È una di quelle creazioni, la Lincoln Continental Mark IV Bugazzi, che ti fanno capire quanto fossero strani gli anni ’70.
Non per le cromature, non per la vernice perlata, non per il frontale da Rolls-Royce in cosplay. No, il vero colpo di genio - o di piccone - sono gli interni in granito massiccio.

Sì, granito vero. Non effetto pietra, non vinile stampato, non “texture minerale”: blocchi autentici, scolpiti e montati su tunnel centrale, pannelli porta e console posteriore. Una scelta che trasforma ogni frenata in un test di fiducia e ogni curva in un corso accelerato di geologia applicata.

Il resto dell’auto, per quanto teatrale, passa in secondo piano. Perché quando apri la porta e ti trovi davanti un salotto vintage arredato da un marmista di Beverly Hills (la pietrificazione fu opera della Hollywood Coach Builders), il cervello smette di registrare tutto il resto.

Sotto il cofano c’è un V8 da 460 pollici cubici (pardon: 7.500 centrimetri cubici) che probabilmente non aveva firmato per trainare un appartamento in pietra naturale, ma ormai è tardi per protestare: l’auto va all’asta a marzo da Mecum Auctions e qualcuno la comprerà, stanne certo.
A spiegare ai vicini perché nel vialetto c’è una Lincoln che pesa come un mausoleo e scintilla come un piano cucina di alta gamma, quel qualcuno ci penserà poi.
Infaticabile mulo da tastiera, Lorenzo mette al servizio della redazione la sua esperienza nel giornalismo “analogico” (anni di gavetta nei quotidiani locali) e soprattutto la sua visione romantica dell’automobile, mezzo meccanico ma soprattutto strumento di libertà e conquista straordinaria dell’umanità. Il suo forte accento parmigiano è oggetto di affettuosa derisione ogni volta che apre bocca (e anche per questo preferisce scrivere piuttosto che apparire in video). Penna di rara eleganza, ama le coupé, un po’ meno i Suv coupé. Ogni volta che sale a Milano, si perde.











