Non è nuova, BYD, alle campagne che fanno alzare più di un sopracciglio, e anche stavolta non si smentisce.
Per raccontare la sua tecnologia DM‑i Super Hybrid, il marchio cinese decide di aprire le porte… di un museo. Non uno qualsiasi: quello delle tecnologie finite nel dimenticatoio. Tra floppy disk, autoradio estraibili e TV a tubo catodico, spunta anche lui, il vecchio plug‑in tradizionale, trattato come un reperto paleolitico.
Il messaggio è sottile come un martello pneumatico: l’evoluzione non aspetta nessuno. E secondo BYD, l’ibrido “alla spina” come lo conosciamo è già roba da teca di vetro.
Al suo posto, ecco il DM‑i, sistema che promette trazione elettrica costante, batteria che “non va mai a zero” e fino a 1.500 km di autonomia senza ansia da ricarica. In pratica, due auto in una: elettrica in città, termica quando serve.
Lo spot, creato su misura per la settimana più musicale d’Italia, punta a parlare non solo agli automobilisti, ma a chiunque abbia mai sostituito un floppy con una chiavetta USB.

E mentre scorrono le immagini, BYD ricorda che la famiglia DM‑i cresce: dopo il SUV Seal U DM-i, anche il city crossover Atto 2 DM-i e la berlina/wagon Seal 6 DM-i sono già pronte a colonizzare l'Italia, l'Europa, l'Occidente, in formato ''hybrid 4.0''.
Provocatorio? Sì. Efficace? Probabile. Di certo, BYD continua a divertirsi a riscrivere le regole della comunicazione automotive. E a mettere qualche competitor davanti allo specchio del tempo.




