di portare la questione fuori dal laboratorio e direttamente in fabbrica.

Tre esemplari di Digit - il robot umanoide firmato Agility Robotics, nome che già promette bene - sono entrati a tempo pieno nello stabilimento di Woodstock, Ontario, quello che sforna RAV4 per il mercato locale.

Il compito assegnato a Digit è, diciamolo, di quelli che nessun ufficio risorse umane metterebbe nel titolo di un annuncio: trasportare contenitori pieni di componenti dai carrelli automatizzati alla linea di assemblaggio, ricaricare i carrelli con quelli vuoti. Avanti e indietro. Avanti e indietro. Il tipo di mansione che produce sì turnover, ma di quello cervicale.


Il programma è partito a febbraio con sette unità acquistate. Tre sono già operative. Le restanti quattro aspettano, pazienti come solo un robot può essere.

Agility sostiene che liberare i dipendenti da questi compiti li reindirizzi verso ruoli ''a maggior valore aggiunto, dove la loro umanità è maggiormente valorizzata''. Traduzione non malevola: ci sono cose che un essere umano fa meglio di una macchina, e non è spostare scatole per otto ore. Traduzione leggermente più cinica: se il software può fare il lavoro senza riposini, permessi e contributi previdenziali, prima o poi qualcuno farà i conti.

credits: Agility Roboticscredits: Agility Robotics

Toyota e Agility stanno anche sviluppando un modello basato sull'intelligenza artificiale per identificare altre attività ''monotone'' adatte ai robot. Perché accontentarsi di tre Digit, quando puoi mappiare sistematicamente tutto ciò che a nessuno piace fare?

Toyota, come sappiamo, non è sola in questa storia. BMW ha già chiuso un programma pilota a Spartanburg, South Carolina, e ora porta i suoi robot in Germania, allo stabilimento di Lipsia. Stessa filosofia: compiti ripetitivi, poca glamour, nessun candidato entusiasta. Tesla, nel frattempo, ha Optimus - robot di propria concezione, IA inclusa - e sogna di produrne dieci milioni l'anno nella Gigafactory texana. Dieci milioni. Un numero che suona meno come obiettivo produttivo e più come piano di successione della specie.

Robot con AI in fabbrica: c'è anche BMWRobot con AI in fabbrica: c'è anche BMW

Toyota stessa non è esattamente una novità assoluta, nel campo dei non-umani in fabbrica: già nel 2018 usava prototipi robotici per i test di durata su strada dissestata, capaci di affrontare buche a velocità che avrebbero fatto rimpiangere a qualsiasi collaudatore umano il lavoro d'ufficio.

Digit, però, è diverso. Cammina su due gambe, ha le braccia, si muove nello spazio progettato per noi. Non è un braccio robotico bullonato al pavimento: è un collega proprio. Uno molto puntuale, con zero assenteismo e nessuna opinione sul caffè della macchinetta. Che antipatico.

Fonti: CarBuzz, Canadian Metal Working

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Lorenzo Centenari
Lorenzo Centenari
Infaticabile mulo da tastiera, Lorenzo mette al servizio della redazione la sua esperienza nel giornalismo “analogico” (anni di gavetta nei quotidiani locali) e soprattutto la sua visione romantica dell’automobile, mezzo meccanico ma soprattutto strumento di libertà e conquista straordinaria dell’umanità. Il suo forte accento parmigiano è oggetto di affettuosa derisione ogni volta che apre bocca (e anche per questo preferisce scrivere piuttosto che apparire in video). Penna di rara eleganza, ama le coupé, un po’ meno i Suv coupé. Ogni volta che sale a Milano, si perde.

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