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Tesla FSD in Europa: Reuters svela le e-mail che gettano ombre sull’approvazione


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50 minuti fa - Per gli esperti gli studi di Tesla non provano che la FSD salvi vite.

Secondo Reuters, Tesla ha chiesto all’RDW meno controlli sulla FSD e inviato studi che sette ricercatori ritengono insufficienti.
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La FSD di Tesla è davvero in grado di rendere le strade più sicure? È la domanda al centro di una nuova inchiesta di Reuters, che ricostruisce attraverso centinaia di pagine di e-mail i rapporti tra l’azienda di Elon Musk e i regolatori europei. La corrispondenza mostra come Tesla abbia contestato tempi e costi delle verifiche condotte nei Paesi Bassi, mentre sette ricercatori sulla sicurezza stradale interpellati dall’agenzia ritengono che gli studi presentati dalla casa automobilistica statunitense non dimostrino che il sistema riduca gli incidenti mortali. Perché tanta attenzione? Perché la valutazione olandese è cruciale per l’eventuale estensione dell’approvazione all’intera Unione Europea.

Ricordiamo infatti che l’approvazione olandese ha aperto la strada al voto dei 27 Paesi dell’Unione, mentre altri sette Stati hanno concesso un’omologazione nazionale (tra cui Repubblica Ceca, Belgio, Danimarca, Estonia, Croazia, Slovenia e Lituania). Per passare, Tesla ha bisogno del sostegno di almeno il 55% degli Stati, che rappresentino il 65% della popolazione. Il voto era atteso il 6 ottobre, ma la riunione del comitato tecnico è slittata (forse) a fine anno.

Le e-mail con l’RDW

Dalla corrispondenza emerge che il regolatore olandese RDW avrebbe ammorbidito alcuni passaggi della valutazione dopo le pressioni di Tesla, che chiedeva di concordare in anticipo tempi e modalità dei test. Nel novembre 2024, un rappresentante dell’azienda definì il progetto «fondamentale» per i vertici. La tensione aumentò nell’aprile 2025, quando Tesla contestò una fattura da 365.000 euro per cinque mesi di lavoro, arrivando a minacciare di non pagarla. Una settimana dopo, l’RDW si dichiarò disponibile a ridurre il lavoro richiesto. In un’altra e-mail, il regolatore parlò di «obiettivi condivisi» con Tesla.

L’RDW respinge però l’idea di aver favorito il costruttore e afferma di valutare i sistemi di assistenza alla guida di tutte le aziende in modo «oggettivo e indipendente». Secondo il regolatore, il confronto con i produttori durante le verifiche è una pratica normale. Nonostante le interlocuzioni con Tesla, l’ente ha raccomandato l’approvazione europea del sistema FSD, ritenendo che, se utilizzato correttamente, possa contribuire a migliorare la sicurezza stradale.

Gli studi sulla sicurezza che non reggono

Le principali perplessità riguardano lo studio europeo presentato da Tesla per sostenere la sicurezza della FSD. La ricerca confronta il comportamento delle auto guidate da collaudatori professionisti con quello delle vetture utilizzate dai clienti con il sistema attivo. I chilometri percorsi, però, sono insufficienti per ricavare dati attendibili sugli incidenti. Tesla si affida quindi a indicatori indiretti, come l'uso del clacson e delle frecce, le accelerazioni improvvise e le frenate brusche. I sette ricercatori che hanno esaminato lo studio mettono in dubbio l'affidabilità di alcuni di questi parametri e contestano anche la scelta di utilizzare collaudatori esperti come termine di confronto. La conclusione è che i dati presentati non bastano a dimostrare che la FSD sia in grado di prevenire gli incidenti mortali.

Lo stesso studio precisa che i risultati non possono essere interpretati come una prova di un rapporto di causa ed effetto. Eppure, sui social Tesla ed Elon Musk li utilizzano per sostenere che il sistema possa salvare vite umane. Dopo le critiche della Francia, Musk ha affermato che ritardare l'approvazione della FSD costerà vite. Una conclusione che, secondo Marco Benedetti dell'Università del Michigan, non è giustificata dalle evidenze disponibili. Quando si arriva ad affermare che il sistema salva vite senza prove sufficienti a dimostrarlo, ha osservato il ricercatore, il ragionamento «diventa insensato».

A proposito di percezione mediatica delle vicende, Reuters ricostruisce anche una campagna sui social, con account vicini a Tesla che invitano i clienti a scrivere ai regolatori, arrivati in Svezia e Norvegia. L’ingegnere capo dell’ente norvegese, Stein-Helge Mundal, ha risposto così: «Non approviamo i sistemi perché sono popolari e non li respingiamo perché sono controversi».

 

FONTE: Reuters

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Daniele Di Geronimo
Daniele Di Geronimo
Dimmi che auto guidi e ti dirò chi sei. Che sia per scelta, esigenza o nessuna delle due, l’auto racconta molto delle persone. Non solo di chi ne fa un manifesto del proprio stile di vita. Daniele scrive di automobili perché raccontano molto del tempo in cui vengono pensate, prodotte e commercializzate. Cambiano forma, alimentazione e nome, ma continuano a dire qualcosa su chi le compra (e chi no). Giornalista pubblicista, racconta il mondo dell’auto cercando di capire cosa comunica davvero, oltre ai CV e ai consumi.

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