La sfida della decarbonizzazione è così titanica che pensare di vincerla con una sola tecnologia - quella dell'elettrificazione - non è sufficiente.
Almeno questa è la visione di BMW che, fedele al suo approccio di neutralità tecnologica, ha messo nero su bianco uno studio che riaccende i riflettori sui biocarburanti.
Il messaggio è chiaro: se vogliamo davvero dare un taglio alla CO2, i Carbon Neutral Fuels (CNF) non sono un'opzione, sono una necessità. Lo studio si concentra in particolare sulla reperibilità delle materie prime per abbandonare i carburanti fossili. E le conclusioni sono ottimiste.

Non solo ''olio delle patatine'': la vera faccia dei CNF
Spesso, quando si parla di biocarburanti, il pensiero corre subito all'olio da cucina esausto (l'UCO). Ma, dati alla mano, l'olio fritto rappresenta appena l'1% del potenziale totale.
La ricerca di Monaco di Baviera sposta l’asticella molto più in alto, analizzando i cosiddetti biocarburanti avanzati derivati da biomasse non alimentari, scarti agricoli e colture intermedie che non rubano spazio alla produzione di cibo.
Nello scenario tracciato da BMW, il grande vantaggio dei cosiddetti CNF (Carbon Neutral Fuels) è che sono ''drop-in''. Significa che li pompiamo nei serbatoi attuali e usiamo le stazioni di servizio che già presidiano il territorio. Niente colonnine da installare, niente modifiche tecniche ai motori.
Altro vantaggio è che i CNF vanno oltre le auto: settori come l'aviazione e il trasporto marittimo non potranno mai elettrificarsi del tutto. Per loro, i carburanti liquidi sintetici sono l'unica via.
Lo studio sottolinea poi come l'Europa abbia abbastanza materie prime ''in casa'' per produrre quantità rilevanti di questi carburanti, riducendo la dipendenza dalle importazioni, a tutto vantaggio dell'indipendenza energetica che l'attuale situazione geopolitica rende particolarmente auspicabile.

La tabella di marcia: verso il 2040
Il cuore dello studio è l'analisi della domanda di carburante per il trasporto stradale nell'UE. E i numeri sono sorprendenti. Secondo BMW, già nel 2030 potremmo coprire tra il 38% e il 55% dell'intero fabbisogno stradale europeo con alternative rinnovabili.
Ma è guardando più lontano che la scommessa si fa interessante. Entro il 2035 la quota di biocarburanti avanzati potrebbe salire fino al 67%.
Entro il 2040, nello scenario più ottimistico (High-scenario), i CNF potrebbero coprire il 107% della domanda totale di carburante per il settore stradale. In pratica, potremmo alimentare l'intero parco circolante europeo e avere ancora margine.
Il punto è uno solo: se la politica introducesse una classe di omologazione specifica per i veicoli alimentati esclusivamente a carburanti neutri (vCNF), il mercato decollerebbe, garantendo la sostenibilità a lungo termine anche per chi non può o non vuole passare alla spina.

Conclusioni: la palla passa alla politica
BMW non sta dicendo che l'elettrico sia la strada sbagliata, ma che non può essere l'unica. Lo studio dimostra quantitativamente che i carburanti rinnovabili sono un pilastro solido, scalabile e, soprattutto, resiliente.
Perché questa visione diventi realtà, però, serve chiarezza normativa. Gli investitori hanno bisogno di certezze e i produttori di una roadmap politica che non penalizzi il motore a pistoni a prescindere da cosa brucia nel cilindro. La tecnologia c'è, la materia prima pure. Adesso serve il coraggio di ammettere che per salvare il clima serve un gioco di squadra, non un solista.
Immagine di copertina generata con A.I.



